JACK LONDON.
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UN FIGLIO DEL SOLE.
Racconti.
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Titolo originale: A Son of the Sun. 1912.
1961. Casa Editrice Bietti, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Questo romanzo, scritto nel 1912. fa parte di un gruppo di romanzi d'avventura firmati dallo scrittore americano nei quali vengono narrate le scorribande del "lupo di mare" David Grief.
David Grief  un ricco avventuriero con gli occhi azzurri e la pelle abbronzata. Come Jack London approda sugli atolli che circondano lagune di cristallo veleggiando sopra golette che sfiorano le scogliere coralline e navi a vapore che sfidano bufere equatoriali. Incontra indigeni simili a semidei e pirati mezzi diavoli e mezze bestie, in un mondo da leggenda dominato dalle emozioni e dall'avventura, dove il denaro viene sperperato con una partita a carte o conquistato a caro prezzo. Durante le sue scorribande sui Mari del Sud conosce e redime alcolisti cronici e canaglie, ricchi rampolli viziati e truffatori, re indigeni obesi e sottomessi, capi cannibali scheletrici e collerici. Malgrado tutto,  questo il vero Eden perduto, dove si vive ancora la vita vera, che va affrontata come un rischio da correre per il semplice gusto del rischio.
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L'AUTORE.
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Jack London (San Francisco, 12 gennaio 1876, Glen Ellen, 22 novembre 1916),  stato uno scrittore, giornalista e drammaturgo statunitense, noto per romanzi come Il richiamo della foresta, Martin Eden, Zanna Bianca, Il tallone di ferro, Il vagabondo delle stelle, ecc.
Figlio naturale di un astrologo ambulante irlandese, e di Flora Wellman figlia di un ricco inventore dell'Ohio, fu abbandonato dal padre anche perch otto mesi dopo la sua nascita la madre si rispos con John London, contadino vedovo con due figli. Jack venne cresciuto dalla madre e dal padre adottivo. 
La sua vita fu caratterizzata da attivit e interessi personali diversi, coerenti con uno stile di vita vagabondo: fece lo strillone di giornali, il pescatore clandestino di ostriche, il lavandaio, il cacciatore di foche, il corrispondente di guerra (guerra russo-giapponese), l'agente di assicurazioni, il pugile, il coltivatore e il cercatore d'oro, prima di realizzarsi, dopo innumerevoli tentativi, come scrittore di successo.
London ader al socialismo sulle idee di Karl Marx, battendosi in difesa delle fasce deboli della societ.
Ventunenne, London venne a conoscenza della scoperta di ricchi giacimenti d'oro nel Klondike, sul confine fra Canada e Alaska, e con il marito di sua sorella salp per unirsi alla Klondike Gold Rush "Corsa all'oro", che aveva il suo centro a Dawson City, dove incapp in avventure e disavventure d'ogni tipo, spesso tragiche e crudeli, che sarebbero state fonti ispiratrici di molti suoi scritti.
Il 22 novembre 1916 venne ritrovato cadavere in un Cottage nella residenza di Fonte Nuova, precisamente in casa Bondi, probabilmente a causa di un'overdose di antidolorifici. Aveva solo 40 anni. Pur essendo stato sempre un uomo robusto, nell'arco della sua travagliata esistenza era stato colpito da gravi malattie tra cui lo scorbuto, contratto nel Klondike e da infezioni tropicali durante gli avventurosi viaggi. Soffriva inoltre di insufficienza renale, ma nonostante tutti questi acciacchi non smise mai di lavorare. Va ricordato inoltre che al momento della sua morte l'alcolismo era in fase avanzata e per alleviare le sofferenze assumeva molti antidolorifici, tra cui morfina ed oppio, sostanze allora liberamente vendute in farmacia.
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UN FIGLIO DEL SOLE.
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Indice dei racconti.
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UN FIGLIO DEL SOLE.
L'AVVENTURA DEL BEVITORE ALOISIO PANKBURN.
I DIAVOLI DI FUATINO.
I MOTTEGGIATORI DI NEW GIBBON.
UN CONTICINO DA REGOLARE CON SWITHIN HALL.
UNA NOTTE A GOBOTO.
PENNE DI SOLE.
LE PERLE DI PARLAY.
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Fine Indice.
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UN FIGLIO DEL SOLE.
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Capitolo 1.
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Il battello Willi-Waw era ancorato tra la scogliera
a riva e l'altra pi al largo. Da quest'ultima
giungeva il sommesso mormorio della risacca; mentre
lo specchio dell'acqua pi vicino alla riva, al riparo
di circa un centinaio di metri dalla sabbia corallina,
aveva la trasparenza del vetro.
Nel breve interspazio fra le due scogliere, la Willi-Waw
galleggiava a fior d'acqua facendo oscillare la
catena d'ammarraggio, gi per cento buoni piedi. I
lenti serpeggiamenti della rugginosa catena, formavano
spire e spire come di serpe sino a raggiungere
l'ancora immota.
Grandi merluzzi bruni e screziati giocavano cautamente
tra i coralli. Altri pesci, grotteschi di forma e
di colore, se ne stavano immoti, anche quando un
pescecane appariva pigramente obbligando solamente
i merluzzi a rintanarsi negli antri scuri.
Sul ponte, c'erano dei negri intenti a lavorare intorno
al parapetto di legno in un modo talmente goffo
da richiamare gli atteggiamenti della scimmia, ma
d'un tipo pi sviluppato quale doveva essere stato
preistoricamente. I loro occhi avevano difatti l'espressione
caratteristica di questi animali e cos il
loro viso, tranne il corpo, per, nudo e lucente, privo
di peli a differenza di quello della scimmia. Alle
orecchie portavano piccole pipe di argilla, anelli di
tartaruga, grossissime scheggie di legno, sottili chiodi
arrugginiti, cartuccie vuote di carabina. Nessuno dei
buchi che traforavano le loro orecchie era minore
di larghezza del calibro di una Winchester; taluni,
difatti, avevano il diametro addirittura di un pollice
ed ogni orecchia aveva in media da tre a sei buchi.
Spine, stiletti e bacchette appuntite di osso levigato
pendevano dalle loro narici. Al petto d'uno era sospesa
una maniglia tonda di porta, al petto d'un
altro il manico d'una tazza di porcellana, al petto
d'un terzo la ruota dentata d'una sveglia. Chiacchieravano
tutti insieme con curiose intonazioni gutturali,
e tutti insieme non facevano pi lavoro di quanto
ne avrebbe fatto un solo marinaio bianco.
A poppa, sotto una tenda, v'erano due uomini bianchi,
vestiti con una camiciola ordinaria e con i lombi
avvolti in una fascia; alla vita poi portavano una
cintura da cui pendevano la rivoltella e la borsa del
tabacco. Il sudore, sulla loro pelle, in goccioline minute,
si fondeva qua e l in sottili rigagnoli e colava
sul ponte infocato svaporando quasi subito.
Quello dei due uomini che aveva gli occhi neri,
si passava ogni tanto sulla fronte la mano, masticando
delle solenni maledizioni. Tediato, guardava la scogliera
pi discosta dalla riva e la cima delle palme lungo la spiaggia.
- Sono le otto e il calore aumenter sempre pi
sino a mezzogiorno. Bisognerebbe che Dio ci mandasse
un po' di brezza, altrimenti non si partir pi di qui.
L'altro, un tipo di tedesco slanciato, sui venticinque,
dalla fronte spaziosa di intelligente e dal mento irregolare
di degenerato, non si diede la briga di rispondere,
trovandosi occupato a versare polvere di chinino
dentro una cartina da sigarette. Arrotolata che ebbe
la polvere della droga, cacci la pillola in bocca e l'inghiott senz'acqua.
- Potessi avere un po' di whiskey - gemette il
primo uomo dopo un intervallo di silenzio. L'altro
non rispose e dopo qualche tempo, senza alcun nesso, disse:
- Sono sfinito dalla febbre, Vi debbo lasciare,
Griffiths, allorch arriveremo a Sydney. Basta coi
tropici. Avrei dovuto esser meglio informato prima
di firmare il contratto con voi.
- Non siete stato un buon pilota, - rispose Griffiths,
in tono estenuato per l'eccessivo caldo. - Quando
seppero alla spiaggia di Guvutu che vi eravate
imbarcato con me, tutti risero. Che, Jacobsen! -
dicevano - Non potrete nascondere una piccola dose
di gin di marca o di acido solforico senza che egli
la scovi al fiuto. Ed avete proprio operato secondo
la fama, prosciugando le mie provviste di quindici
giorni ed ora sono rimasto senza nulla da bere.
- Se aveste una febbre violenta come la mia, allora
lo capireste - rispose lamentandosi il pilota.
- Io non lo nego - continu Griffiths. - Solamente,
prego il buon Dio affinch mi mandi qualcosa
da bere, o un soffio di vento, o altro del genere,
perch sento che sar attaccato da una nuova febbre domani stesso.
Il pilota gli porse allora il chinino, dopo averne
preparata una dose di cinquanta grani che Griffiths inghiott asciutta.
- Dio, Dio! - sospir; - sogno una terra in qualunque
posto in cui non vi sia pi bisogno di chinino.
Maledetta droga! Ne ho ingoiata a tonnellate in vita mia!
Nuovamente guard verso il largo per osservare
se le solite nuvole apportatrici di vento apparissero.
Ma non ve n'era traccia; e il sole tuttora basso nella
sua ascesa, infocava la volta celeste come un braciere,
dando persino l'impressione di vederne e sentirne il
fuoco. Anche Griffiths cercava invano sollievo guardando
verso la spiaggia, cos abbagliante da dare
alle sue pupille una molestissima sensazione di bruciore.
I palmizi immobili s'inquadravano uniformi
sul verde sfondo arsiccio della fitta giungla, formando
un paesaggio che sembrava di cartone. I ragazzi negri,
che giocavano nudi fra il luccichio della sabbia
e del sole, irritavano l'uomo soffocato dal calore tropicale
e ne aumentavano le sofferenze; ed egli provava
un certo sollievo quando l'uno o l'altro di essi
inciampava nel correre, andando a cadere disteso nella calda onda marina.
Un'esclamazione dei negri che si trovavano davanti
ai due bianchi attir l'attenzione di questi dalla parte
del mare. Intorno alla vicina punta di terra, alla
distanza d'un quarto di miglio, rasente la scogliera
una nera piroga spuntava all'orizzonte.
- Uomini della trib dei Gooma, della baia vicina, -
sentenzi il comandante in seconda.
Uno dei negri venne a poppa camminando a piedi
nudi sopra coperta con suprema indifferenza per il
suolo ardente. Anche questo particolare urt Griffiths,
che chiuse gli occhi, dapprima, per spalancarli subito dopo.
- Il padrone bianco arriva con gente della trib dei Gooma, - disse il negro.
Entrambi gli uomini furono in piedi, per fissare la
piroga. A poppa, potevasi scorgere l'inequivocabile
cappello d'un uomo bianco. L'allarme si dipinse sul
viso del comandante in seconda.
-  Grief, - disse.
Griffiths guard a lungo, poi scagli una violenta esclamazione.
- Che vuole mai da queste parti? - chiese esasperato
al secondo, al greve mare e al cielo, alla spietata
vampa solare e a tutto l'universo infocato e implacabile
da cui dipendeva la sua sorte.
Il comandante in seconda cominci a sghignazzare.
- Ve l'avevo detto che non sarebbe partito col debito, - disse.
Ma Griffiths non l'ascoltava.
- Con tutto il suo danaro, venirmi tra i piedi come
un esattore! - cos esclamava Griffiths, in un indicibile
sfogo d'indignazione. - Carico di danaro, rimpinzato
di danaro; so inoltre di positivo che ha venduto
le sue piantagioni d'Yringa per trecentomila
sterline. Me lo disse Bell l'ultima volta che fummo
ubbriachi insieme a Guvutu. Possiede milioni e milioni
e insegue me per un'inezia che non gli basterebbe
neppure per accendere la pipa. - Poi invest
il secondo, dicendogli: - Voi me l'avevate detto.
Vediamo se vi sentite ora di sostenere la situazione
con Grief, il quale viene proprio per questa misera
inezia. Anzi, come accadde che si parl di Grief?
- Vi dicevo che non lo conoscevate troppo bene
per potervi lusingare di lasciare le isole Solomons
senza pagarlo. Quel Grief  un diavolo, ma  franco.
Io lo conosco. Vi dissi ch' capace di buttar via migliaia
di lire per uno scherzo, e di lottare per un paio
di lire come uno spilorcio per una latta arrugginita;
io ne so qualcosa. Non sapete che regal la sua nave
Balakula alla Missione del Queesland quando perdette
la propria Stella Vespertina sulla costa di
San Cristobal? Cos, come se la Balakula costasse
quaranta centesimi invece di trecentomila lire come
costa davvero! Ma, per contro diede un sacco di botte
a Strothers, da metterlo a letto per quindici giorni,
per una differenza di conto di due sterline e dieci
scellini; e perch inoltre Strothers aveva tentato di
ottenere la sgorbia per sopramercato?
- Dio mi accechi subito! - esclam Griffiths in
un impeto di rabbia impotente.
Il comandante continu la narrazione.
- Vi dico io che per metterlo nel sacco ci vuole
una pellaccia come la sua; finora non ne conosco
neppur una alle isole Solomons. Gente come voi e
me, non sono in grado di fargliela. Tutto sommato,
noi non la spuntiamo. Voi avete in disparte ben pi
di milleduecento; pagatelo e che la sia finita.
- Io lo metto nel sacco, - mormor Griffiths,
rivolgendosi pi a se stesso e all'infocata sfera solare
che al proprio compagno. Si volt come per andarsene,
ma poi ristette e disse a Jacobsen: - Sentite, Grief
non rimarr qui che un quarto d'ora. Siete con me?
Volete assistermi?
- Certo, vi assister. Non ho io bevuto tutto il
vostro whiskey? Che cosa progettate di fare?
- Non lo ammazzer, se potr evitarlo. Ma per
pagare, non pago; assolutamente.
Jacobsen scroll le spalle in tono di tranquilla rassegnazione
al proprio destino e Griffiths si avvi
verso la sala per scendere sul ponte di poppa.
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Capitolo 2.
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Jacobsen stette a guardare la piroga che traversava
la bassa scogliera e giungeva sino all'imbocco della
rada. Griffiths, con il pollice e l'indice macchiati di
inchiostro, ritorn sopra coperta. Quindici minuti
dopo, la canoa era giunta. L'uomo bianco dal cappello
si alz.
- Evviva, Griffiths! - diss'egli. - Evviva, Jacobsen! -
Con la mano sul parapetto, si rivolse alla
sua fosca ciurma, gridando: - Voialtri, ragazzi, rimanete
tutti quanti sulla piroga.
Poi, balzando sopra il parapetto e avanzandosi
sopra coperta, mostr un' agilit felina, sebbene il
suo corpo fosse pesante. Al pari degli altri due, era
vestito sommariamente. Portava la camiciola ordinaria
e la bianca tunica succinta. Possedeva buoni
muscoli, senza per questo apparire tozzo o pesante.
Anzi, i suoi muscoli mostravano una giusta rotondit
e ad ogni momento si profilavano sotto la liscia pelle
abbronzata. Il sole dei torridi climi aveva pure imbrunito
il suo viso come quello d'uno spagnuolo; i baffi
giallognoli nel mezzo del viso abbronzato facevano
un'impressione un po' strana; ma il chiaro celeste dei
suoi occhi produceva addirittura un senso di stupefazione.
Si stentava a persuadersi che la carnagione
di quest'uomo dovesse un tempo essere stata bianca.
- Donde diavolo cascate gi? - gli chiese Griffiths
mentre si stringevano la mano. - Vi credevo
lass, a Santa Cruz.
- Ci sono stato, - rispose il nuovo venuto. - Ma
abbiamo avuto una traversata rapida. Il Meraviglia
 appunto qua nella baia di Gooma, in attesa
del vento favorevole. Alcuni selvaggi mi segnalarono
la presenza di questa tartana ed io sono venuto a
curiosare. Come va?
- Non c' un gran che di nuovo. Le capanne per
le noci di cocco sono quasi tutte vuote; e le noci di
avorio non ammontano neppure a una mezza dozzina
di tonnellate. Le donne sono sfinite dalla febbre e
gli uomini non possono ricacciarle nelle paludi; 
tutta una massa di gente malata. Vorrei offrirvi da
bere, ma il mio comandante in seconda ha esaurito
la mia ultima bottiglia. Volesse il Cielo concederci
un po' di vento!
Grief, che stava scrutando con ardita noncuranza
or l'uno or l'altro, rise.
- Ed io mi rallegro di questa calma, che mi ha
permesso di venirvi a vedere. Il mio carico eccessivo
ha portato a galla questo conticino ed io ve l'ho
portato.
Il comandante in seconda si appart con discrezione,
lasciando il proprio capitano alle prese con
quell'imbroglio.
- Quanto mi spiace, Grief, ma quanto, di dovervi
dire che non ho mezzi. Dovreste proprio darmi ancora
un po' di respiro.
Grief si appoggi alla scala, con un'espressione di
sorpresa e di pena.
-  una gran vergogna, - esclam con tono convinto,
- che la gente impari a mentire cos qui, alle
isole Solomons. Non c' addirittura sincerit. Vedete
un po' il Capitano Jensen; avrei giurato sulla sua
franchezza; non sono che cinque giorni ch'ebbe a
riferirmi... volete sapere che cosa?
Griffiths si morse le labbra.
- Continuate.
- Ecco, mi disse che avevate liquidato tutto, fatto
fagotto e stavate per andare nelle Nuove Ebridi.
-  un dannato mentitore! - grid Griffiths
eccitato.
Grief assent.
- Pare anche a me. Ebbe persino la sfrontatezza
di confermarmi che aveva acquistate due delle vostre
stazioni e cio Mauri e Kahula. Disse anche di avervi
pagato mille e settecento sovrane d'oro, per il deposito,
l'avviamento, i crediti, e cos via.
Gli occhi di Griffiths si rimpicciolivano lampeggiando
e Grief notava tutto questo.
- E Parsons, il vostro amministratore a Hickimavi,
mi rifer che la Compagnia Fulcrum aveva acquistato
la vostra stazione di quella localit. Ora, quale scopo
avrebbe avuto di mentire?
Griffiths, sovreccitato dal sole e dal disagio fisico,
esplose. Tutta l'amarezza dell'animo si dipinse nel suo
viso e gli contorse la bocca in una smorfia.
- Sentite, Grief, a che giova giocare con me in
questo modo? - rispose grugnendo. - Voi sapete,
ed io so che voi sapete; facciamola finita; ho veramente
liquidato, e sto per andar via; e voi, che cosa
volete?
Grief scroll le spalle, senza che sul suo viso trasparisse
alcuna risoluzione. La sua espressione era
quella d'un uomo che si trova nell'imbarazzo.
- Qui non c' legge, - insist Griffiths, cercando
di guadagnar terreno. - Tulagi  distante centocinquanta
miglia. Ho il mio bravo certificato di regolare
rilascio e mi trovo nel mio bastimento; nulla mi pu
impedire di salpare e voi non avete il diritto di trattenermi
per quella bazzecola che vi devo; e per Dio!
non mi potete fermare; mettetevelo bene in mente.
L'aspetto di penosa sorpresa si accentuava sul viso
di Grief.
Voi volete dire, Griffiths, che intendete derubarmi
di quelle milleduecento...
- Proprio cos stanno le cose, caro signore; e le
parole grosse non gioveranno proprio a nulla; ecco
il vento favorevole che arriva in buon punto. Farete
bene a ritornare a bordo prima ch'io levi l'ancora,
altrimenti vi rovescier la canoa.
- Ma s, Griffiths, avete quasi ragione. Non posso
fermarvi, - riprese Grief mentre rovistava con le dita
nel taschino della cintura; poi ne trasse una carta
gualcita, che era un documento.
- Ma pu darsi - disse - che questo vi possa
fermare.  qualcosa di pi persuasivo anche per voi.
- Che sarebbe?
- Un ordine dell'Ammiragliato. Il vostro tragitto
alle Nuove Ebridi non vi salva. Ovunque pu essere
eseguito.
Griffiths esit e riflett, dopo aver dato un'attenta
occhiata al documento. Con le ciglia aggrottate, ponder
la nuova fase della situazione; poi, ad un tratto,
rialzando il capo, mostr in viso la pi serena franchezza.
- Siete stato pi accorto di quello ch'io credevo,
caro amico, - disse. - Mi avete messo nel sacco veramente
bene. Ci voleva altra scaltrezza per tentare di
battere voi. Jacobsen mi disse appunto ch'io non ero
uomo in grado di farlo, ma io non l'ascoltai. Ha
avuto ragione lui ed anche voi. Ho nella mia cabina
il danaro. Venite gi e regoliamo il conto.
Si avvi per discendere, poi si trasse in disparte
per lasciarsi precedere dal visitatore, guardando verso
il mare, nel punto in cui il soffio del vento agitava
le onde.
- Braccia a corto, - disse al comandante in seconda.
- Issate le vele e tenetevi pronto a salpare.
Quando Grief si sedette sull'orlo della cuccia del
secondo, in faccia al debole tavolato, not il calcio
d'un revolver che sporgeva dal cuscino. Sul tavolo
mobile, sospeso su cardini alla parete di legno, c'erano
penna, calamaio e un logoro registro di bordo.
- Me ne importa ben poco di cadere in un infame
tranello - disse Griffiths. - Sono stato troppo tempo
nei tropici e sono un uomo malato; ma molto malato.
Il whiskey, il sole, la febbre mi hanno persino guastato
moralmente. Non c' nulla di abbastanza basso
e infame, per me, e capisco benissimo come i negri
si mangino l'un l'altro, e vadano a caccia di teste ed
altre cose ancora. Sarei capace anch'io di farlo; per
esempio, mi sembra un'innocua birbonata anche quella
di aver tentato di sottrarvi questa piccola somma.
Sarei stato tanto lieto di potervi offrire qualcosa da
bere.
Grief non diede risposta, mentre l'altro tentava di
aprire la serratura d'un grande forziere dentato. Da
sopra coperta intanto giungevano voci stridule e il
cigolo e il fruscio di attrezzamenti pesanti, mentre la
nera ciurma issava la vela maggiore e il trinchetto.
Grief, distratto, osservava una grossa blatta che strisciava
sopra la sudicia vernice. Griffiths, con una
esclamazione di dispetto, port il forziere alla scaletta
per aprirlo alla luce. L, ai suoi piedi, mentre si curvava
sul forziere, volgendo le spalle al visitatore,
afferr d'un tratto il fucile, appoggiato accanto alla
scala, e nello stesso istante si volt:
- Ora, fermo con ogni muscolo, - ordin.
Grief sorrise, inarc le sopracciglia assumendo un
aspetto beffardo e obbed. La sua mano sinistra era
posata sulla cuccia e la destra, sul tavolo. Il revolver
pendeva dal suo femore destro, in piena vista. Ma la
sua attenzione era rivolta a quell'altro revolver, sotto
il cuscino.
- Ors! - sghignazz Griffiths. - Avete ipnotizzato
tutti, alle Solomons; ma con me, dovete permettermi
di dirvi che non siete riuscito. Adesso vi
butto fuori della mia nave, assieme al vostro ordine
dell'Ammiragliato. Ma prima dovete fare una cosa. Alzate
quel registro.
L'altro guard il registro con curiosit, ma non
si mosse.
- Vi dico che sono un uomo malato, Grief; e vi
sparer con la stessa facilit con cui schiaccerei una
blatta. Vi dico di sollevare quel registro.
Aveva proprio l'aspetto malato; il viso emaciato
mostrava tutta l'ira che lo agitava convulsalmente.
Grief sollev il registro e lo pose in disparte.
Sotto v'era un foglio scritto.
- Leggetelo, - ordin Griffiths; - leggetelo ad
alta voce.
Grief obbed; ma mentre leggeva, le sue dita
cominciarono a strisciare lentissimamente in direzione
del calcio dell'arma sporgente dal cuscino.
Sulla tartana Willi-Waw, Baia di Bombi, Isola
di Anna, Isole Solomons, - lesse Grief. - Tutti
sappiano con la presente che firmo questo documento
e cancello in pieno, per il valore debitamente
ricevuto, tutti i debiti di qualsiasi specie a
me dovuti da Harrison J. Griffiths, che mi ha oggi
stesso pagato milleduecento sterline.
- Con quella ricevuta nelle mie mani, - ghign
Griffiths, - il vostro ordine dell'Ammiragliato non
vale la carta su cui  scritto. Firmate.
- Non giova, Griffiths, - disse Grief. - Un documento
firmato coattivamente non ha valore di fronte
alla legge.
- E allora, che cosa avete in contrario per firmarlo?
- Oh, niente affatto; soltanto, potrei risparmiarvi
delle noie se non lo firmassi.
Le dita di Grief avevano raggiunto il revolver; e,
discorrendo, la sua mano destra giocava con la penna
mentre la sua sinistra cominci piano e impercettibilmente
a tirare l'arma dal proprio lato. Quando infine
la mano si chiuse sull'arma, il secondo dito si
pose sul grilletto e si sent incuriosito di sapere quale
fortuna potrebbe avere facendo scattare il grilletto
con la sinistra.
- Non considerate il punto di vista mio, - riprese
con tono canzonatorio Griffiths. - Inoltre pensate
che Jacobsen certificher di avermi visto versare la
somma. Ora firmate, firmate senza abbreviazione, in
basso, Davide Grief, e metteteci la data.
Da sopra coperta si udivano garrire le scotte e urtare
i terzaruoli contro le vele. Nella cabina si poteva
sentire la Willi-Waw sbandare, oscillare al vento
e raddrizzarsi. Davide Grief esitava ancora. Davanti,
giungeva il cigolio intermittente delle scotte della
vela maestra, spinte sulle puleggie. La piccola nave
virava e, attraverso le pareti della cabina, udivasi il
gorgoglio e il frusciare dell'acqua.
- Decidetevi! - grid Griffiths. - L'ancora 
tolta.
La bocca del fucile, distante quattro piedi, era puntata
direttamente su di lui, quando Grief risolse di
agire. Il fucile tentenn mentre Griffiths teneva l'equilibrio
agli incerti soffi delle prime ventate. Grief ne
approfitt, fece l'atto di voler firmare la carta; e
nel medesimo istante, con mossa felina, scatt in una
fulminea, intricata azione. Nel chinare il capo e portare
innanzi il proprio corpo, la sua mano sinistra
apparve da sotto il tavolo e l'unico, rigido scatto del
grilletto automatico fu cos ben calcolato da scaricare
la cartuccia nello stesso tempo che apparve la bocca
dell'arma. Griffiths non esit un istante. La bocca della
sua arma s'inchin verso il corpo curvato: fucile
e revolver spararono ad un tempo.
Grief sent nella pelle di una spalla il bruciore di
una pallottola e cap che il suo tiro era fallito. Si
lanci su Griffiths prima che partisse il secondo colpo
e, con un attacco in basso, inchiod le sue braccia al
corpo. Spinse la bocca del revolver, che impugnava
colla sinistra, molto addentro all'addome dell'avversario,
e stava per premere il grilletto sotto l'eccesso
dell'ira, quando la ragione subentr all'istinto. Dal
boccaporto giungevano le grida indignate dei Gooma
nella sua canoa.
Tutto avveniva nello spazio di pochi secondi. Non
ristette un attimo a pensare. Prese Griffiths, lo sollev
nelle robuste braccia e lo port su per i ripidi gradini
con una agilit fantastica. Sbuc dalla scala nell'abbagliante
sfolgorio del sole. Un negro, alla ruota,
digrignava i denti, e il Willi-Waw veleggiava gi
spumando e distanziando la canoa. Grief volse la
testa. Dal mezzo della nave, col revolver in pugno, il
comandante in seconda si lanciava verso di lui. Con
due salti, sempre tenendo l'inerme Griffiths, Grief
balz al parapetto, sul bordo.
Entrambi gli uomini erano avvinghiati insieme
quando caddero nelle acque; ma Grief, con rapida
spinta delle ginocchia contro il petto dell'altro, si
liber dalla stretta, e appoggiandosi coi due piedi
sulla spalla di Griffiths, lo spinse gi in fondo alle
acque, tirandosi, nello stesso tempo, alla superficie.
La sua testa non era ancora riapparsa nel riflesso
solare alla superficie dell'acqua che due violenti spruzzi
d'acqua in rapida successione e distanti nemmeno
mezzo metro dalla sua testa, avvertivano che Jacobsen
sapeva come maneggiare un revolver. Il terzo
colpo fu impedito da Grief che sentendo i polmoni
provvisti d'aria, si tuff sott'acqua e vi rimase nuotando
finch non vide sulla sua testa la piroga e il
gorgoglio dei suoi remi.
Quando vi s'arrampic il Willi-Waw virava di
bordo in direzione del vento.
- In acqua, in acqua! - grid Grief ai suoi uomini.
- Alla spiaggia; presto!
E senza titubanza, volt le spalle alla battaglia per
riparare nella giungla. Il Willi-Waw, costretto a
mutar rotta per salvare il proprio capitano, diede
tempo a Grief di impartire nuovi ordini. La piroga,
inclinata, batt violentemente sulla spiaggia, in pieno
funzionamento dei remi, dopo di che i Gooma balzarono
fuori per correre a ripararsi dietro gli alberi;
ma prima di giungervi, per ben tre volte la sabbia
balz a sbuffo sulle loro teste; poi penetrarono salvi
nella verde giungla.
Grief pot intanto osservare il Willi-Waw che
alava e, inoltrandosi nel passaggio, spiegava le vele
dirigendosi a sud col vento in poppa; ma sul punto
di uscir di vista, girando il promontorio, pot vedere
la coffa squarciata. Uno dei Gooma, un negro, sulla
cinquantina, dall'aspetto ripugnante per le deturpazioni
cagionategli da malattie della pelle e da antiche
ferite, lo guard in viso e sghignazz, commentando:
- In fede mia, quel capitano  stato ben rude con voi.
Grief rise e, attraverso la sabbia, riprese il cammino verso la propria canoa.
...
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Capitolo 3.
...
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Nessuno sapeva alle Solomons quanti milioni possedesse
Davide Grief, giacch i suoi possessi e le sue
imprese erano sparsi ovunque nel grande Pacifico
del Sud. Da Samoa alla Nuova Guinea e persino al
Nord dell'Equatore, c'erano ovunque sue piantagioni.
Possedeva anche delle concessioni per la pesca di
perle nel Paumotus. Per quanto il suo nome non
apparisse, in realt egli agiva per la societ germanica
che cominciava nelle Marquesas francesi. Le sue
stazioni commerciali erano fiorenti in tutti i gruppi
delle isole e le sue navi operavano numerose. Aveva
degli atolli remoti e minuscoli che le sue pi piccole
golette e le sue tartane visitavano non pi d'una
volta all'anno.
A Sydney, Castlereagh Street, i suoi uffici occupavano
tre piani e lui non vi si trovava che raramente,
preferendo girare per le isole a fiutarvi sempre nuovi
investimenti, ispezionando e riorganizzando quelli gi
esistenti e concludendo ottimi affari attraverso le
pi bizzarre e interessanti avventure. Acquistati i
resti del naufragio Gavonne per un'inezia, spese
un quarto di milione per riattarlo. Nelle Lusiadi introdusse
la prima gomma commerciale; e a Bora-Bora
sradic il cotone del Mare del Sud occupando invece
i volonterosi isolani a piantare cacao. Fu lui a prendere
l'isola deserta di Lallu-Ka, e a colonizzarla con
Polinesiani dell'atollo Oontong-Java, piantandovi quattromila
acri a noci di cocco. Fu pure lui a riconciliare
i maggiori produttori di Tahiti e a promuovere
il traffico dei fosfati nell'isola di Hikiku.
Le sue stesse navi reclutavano regolarmente la mano
d'opera portando uomini di Santa Cruz alle Nuove
Ebridi, quelli delle Nuove Ebridi ai Banks, e i cannibali
cacciatori di teste di Malaita nelle piantagioni
della Nuova Georgia. Da Tonga alla Gilberts e via
sino alle lontane Lusiadi i suoi reclutatori spazzavano
le isole dagli indigeni disposti a seguirlo e la chiglia
delle sue navi solcava tutti gli stretti dell'oceano.
Possedeva tre piroscafi per il traffico regolare, ma
raramente li preferiva al primitivo mezzo delle navi a vela.
Era un uomo sulla quarantina e non mostrava pi
di trent'anni. C'erano dei navigatori che ricordavano
il suo primo arrivo fra le isole una ventina d'anni
prima, quando i suoi baffi gialli gi ombreggiavano
le sue labbra. A differenza degli altri uomini bianchi
abitatori dei tropici, Grief c'era venuto perch amava
quei luoghi. La resistenza della sua pelle era eccellente.
Era nato per il sole, e al sole resisteva come
uno su diecimila. Le arcane e rapidissime vibrazioni
della luce non avevano presa su di lui, mentre
gli altri bianchi si vedevano distrutta la pelle, i
tessuti e i nervi da quel clima micidiale al punto da
ammalarsi fisicamente e moralmente, tralasciando ogni
buona norma di vita civile e arrivando cos all'avvilimento
e all'abbrutimento. Di fatti, bevevano, abbreviandosi
l'esistenza; o sopravvivevano cos selvaggiamente,
da richiedere, talvolta, persino l'intervento di
navi da guerra per mitigarne gli abusi e le sfrenatezze.
Grief era, per contro, il vero figlio del sole e prosperava
laggi in tutto e per tutto. Non gli accadeva,
nel corso degli anni, che di assumere gradualmente
quella tinta bruna della pelle, che ha il lucente
sfondo d'oro del polinesiano. Comunque, i suoi occhi
chiari conservavano il loro cilestre, i baffi il loro
giallo, e i tratti del viso erano sempre quelli che distinguono
da secoli la razza inglese. Almeno di sangue,
era inglese; ma coloro che credevano di sapere,
sostenevano che fosse nato in America. Ad ogni modo,
non era venuto nei Mari Meridionali in cerca di focolare
e di mezzi, come tanti; ma ve li aveva portati
lui stesso. Dapprima, nella privilegiata qualit di
possidente, aveva raggiunto Paumotus, a bordo d'una
minuscola goletta di sua propriet e da lui guidata,
spinto dalla giovanile brama di avventure lungo le
vie soleggiate dei tropici. Al momento dell'arrivo,
la tempesta lo aveva deposto, con la goletta, in una
macchia di noci di cocco, quasi trecento metri al di
l degli spumeggianti marosi; e sei mesi dopo, veniva
liberato da un piccolo veliero in cerca di perle.
Sempre ardimentoso sotto l'influenza del sole, ecco
che a Tahiti, invece di prendere il piroscafo per ritornare
in patria, compra una goletta, la provvede
di varie merci e parte in crociera attraverso il pericoloso
Arcipelago. Come la tinta d'oro traspariva nel
suo viso abbronzato, l'oro stesso colava, bello e fuso,
dall'estremit delle sue dita. Non gli spiaceva, certo,
il contatto con l'oro; ma la lotta per la sua conquista
lo interessava di pi dell'oro stesso. Si compiaceva
di competere fieramente cogli avventurieri del suo stesso
sangue e con quelli di tutte le razze di mezza Europa
e del mondo. E c'era difatti di che lottare; ma tutto
il suo amore era riposto in quelle svariate vicende che
formano la vita errabonda dei Mari Meridionali : l'odore
della scogliera; l'infinita delicatezza dei banchi di
corallo vivo affioranti sullo specchio delle lagune; le
fantastiche aurore dai mille colori diffusi a capriccio;
le isolette dai ciuffi di palma situate in turchesi profondit;
il soffio ravvivante dei venti alisei; il ritmico
sussulto delle navi sulle onde potenti; il ponte
oscillante sotto i piedi; in alto gli sforzi violenti
della vela; gli uomini e le fanciulle della Polinesia
dalla pelle dai riflessi d'oro e inghirlandate di fiori,
ad un tempo semi-bimbi e semi-di; e persino gli
ululanti selvaggi della Melanesia, cacciatori di teste
e antropofaghi, mezzo diavoli e mezzo bestie.
Favorito figlio del sole, per mera esuberanza e
semplice gioia della vita, lui, l'uomo dai molti milioni,
non pot fare a meno di misurarsi con Harrison
J. Griffiths per una minuscola somma. Il suo capriccio,
il desiderio di mostrare il proprio io, il calor del
sole scorrente nelle sue vene, un giuoco, uno scherzo
lo avevano spinto a questo cozzo, tenendo in non
cale la propria esistenza.
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Capitolo 4.
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Le prime ore del mattino trovarono il Meraviglia
orientato nella direzione del vento sulla costa
di Guadalcanar. Procedeva pigro sull'acqua, sotto il
debole respiro di quella brezza di terra. A oriente,
potenti masse di nuvole promettevano un rinnovo
degli alisei sud-orientali, accompagnati da veementi
folate e spruzzi di pioggia. Sulla costa, in direzione
del vento, sul medesimo percorso del Meraviglia,
si scorgeva una piccola tartana. Non era per la
Willi-Waw; e il capitano Ward, del Meraviglia,
deponendo i suoi occhiali, la individu per il Kauri.
Grief, salendo sul ponte, sospir con rammarico.
- Fosse almeno stato il Willi-Waw, - disse.
- A voi spiace di essere stato battuto, - disse
Denby, nostromo, con sincero interessamento.
- Certo che mi spiace, - rispose; e rise con
schietta allegria. Poi riprese: - Sono fermamente
convinto che Griffiths  un farabutto e che ieri mi
tratt bassamente. - Firmate, - mi disse, - firmate
in pieno, in fondo, e metteteci la data. - E
Jacobsen, quel monello, a tenergli bordone; pirateria
bella e buona, il vero ritorno dei giorni di Bully
Hayes.
- Se non foste il mio padrone, signor Grief, vi
direi volentieri il mio parere in proposito, - interruppe
il capitano Ward.
- Su, ditelo pure, - insist Grief.
- Ebbene, allora... - Il capitano esitava a parlare,
e si schiar la gola. - Con tutti i danari che
avete, soltanto un pazzo correrebbe un rischio come
l'avete corso voi con quei farabutti. perch avete
fatto una cosa simile?
- Sinceramente, non lo so, capitano.  un bisogno,
credo. E voi, potete addurre una ragione migliore
per giustificare le vostre azioni?
- Un bel giorno vi faranno saltare la vostra testa
cocciuta, - brontol il capitano Ward per risposta,
dirigendosi verso la bussola per osservare un picco
emerso dalle nubi che coprivano Guadalcanar.
La brezza di terra si rafforzava ancora e il Meraviglia,
scivolando rapido sull'acqua, raggiunse il
fianco del Kauri, per poi procedere insieme. I
saluti furono scambiati, poi Davide Grief chiam:
- Sapete nulla del Willi-Waw?
Il capitano, col cappello sugli occhi e le gambe
nude, serr meglio intorno alla vita la sua cintura
di un celeste sbiadito e sputando in mare della saliva
impregnata di tabacco:
- Certo, - rispose. - Griffiths era a Savo iersera;
caricava porci e ignami e riempiva i serbatoi d'acqua.
Aveva l'aria di partire per una lunga crociera,
sebbene egli lo negasse. perch? Desideravate di vederlo?
- S, ma se lo rivedeste prima di me, non ditegli
che mi avete visto.
Il capitano assent, pensieroso, e dirigendosi a
prua, sul ponte per rimanere pi vicino al battello,
che procedeva pi rapido, - sentite! - chiam. -
Jacobsen mi disse che questo pomeriggio sarebbero
scesi a Gabera, ove avrebbero caricato patate dolci.
- Gabera  la sola nelle Solomons che possiede un
faro, - disse Grief, dopo che la sua goletta ebbe sorpassata
l'altra. - Non  vero, Cap. Ward?
Il capitano accenn di s.
- E la piccola insenatura al di l della punta ha
un pessimo ancoraggio, no?
- Nessun ancoraggio. Tutta una seminagione di
coralli e risucchi. Proprio il punto in cui si fracass
il Molly tre anni fa.
Grief rimase sopra pensiero, guardando nel vuoto
e come se internamente ordinasse ad alcuno di farsi
vedere. Poi gli angoli dei suoi occhi s'incresparono e
l'estremit dei suoi baffi gialli si alz in un sorriso.
- Getteremo l'ancora a Gabera, - disse. - Ci
ripareremo in quel tratto vicinissimo alla piccola
baia. Vorrei che voi metteste a disposizione una baleniera,
quando saremo vicini, e sei uomini con fucili.
Sar di ritorno a bordo prima di domattina.
Il viso del capitano assunse un'aria di sospetto, che
si mut presto in un'espressione di rimprovero.
- Oh, non  che un piccolo scherzo, capitano, -
protest Grief con l'aria di smarrimento di uno scolaro
colto in fallo da un adulto.
Il capitano Ward emise un sommesso grugnito; ma
Denby, che era tutt'orecchi, disse:
- Sarei lieto di venire anch'io, signor Grief.
Questi assent con un cenno del capo.
- Portate delle ascie e dei coltelli da macchia, -
disse. - E, a proposito, un paio di buone lanterne;
badate che siano ben provviste di olio.
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Capitolo 5.
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Un'ora prima del tramonto, il Meraviglia tagliava
la piccola baia. Il vento s'era rinfrescato e il
mare cominciava ad agitarsi. I banchi verso il lido
erano gi bianchi di schiuma, mentre quelli pi in
fuori serbavano ancora il segno dell'acqua incolore.
Mentre la goletta, col vento in poppa, raccoglieva le
coffe e le rande, la baleniera veniva calata in mare.
Vi saltarono dentro sei uomini di Santa Cruz muniti
ciascuno di un fucile: Denby prese posto a poppa;
Grief, dietro agli altri, al parapetto.
- Pregate di avere una notte buia, capitano, -
diss'egli.
- L'avrete, - rispose il capitano Ward. - Non
c' luna e quindi non si vedr nemmeno il cielo, che
del resto sar un pochino coperto.
Questa previsione fece sorridere di gioia il viso di
Grief, che salt gi accanto al nostromo.
- Allentate! - comand il cap. Ward. - Spiegate
la vela! Regolate la barra! Cos! L! Questa  la
rotta!
Il Meraviglia fil a gonfie vele e inizi il giro
della punta verso Gabera, mentre la baleniera, a sei
remi e pilotata da Grief, si dirigeva verso la spiaggia.
Con rara perizia s'insinuava negli stretti tortuosi, fra
cui nessun battello, all'infuori d'una baleniera, avrebbe
potuto penetrare, finch, verso il mare, si mostrarono
i banchi e gli isolotti, ed egli prese allora terra
con i suoi uomini sulla cheta spiaggia, dall'acqua increspata.
L'ora seguente fu molto attiva; che, fra i selvatici
alberi di cocco e la boscaglia della giungla, Grief
scelse gli alberi adatti alla bisogna.
- Tagliate quest'albero, tagliate quell'altro, -
ordinava ai suoi negri. - No, questo, no; quest'altro! -
e scoteva il capo.
Finalmente, un piccolo spiazzo della giungla fu
ottenuto. Vicino alla spiaggia si ergeva un'alta palma
e un'altra stava in fondo alla radura. Si faceva buio,
vennero accese le lanterne, e fissate strettamente sulla
cima dei due alberi.
- La prima lanterna  troppo alta, - disse Davide
Grief osservandola da conoscitore. - Abbassatela di
dieci piedi, Denby.
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Capitolo 6.
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Il Willi-Waw solcava l'acqua a disagio, sotto il
il forte vento della burrasca. I negri stavano issando
la vela maestra, che era stata abbassata durante la
massima forza del vento. Jacobsen, sorvegliando l'operazione,
ordin loro di buttare le drizze sul ponte,
poi, andato a prua sotto vento, raggiunse Griffiths.
Entrambi fissavano ad occhi spalancati la densa cortina
di oscurit che dovevano traversare, tenendo l'orecchio
teso al fruscio dei marosi sull'invisibile spiaggia,
che solo li guidava in quel momento.
Il vento intanto cominciava ad allentare; la fuga
delle nubi si assottigliava e svaniva e all'indistinto
chiarore delle stelle apparve la costa rivestita di
giungla. Davanti a loro e dalla parte sottovento,
apparve un promontorio con delle roccie frastagliate.
Essi spalancarono gli occhi.
- Punta Amboy, - annunci Griffiths. - Abbondanza
d'acqua. Prendete il timone, Jacobsen, finch
fissiamo la rotta. Dategli un giro.
Correndo a prua, a piedi scalzi e gambe nude, con
l'acqua che gli sgocciolava dal succinto abito, il comandante
in seconda scost il negro dalla ruota.
- Che rotta abbiamo? - chiese Griffiths.
- Quasi sud-ovest!
- Mettetela a sud-ovest! Ci siamo?
- Diritto!
Griffiths consider la mutata relazione fra Punta
Amboy e la rotta del Willi-Waw.
- E mezzo ovest! - grid.
- E mezzo ovest! - rispose Jacobsen. - Ci siamo.
- Fermo! cos va bene! - Jacobsen gir la ruota,
la fiss e ordin al selvaggio di riprendere il posto:
- Guidar bene, - comand. - Avete capito? Altrimenti
vi taglio quella maledetta testa di negro!
Ritorn a raggiungere l'altro, mentre le nubi si
addensavano nuovamente, offuscando il luccichio delle
stelle d'un leggero velo; il vento si levava ancora
una volta, preannunciando la burrasca.
- Attento alla vela maestra! - grid Griffiths all'orecchio
del pilota, osservando nello stesso tempo
il corso della tartana, che accelerava col parapetto
sottovento sommerso, mentr'egli misurava la forza del
vento in attesa di sentirlo affievolire.
Intanto la tepida acqua marina, cosparsa qua e l
di minuscoli globuli fosforescenti, gli batteva sulle
caviglie e le ginocchia. Il vento urlava sempre pi,
trovando un'aspra eco fra le vele e le sartie mentre
il Willi-Waw beccheggiava.
- Gi la randa! - grid Griffiths, balzando alla
rizza, cacciando via il negro e dando un rapido giro
alla ruota.
Jacobsen intanto alla drizza di prua, faceva altrettanto.
La grande vela si abbatt ed i negri, gridando
e strillando, vi si gettarono sopra. Il comandante in
seconda, avendone scoperto uno nascosto nell'oscurit,
gli batt le nocche serrate sul viso, spingendolo
al lavoro.
La burrasca toccava l'apice e sotto le proprie piccole
vele il Willi-Waw procedeva fra i marosi.
Nuovamente i due uomini si portarono avanti, cercando
invano di scrutare attraverso lo scroscio obliquo
della pioggia.
- Siamo a posto, - esclam Griffiths. - Questa
pioggia non durer. Possiamo mantenere questa rotta
finch scorgiamo i fari, gettando l'ancora a tredici
tese. Fareste meglio ad oltrepassare le quarantacinque,
in una notte come questa. Poi applicate le custodie
alla vela maestra; ma non serviranno.
Mezz'ora pi tardi, il suo sguardo stanco scorse,
con gioia, il bagliore di due fari.
- Eccoli, Jacobsen. Prender io il timone. Calate
le vele di straglio anteriori e aiutate a mollare. Fate
saltare i negri.
A poppa, con le razze della ruota in mano, Griffiths
tenne la rotta sino a che i fari furono paralleli alla
tartana, poi, bruscamente, vir e si diresse in quella
direzione. Udiva il frastuono, il ruggito dei marosi,
che sembravano venire da lontano; ritenne d'essere
vicino a Gabera.
Ad un tratto, ud il grido d'allarme del comandante
in seconda e stava sforzando la ruota a tutta possa,
quando il Willi-Waw diede in secco. Nello stesso
momento, l'albero maestro precipit fracassato sulla
prua e cinque minuti d'inferno seguirono a tanta
iattura. Tutto l'equipaggio rimaneva immobile, mentre
lo scafo si sollevava, per riabbattersi infranto sul
fragile corallo, battuto dalla tepida acqua marina.
Strisciando e scricchiolando, il Willi-Waw si trasse
al disopra dei banchi di corallo, rimanendo nel canale
al di l, meno accidentato e poco fondo.
Griffiths si sedette sulla soglia della cabina, la testa
china sul petto, in preda ad una impotente collera.
Poi alz lo sguardo verso i due fari bianchi, sull'uno
e sull'altro.
- Eccoli l, - diss'egli. - E se questo posto non
 Gabera, che inferno deve mai essere?
Sebbene i marosi muggissero tuttora, lanciando il
loro spruzzo addosso ai naufraghi, il vento si calmava
e le stelle cominciavano a punteggiare il cielo. Dal
lato della spiaggia sovraggiunse il tonfo dei remi.
- Che cosa  accaduto? un terremoto? - grid
Griffiths. - Il fondo  tutto cambiato. Ho ancorato
qua un centinaio di volte alla profondit di tredici
tese. Siete voi, Wilson?
Una baleniera si accostava ed un uomo scavalc il
parapetto. Nell'incerta luce, Griffiths sent la spinta
d'una pistola automatica sul suo viso, e, guardando
in su, vide Davide Grief, che gli disse ridendo:
- No, non avete mai ancorato qui; Gabera  un
po' pi lontana, dopo la punta, dove io mi recher
non appena avr riscosso la sommetta di milleduecento
sterline. Non avremo la noia della ricevuta perch
non avr che da rendervi il vostro documento.
- Anche questa! - grid Griffiths in un furente
impeto di rabbia. - Voi avete acceso quei fari per
farmi naufragare e....
- Zitto, zitto! - grid Grief in tono freddo e
minaccioso. - Non vi disturbo infine che per quelle
milleduecento sterline; vi prego dunque...
Griffiths ebbe il senso desolante della sua totale
impotenza; e in quell'istante sent tutto il suo profondo
disgusto per le terre del sole, per la malattia del
sole, per la vanit d'ogni suo sforzo, per quell'uomo
tenace dagli occhi cilestri, e col colorito a riflessi
d'oro, che lo vinceva in tutto e per tutto.
- Jacobsen, - disse, - vorreste aprire il forziere
e pagare a questo... questa sanguisuga, milleduecento
sterline?
...
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...
Fine.
...
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...
L'AVVENTURA DEL BEVITORE ALOISIO PANKBURN.
...
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Capitolo 1.
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Per guanto Davide Grief avesse l'occhio pronto nel
discernere le avventure, e fosse sempre presente a se
stesso davanti all'imprevisto, anche se balzato fuori
dal pi vicino noce di cocco, nulla lo aveva preavvertito
quando gli capit di fermare il suo sguardo su
Aloisio Pankburn.
Il fatto era avvenuto sul piccolo piroscafo Berthe.
Lasciando proseguir da sola la sua goletta, Grief
s'era imbarcato per il breve tragitto da Raiatea a
Papeete. L'incontro avvenne mentre Aloisio Pankburn,
quel signore gi piuttosto alticcio, stava sorbendo
una ghiacciata alcoolica nel minuscolo bar
fra i ponti di bordo vicino alla bottega del barbiere;
e quando Grief usc appunto da questa bottega una
mezz'ora dopo, Aloisio Pankburn era ancora dentro
il bar, bevendo tutto solo.
Veramente non  troppo giusto il bere da soli; e
Grief scrut assai incuriosito dietro quegli occhiali.
Not che il giovane era ben fatto, sulla trentina; aveva
bei lineamenti, era ben vestito, e, evidentemente, nel
catalogo del mondo, poteva elencarsi tra i gentiluomini.
Ma il segno di trascuratezza che poteva notare
nella sua persona, e la tremante mano impaziente di
portare liquore al labbro, come pure l'occhio nervoso,
incerto, fecero pensare a Grief che costui portasse
il marchio infallibile dell'alcoolizzato.
Dopo pranzo, s'imbatt di nuovo in Pankburn, ma
questa volta sopra coperta. Il giovane, aggrappato al
parapetto, e osservando a distanza gli oscuri contorni
d'un uomo e d'una donna adagiati in due sedie del
piroscafo vicine l'una all'altra, piangeva per ubriachezza.
Grief not che il braccio di un uomo cingeva
la vita della donna. Aloisio Pankburn guardava e
piangeva.
- Ma non c' da piangere, - disse Grief amabilmente.
Pankburn lo guard mentre le lagrime sgorgavano
dai suoi occhi,
-  ben triste, - sospir - triste, triste! Quell'uomo
 il mio amministratore. Gli d l'impiego; gli
pago un buon stipendio, ed ecco come lo guadagna.
- In tal caso, perch non la fate finita? - sugger
Grief.
- Non posso. Essa ha riposto il mio whiskey. 
la mia governante ammaestrata.
- E allora, mandate via lei, e bevete tutto.
- Non posso. Egli detiene tutto il mio danaro; se
io facessi una cosa simile, non mi darebbe pi neanche
la liretta per comprare una bibita.
Questo doloroso colloquio fu causa di un nuovo
sfogo di lagrime. Grief si sentiva incuriosito. Fra
tutte le pi strambe situazioni, non ne avrebbe mai
potuta immaginare una di questo genere.
- Furono assunti per curare me, - balbettava
Pankburn, - per distogliermi dal bere; e questo  il
metodo che seguono : scandalizzano tutti sul bastimento
e mi lasciano bere in misura eccessiva. Vi assicuro
che non  giusto. Proprio no. Li hanno mandati
in viaggio soltanto per non lasciarmi bere e loro mi
lasciano sfogare bestialmente, purch io li lasci in
pace. Se protesto, ecco che mi minacciano di privarmi
sino all'ultima goccia del mio irresistibile whiskey.
Che pu fare un povero diavolo? La mia morte
sar a carico della loro coscienza, ecco tutto. Venite
un po' gi, a basso.
Abbandon il parapetto e sarebbe caduto se Grief
non l'avesse afferrato pel braccio. Aveva l'aria di
subire una trasformazione, di riprendersi fisicamente,
di resistere al vento in modo aggressivo e aveva nello
sguardo uno scintillio corrucciato.
- Non voglio lasciarmi uccidere da loro. E voglio
che si pentano. Ho offerto loro cinquantamila sterline,
per pi tardi, naturalmente. Ne risero, dicendo
di non saper nulla. Ma ne so ben io qualcosa. -
Frug nella tasca della giacca e ne estrasse un oggetto
che luccic nella vaga luce. - Essi non conoscono
il senso di questa cosa; ma lo so io. - Poi guard
Grief con improvvisa circospezione. - Che cosa ne
dite voi, di questo, eh? Che cosa ne dite, voi?
Davide Grief si rese subito conto d'aver a che fare
con un degenerato per alcool, che intendeva far la
pelle ad una coppia di giovani innamorati, con uno
spuntone di rame, giacche era proprio uno spuntone
di rame che teneva in mano, e che era certamente un
antico serrante da bastimento.
- Mia madre mi crede qui per distogliermi dal
vizio dell'alcool e non sa che ho corrotto il medico
per farmi prescrivere un viaggio in mare. Arrivando
a Papeete, il mio amministratore nolegger una goletta
e subito salperemo. Ma essi non immaginano che
ci sia qualcos'altro all'infuori delle sbornie. Io s,
che lo so. Buona notte, signore. Vado a letto; a meno
che - forse - mi voleste fare una visitina in pigiama.
Ancora una bibita, sapete?
...
.
...
Capitolo 2.
...
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...
Nella settimana successiva, a Papeete, Grief conobbe
diversi tratti di originalit di Aloisio Pankburn,
e con lui, tutti gli ospiti della piccola capitale dell'isola.
In quella spiaggia nessuno aveva veduto simili
stranezze. A mezzod, difatti, a capo scoperto e con
le sole mutandine da bagno, Aloisio Pankburn scendeva
sulla via principale, dalla pensione Lavina, recandosi
alla spiaggia. Un giorno combatt una
partita di boxe con un pompiere del Berthe e alla
seconda carica veniva messo fuori di combattimento.
Tent un folle suicidio in una pozzanghera di due
piedi d'acqua; si tuff, in un magnifico atteggiamento
d'ubbriaco, dall'altezza di cinquanta piedi dell'attrezzatura
del Mariposa al molo ; e noleggi il piccolo
battello Toeran ad un prezzo superiore di quello
di acquisto e ne avrebbe pagato l'importo se il suo
amministratore non avesse rifiutato di ratificare un
simile contratto. Riscatt il vecchio lebbroso cieco,
al mercato; vendette pane, banane, patate dolci a
prezzi cos irrisori, che i gendarmi dovettero intervenire
a respingere gl'indigeni ingordi, che rissavano
intorno a quella merce a buon mercato. Per questa
ragione, lo dovettero arrestare tre volte per contegno
riottoso e altrettante volte il suo amministratore cess
di far all'amore per tutto il tempo necessario a pagare
le multe a un'amministrazione coloniale povera.
Poi, il Mariposa, salp per San Francisco. Prima
di partire, l'amministratore aveva avuto l'avvertenza
di rilasciare otto biglietti da cinque sterline
ad Aloisio, nella certezza che avrebbero avuto l'immancabile
effetto di tenerlo sveglio per parecchi giorni
in uno stato confinante col delirium tremens. Lavina,
famosa per il suo buon cuore persino in mezzo
ai furfanti e le canaglie del Sud Pacifico, lo nutr
per bene, senza lasciargli mai sospettare l'assenza
dell'amministratore.
Fu parecchie sere dopo questi avvenimenti che Davide
Grief, oziando sotto la tenda a poppa del Killiwake
e distrattamente esaminando le esili colonne
dell'Avant-Coureur di Papeete, balz improvvisamente
in piedi e fu sul punto di stropicciarsi gli occhi.
Era incredibile, ma c'era. L'antico romanzo del
Pacifico del Sud non era morto. E lesse:
CERCASI - interesse a met in tesoro nascosto
valore cinque milioni franchi - persona da trasportarsi
a isola sconosciuta del Pacifico e facilitazioni
per asportare bottino. Chiedere FOLLY, presso Lavina.
Grief guard l'orologio. Era presto; soltanto le otto.
- Signor Carlsen, - chiam rivolgendosi a un
uomo che fumava la pipa. - Raccogliete la ciurma
della baleniera. Voglio sbarcare.
La dura voce del comandante in seconda, un norvegese,
s'innalz da prua, e una mezza dozzina di
prestanti isolani Rapa cess il proprio canto per
disporsi sul battello.
- Sono venuto a vedere Folly, il signor Folly,
credo, - disse Davide Grief a Lavina.
Not il pronto interesse nei di lei occhi, quando
essa volt il capo per lanciare un ordine in linguaggio
nativo, attraverso due stanze aperte, sino alla cucina.
Pochi minuti dopo, ecco una fanciulla indigena, scalza,
entrare lenta, scrollando il capo.
La delusione di Lavina fu manifesta.
- Voi vi fermate sul Killiwake, nevvero? Gli
dir che l'avete cercato.
- Dunque  un uomo? - investig Grief.
Lavina accenn di s.
- Spero che possiate fare qualcosa per lui, capitano
Grief. Io non sono che una donna bonaria e incapace.
Ma lui  simpatico e pu darsi che dica la
verit; non saprei! Voi, che non siete una persona
dal cuore tenero, lo conoscerete meglio di me. Posso
servirvi una ghiacciata al liquore?
...
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Capitolo 3.
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Tornato a bordo della goletta, e sonnecchiando in
una sedia sopra coperta con un periodico vecchio di
tre mesi, David Grief fu allarmato da un suono confuso
di sospiri proveniente da qualche parte. Aperse
gli occhi. Dall'incrociatore cileno, distante un quarto
di miglio, vennero otto rintocchi di campana. Era
mezzanotte. Dallo stesso lato di prima, ud uno spruzzo
e un ripetuto suono confuso. Gli parve dovesse
essere qualche anfibio od il lamento d'un uomo piagnucolante
che proclamasse all'universo le proprie
sciagure.
Davide Grief balz al parapetto inferiore. Di sotto,
intorno al punto approssimativo di provenienza dello
strano suono, vedeva un cerchio di agitata fosforescenza.
Sporgendosi in fuori, fiss la mano sotto l'ascella
d'un uomo, e tirando e alzando e con svariati
e rapidi aggrappammenti, trasse sopra coperta la
nuda persona di Aloisio Pankburn.
- Non avevo altro mezzo per raggiungervi che di
nuotare e non riuscivo a trovarvi. Come sono stato
male! Perdonate: non avreste una coperta anche succinta
per coprire la mia nudit e una forte bibita?
Mi sentirei molto pi a posto. Sono il sig. Folly
e voi, credo, siete il capitano Grief. No, non sono
ubbriaco, n ho freddo. Questi non sono brividi. Lavina
non mi permise oggi che due bibite. Mi trovo
ridotto assai male e, proprio quando cominciavo a
vedere un po' pi roseo, non riuscivo a trovare il
ponte. Se voleste compiacervi di accogliermi quale
vostro ospite, ve ne sarei tanto grato. Voi siete il solo
che abbia risposto al mio annuncio.
Malgrado la notte calda, era pietosamente scosso da
brividi; gi, in cabina, Grief provvide a fargli avere
un mezzo bicchierone di whiskey prima ancora d'una
coperta.
- Ora, sentiamo, disse Grief quando ebbe fatto
vestire alla meglio il suo ospite. - Che cosa  questo
annuncio che avete fatto? Eccomi tutt'orecchi.
Pankburn guard la bottiglia del whiskey, ma Grief
croll la testa.
- Bene, capitano, purch crediate su tutto l'onore
che mi rimane che non sono affatto ubbriaco. Quello
che sto per riferirvi  la pura verit, che io esporr
brevemente, poich vedo che siete uomo d'affari e di
azione. Anche la vostra chimica  buona, giacch non
conoscete la sventurata sensazione che provo io in
ogni cellula, di venir roso da un milione di vermi.
Voi non siete mai stato all'inferno ed io invece vi
sono proprio dentro e mi sento bruciare. Ora sentite:
- Mia madre  vivente.  inglese. Nacqui in Australia.
Fui educato a York e Yale. Sono un maestro
d'arti, dottore in filosofia; e non valgo niente. Inoltre
sono un alcoolizzato. Sono stato atleta. Solevo tuffarmi
dall'altezza di centodieci piedi. Ho diversi ricordi
di dilettante. Imparai il colpo strisciato dal
primo dei Cavilles. Ho percorso trenta miglia in mare
burrascoso. Ho battuto un altro record: ho bevuto,
cio, pi whiskey che ogni uomo della mia et. Sarei
capace di rubarvi la liretta per il prezzo d'una bibita.
Insomma, vi dir la verit. Mio padre era americano,
un uomo di Annapolis. Fu guardia marina nella
guerra della Ribellione. Nel '66 era tenente sulla
nave Suwanee, il cui capitano era Paul Shirley.
Nel '66 la Suwanee prese carbone in un'isola del
Pacifico che non ci tengo a menzionare, sotto un protettorato
che allora non esisteva e che rimarr senza
nome. A terra, dietro il banco d'uno spaccio di liquori,
mio padre scorse tre spuntoni di rame, provenienti da
un bastimento.
Davide Grief sorrise tranquillamente.
- Ed ora, vi so dire il nome della stazione carboniera
e quello del protettorato che venne poi, - disse.
- Anche dei tre spuntoni? - chiese Pankburn
con eguale calma. - Proseguite, giacche essi sono ora
in mio possesso.
- Certo. Erano dietro il banco di Germano Oscar
a Peenoo-Peenee. Johnny Black ve li port dalla sua
goletta la notte in cui mor. Veniva da una lunga crociera
in occidente, per la pesca del pesce spada e per
il commercio del legname di sandalo. Tutta la spiaggia
conosce la storia.
- Pankburn croll la testa.
- Continuate, - disse impaziente.
- Avvenne prima dei miei tempi, certo, - spieg
Grief; - dico solo quello che ho udito. Poi venne
l'incrociatore equatoriano, proveniente proprio dall'occidente
e diretto in patria. I suoi ufficiali riconobbero
quegli spuntoni. Johnny Black era morto.
S'impadronirono del suo compagno e del diario di
bordo. L'incrociatore se ne and verso l'occidente.
Sei mesi pi tardi, di nuovo diretto in patria, capit
a Peenoo-Peenee. Aveva fallito l'impresa e la storia
ebbe termine.
- Quando i rivoluzionari stavano marciando su
Guayaquil, - continu Pankburn la narrazione, -
gli ufficiali federali, credendo impossibile la difesa
della citt, asportarono la cassa governativa del tesoro,
qualcosa come un milione di dollari oro, ma
tutto in moneta inglese, e la posero sulla goletta americana
Flirt. Dovevano salpare il mattino seguente,
ma il capitano americano sgusci via nel mezzo della
notte. Continuate.
-  una vecchia storia, - riprese Grief. - Non
c'era altra nave in porto. I capi federali non poterono
fuggire e, messe le spalle al muro, tennero la citt.
Robjas Salced, mediante una marcia forzata da Quito,
lev l'assedio. La rivoluzione fu vinta, e il solo
vapore che costituiva la marina equatoriana fu mandato
a raggiungere il Flirt. Lo raggiunse fra il
Gruppo Banks e le Nuove Ebridi, mentre trovandosi
in panna, lanciava disperati segnali di soccorso. Il
capitano era morto il giorno prima di febbre gialla.
- E il comandante in seconda? - chiese Pankburn
in tono di sfida, sapendo gi il seguito.
- Il comandante in seconda era stato ucciso una
settimana prima dagli indigeni su una della Banks
quando mandarono a prendere l'acqua. Non c'erano
pi naviganti. Gli uomini dell'equipaggio vennero
posti alla tortura, contro ogni legge internazionale.
Volevano confessare, ma non potevano. Dissero dei tre
spuntoni negli alberi sulla spiaggia, ma non poterono
indicare dove si trovasse esattamente l'isola in questione,
salvo che doveva essere nel lontano occidente.
Ad ogni modo, l'incrociatore equatoriano ritorn in
patria senza il tesoro. Johnny Black port i tre spuntoni
a Peenoo-Peenee e li lasci da Germano Oscar,
ma non disse mai come e dove li avesse trovati.
Pankburn guardava fissamente la bottiglia del whiskey.
- Solo due dita, - gemette.
Grief fu umano e gli vers una magra porzione.
Pankburn aveva gli occhi scintillanti e si sent un
nuovo ardore.
- E questo  il punto in cui posso chiarirvi i particolari
mancanti, - disse. - Johnny Black rivel
tutto e precisamente a mio padre. Gli scrisse da Levuka
prima di venire a morire a Peenoo- Peenee. Mio
padre gli aveva salvato la vita in una notte tempestosa
a Valparaiso. Un mercante cinese di perle, proveniente
dall'isola Thursday e diretto verso nuove
terre al nord della Nuova Guinea, contrattava i tre
spuntoni con un negro. Johnny Black li compr a
peso di rame, non sapendone nulla di pi del mercante
di perle; ma nel ritorno, si ferm per la caccia
delle testuggini, proprio sulla spiaggia ove voi dite
che sia stato ucciso il secondo del Flirt. Ma quest'ultimo
non era stato ucciso, bens fatto prigioniero
dagli isolani delle Banks era morente di necrosi mascellare
cagionata da una ferita di freccia riportata
durante la lotta sulla spiaggia. Prima di morire, raccont
tutta la storia a Johnny Black; e questi scrisse a
mio padre da Levuka. Era in fin di vita e il cancro lo
divorava. Mio padre, dieci anni dopo, essendo capitano
del Perry, ricevette gli spuntoni da Germano
Oscar. E da mio padre, come ultima volont e testamento,
mi pervennero gli spuntoni e i dati relativi.
Ho il nome dell'isola, la latitudine e la longitudine e
la spiaggia su cui vennero infitti nell'albero i tre
spuntoni, che sono ora di sopra, da Lavina. La latitudine
e longitudine dell'isola sono nella mia testa. Ebbene,
che cosa ne dite voi?
- Storie! - rispose subito Grief. - perch non
and vostro padre a prendere il tesoro?
- Non ne aveva bisogno. Mor uno zio che gli lasci
una fortuna. Si ritir dalla marina e fu preso
dalla passione di creare delle infermiere; mia madre
ottenne il divorzio. Anch'essa, fu erede di circa
trentamila dollari di reddito e and a vivere nella Nuova
Zelanda. Io divisi il mio tempo fra la Nuova Zelanda
e gli Stati Uniti, sino alla morte di mio padre, avvenuta
l'anno scorso. Egli mi lasci i suoi danari - un
paio di milioni; ma mia madre mi ha messo alle
costole dei gendarmi a cagione del mio vizio di bere.
Io valgo dunque molti soldi, ma non posso disporre
di un bel niente, eccetto di quel tanto che mi viene
assegnato. Ma il vecchio, che mi aveva superato nel
bere, mi trasmise i tre spuntoni e i dati ad essi inerenti,
e ci, per mezzo dei suoi avvocati e all'insaputa
di mia madre, asserendo che gli spuntoni rappresentavano
un'assicurazione sulla vita e che, se avevo
l'animo di andarmi a pigliar quel tesoro, ne avrei
avuto abbastanza per bere a mio piacimento vita natural
durante. Parecchi milioni sono nelle mani dei
miei guardiani, dollari a mucchi, di mia madre che
apparterranno a me se essa mi preceder al crematorio;
e un altro milione me lo devo dissotterrare
io stesso; e frattanto mi tocca elemosinare un paio
di bibite al giorno da Lavina.  o non  un inferno?...
anche solo considerando la mia sete!
- Dov' l'isola?
- Molto distante da qui.
- Ditemi il nome.
- Neanche per sogno, capitano Grief. Voi ci guadagnerete
come niente mezzo milione su questa faccenda.
Salperemo sotto la mia guida e quando saremo
proprio sul mare e sulla nostra rotta vi dir tutto;
ma non prima.
Grief scroll le spalle e cambi argomento.
- Quando vi avr dato un'altra dose di whiskey,
mander a terra il mio battello con voi, - disse.
Pankburn si trov colle spalle al muro. Per cinque
minuti si dibatt fra s e s, poi si arrese.
- Se promettete di andarci, ve lo dico senz'altro.
- Certo, che sono disposto. Ve l'ho ben domandato
per questo scopo. Nominate l'isola.
Pankburn guard il whiskey.
- Prima lasciatemi prendere una goccia, capitano.
- Niente affatto. Se andavate a terra, era un altro
conto. Per dichiararmi il nome della vostra isola,
dovete essere nel pieno possesso delle vostre facolt
mentali.
- Francis Island, se volete saperlo. Bougainville
la chiamava Barbour Island.
- Si trova lass, proprio sola nel Mar Piccolo dei
Coralli, - disse Grief. La conosco.  tra la Nuova
Irlanda e la Nuova Guinea. Un buco desolato, ora;
mentre non era abitabile quando il Flirt vi port
gli spuntoni e il mercante cinese di perle li contrattava.
Il vapore Castor, che reclutava mano d'opera
per le piantagioni di Upolu, vi venne distrutto con
tutto il suo equipaggio due anni or sono. Conoscevo
bene il suo capitano. I tedeschi mandarono un incrociatore,
bombardarono la macchia, bruciarono una
mezza dozzina di villaggi, ammazzarono un paio di
negri e una quantit di maiali - e quello fu tutto.
I negri di laggi sono sempre stati cattivi, ma specialmente
quarant'anni fa, quando distrussero una
baleniera. Aspettate; come si chiamava?
And allo scaffale dei libri, ne trasse la grossa Guida
del Pacifico del Sud e cominci a sfogliare.
- S, eccolo; Francis, o Barbour, - disse a fior
di labbro. - Indigeni bellicosi e traditori - razza
melanesiana - cannibali. Baleniera Western catturata
- tale era appunto il suo nome. - Banchi -
promontori - ancoraggi - ah, Redscar, Owen Bay,
Likikili Bay, adesso ci siamo; profondi frastagliamenti,
paludi di manghi, buon approdo in nove tese
di fondo, dove sporge una roccia bianca a picco, ovest-
sud-ovest. - Grief rialz lo sguardo: - Questa  la
vostra spiaggia, Pankburn, certissimo.
- Volete andarci? - chiese l'altro prontamente.
Grief acconsent.
- Ho fiducia. Ora, se si trattasse di cento milioni
o di simili enormit, non mi muoverei. Domani salperemo,
ma ad una condizione: che voi dovete stare
in modo assoluto sotto il mio comando.
Il suo visitatore acconsent con lieta enfasi.
- E ci significa pure niente bibite.
- Ma che durezza, povero me, - gemette Pankburn.
- Tali sono le mie condizioni. Sono abbastanza
medico per vedere che ci non vi nuocer affatto. E
lavorare, dovrete; sgobbare e seguire il lavoro di marinaio.
Monterete la vostra brava guardia e farete anche
voi ogni cosa, sebbene mangiate e dormiate con
noi a poppa.
- D'accordo. - Pankburn suggell l'intesa porgendo
la mano. - Purch non mi uccidiate - aggiunse.
Davide Grief gli vers nel bicchierone tre buone
dita di whiskey e glielo porse.
- Allora, ecco la vostra ultima bibita. Bevetela.
La mano di Pankburn si allung, ma improvvisamente
si ritrasse esitando.
- Non voglio bere! - esclam; ma subito dopo,
lentamente arrendendosi al morso del desiderio, afferr
in fretta il bicchiere e bevve.
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Capitolo 4.
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 una lunga traversata, quella da Papeete nelle
Societ, al Mar Piccolo dei Coralli - da 150 longitudine
ovest a 150 longitudine est - in linea retta;
ed equivale a una traversata dell'Atlantico. Ma il
Killiwake non procedeva in linea retta, dato poi
che i numerosi interessi di Davide Grief apportarono
varie diversioni durante la traversata. Si ferm a dare
un'occhiata alla disabitata Rose Island, con la vaga
intenzione di colonizzarla e piantarvi le noci di cocco.
Poi, present i suoi omaggi a Tui Manua, di Samoa
Orientale e inizi un intrigo per accaparrarsi una
porzione del monopolio commerciale delle tre isole di
quel re morente. Da Apia, port parecchi agenti e
un carico di generi commerciali, alla Gilberts. Fece
capolino a Oontong-Java; ispezion le sue piantagioni
sull'Ysabel e acquist delle terre dai capi della
costa nord-ovest di Malaita. E lungo tutto quel tortuoso
cammino, egli fece un uomo della persona di
Aloisio Pankburn.
Questo povero assetato, pure vivendo a poppa, era
tenuto ad eseguire il lavoro di un comune marinaio.
Non soltanto faceva il suo turno di timoniere e di
vedetta e manovra,va vele e sartie, ma assolveva anche
i compiti pi duri e sgradevoli che gli venivano affidati.
Regolarmente, dopo essersi appollaiato in alto,
sporgeva la persona per raschiare l'albero maestro e
lubrificarlo sino in basso. Col pulire il ponte a pietra
pomice per sfregarlo con l'albarese, si buscava dei dolori
di schiena, ma in compenso si sviluppavano i
muscoli gi sfibrati. Quando il Killiwake gettava
l'ancora, la ciurma indigena ne strofinava il fondo di
mare coi gusci immergendosi sott'acqua. Pankburn veniva
mandato gi a dar il cambio come qualunque
altro marinaio.
- Guardatevi un po', - diceva Grief, - come
avete raddoppiato le vostre forze da quando siete
venuto a bordo. Non avete preso una bibita, non siete
morto e il veleno  stato snidato dal vostro organismo.
Ecco il lavoro.  pi efficace delle infermiere e di
tutti gli amministratori. Venite qua, se avete sete;
metteteci le labbra.
Con parecchi, abili colpi del suo pesante coltello
che portava inguainato, Grief fece saltare un pezzo
triangolare dalla sommit di una noce di cocco, e il
sottile, fresco liquido, leggermente latteo ed effervescente
gorgogliava sull'orlo. Dopo fatto un inchino,
Pankburn prese la coppa di madre natura e la port
alla bocca, rovesciando la testa all'indietro finch il
guscio fu vuotato. Ogni giorno ne vuotava un buon
numero. Il dispensiere negro, un figlio delle Nuove
Ebridi sulla sessantina, e il suo aiutante undicenne,
dell'isola di Lark, provvedevano a fornirgliene incessantemente.
Pankburn non era affatto contrario al suo duro
lavoro, n mai lo evitava, battendo anzi la ciurma
indigena nel balzare all'esecuzione degli ordini. Ma
le sue sofferenze per riuscire ad astenersi dall'alcool
erano veramente eroiche. Anche dopo esser riuscito
a liberarsi dell'ultima goccia di veleno, il desiderio
lo tormentava come un'ossessione.
Cos avvenne, ad esempio, che, sbarcato ad Apia,
dopo aver dato la sua parola d'onore d'astenersi dal
bere, tent di mettere fuori commercio gli spacci di
liquori, bevendo tutte le loro risorse. David Grief lo
colse alle due del mattino davanti al locale Tivoli, fuori
dal quale era stato violentemente cacciato da Charley
Roberts. Aloisio, come gi un tempo, stava proclamando
alle stelle le sue sventure, accentuando il
ritmo del suo canto col gettare nel modo pi reciso
dei ciottolini di pietra corallina attraverso le finestre
di Charley Roberts.
Davide Grief lo trasse con s, senza dir nulla; per
il mattino appresso lo prese sopra coperta, e non fu
certo un trastullo per Pankburn: lo invest a pugno
nudo, lo tempest di botte e gli diede una solenne
e memorabile lezione.
- Per il bene della vostra anima, Pankburn, -
diceva Grief rinforzando la dose delle botte con queste
enfatiche parole; - per il bene di vostra madre;
per la futura progenie; per il bene del mondo, dell'universo
e di tutta la razza umana di l da venire.
Ed ora, per inchiodarvi la lezione in testa, ricominceremo
da capo. Questo, per il bene della vostra anima;
questo, per amore di vostra madre; e questo, per
amore dei figli, non ancora sognati e non ancora nati,
la cui madre amerete per il loro bene; e questo per
il vostro contegno virile quando saranno cessati i
nostri rapporti; prendete la vostra medicina. Del resto
non  finita; non ho fatto che cominciare; ci sono
molti altri argomenti che proceder ora ad esporvi.
Il bruni marinai e neri dispensieri e il cuoco contemplavano
la scena e sghignazzavano, lungi dal chiedersi
quali fossero i misteriosi e impenetrabili rapporti
tra quei due uomini bianchi. Quanto a Carlsen,
il comandante in seconda, dimostrava col suo atteggiamento
arcigno di essere pienamente d'accordo a
proposito della razione somministrata dal suo capitano;
mentre Albright, il nostromo, si contentava di stuzzicarsi
i baffi, sorridendo; erano uomini di mare e
trascorrevano la vita nelle tempeste; l'alcool era, per
loro come per gli altri uomini, un problema che avevano
appreso a trattare diversamente dalle scuole di
medicina.
- Ragazzo! Un boccale d'acqua fresca e un asciugamani!
- ordin Grief, dopo aver terminato di batterlo;
- due boccali e due asciugamani, - aggiunse
mentre controllava i suoi uomini.
- Siete un bel tipo, - disse a Pankburn. - Avete
guastato tutto; avevo sradicato il vostro vizio ed ora
rieccoci da capo. Signor Albright! Voi conoscete quell'ammasso
formato da una vecchia catena che si trova
sulla spiaggia al luogo di approdo? Cercatene il proprietario,
compratela e trasportatela a bordo. Deve
misurare un centinaio e mezza di tese. Pankburn!
Domattina voi comincerete a raschiare via la ruggine;
dopo finito questo lavoro, comincerete a sfregarla colla
carta vetrata, poi la dipingerete e non farete pi altro
sino a che non sar liscia come nuova.
Aloisio Pankburn croll il capo.
- Sta bene. Francis Island pu andar all'inferno,
per parte mia. Io ne ho abbastanza del vostro servaggio.
Per favore, riportatemi subito a terra. Io sono
un uomo bianco e voi non potete trattarmi cos.
- Signor Carlsen, voi baderete che Pankburn rimanga
a bordo.
- Su questo punto avete torto. Non avete nessun
diritto di trattenermi.
- Posso darvi un'altra razione, - rispose Grief.
- Vi accomoder come vi conviene finch resisteranno
i miei pugni o finch voi comincerete a togliere la
ruggine dalla catena. Mi sono assunto di far di voi un
uomo, a costo di ammazzarvi. Ora scendete a cambiarvi
l'abito e tenetevi pronto con un martello per
scrostare la ruggine in questo pomeriggio. Signor Albright,
procurate immediatamente quella catena. Signor
Carlsen, mandate le barche a prenderla e tenete
d'occhio anche Pankburn; ch, se desse qualche indizio
di barcollamento o di tremito, gli darete un goccio
- ma piccolo; dopo la serata d'ieri potrebbe
averne bisogno.
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Capitolo 5.
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Per il resto del tempo in cui il Killiwake fu
ancorato ad Apia, Aloisio Pankburn martell la catena
arrugginita, per ben dieci ore al giorno. E durante il
lungo tragitto verso le Gilberts fece altrettanto; poi
venne la ripulitura con la carta vetrata; centocinquanta
tese sono la bellezza di novecento piedi ed
ogni anello della catena divenne liscio e lucido come
mai lo furono gli anelli d'una catena; e quando l'ultimo
anello ebbe ricevuto la seconda vernice nera, egli
si confess.
- Avanti con un altro lavoro grossolano, - disse
a Grief. - Io sono pronto ad esaminare anche le altre
catene, se voi me lo consentite; non avrete, credo,
nessun motivo di lagnarvi di me; non prendo pi
neanche una goccia di liquore ; voglio alienarmi. Quando
mi avete battuto, avete debellato il mio orgoglio,
anche perch lo faceste al momento opportuno; voglio
allenarmi alla fatica, alla pulizia durante tutto il percorso;
e verr il giorno, signor Davide Grief, in un
luogo qualsiasi e in un modo qualsiasi, che mi sentir
cos a posto da poter dare a voi la razione che voi
deste a me. Ridurr il vostro viso come una polpetta,
da non farvi pi riconoscere dai vostri negri.
Grief era giubilante.
- Adesso s, che parlate da uomo, - grid, -
Il solo modo di battermi  di diventare un uomo. E
allora, forse...
S'interruppe, nella speranza che l'altro cogliesse
il suggerimento. Aloisio esit un istante; poi, all'improvviso,
qualcosa come un'ispirazione balen nei suoi
occhi.
- E allora, non avr pi bisogno di voi, volete
dire?
Grief assent.
- Ma questo  appunto il lato cattivo - disse
Aloisio in tono di rammarico. - Credo infatti che
non ne avr bisogno, lo vedo bene. Ma io continuer
a vivere saggiamente e nel modo migliore.
Il riflesso caldo dell'uomo nato al sole, come si
vedeva, nel viso di Grief, sembr assumere una tinta
ancor pi calda. La sua mano si sporse.
- Pankburn, mi piacete appunto per questa ragione.
Aloisio afferr la mano e scosse la testa in tono di
sincero rammarico.
- Grief - disse lamentosamente, - avete colto il
mio debole, al punto, io credo, da guarirmi per
sempre.
...
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Capitolo 6.
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In un'afosa giornata tropicale, quando l'ultimo soffio
del lontano aliseo di sud-est stava morendo per
far posto al ritorno periodico del monsone nordovest,
il Killiwake vide sullo sfondo la costa rivestita
di giungla di Francis Island. Grief, coi rilievi
alla mano ottenuti con la bussola e i binoccoli, identific
il vulcano segnato Redscar, sorpass la Owen
Bay ed entr nella Likikili Bay. Con le due baleniere
in acqua e con Carlsen che teneva il piombino, il
Killiwake s'insinu cautamente in un profondo e
stretto canale. Spiaggia non ce n'era. I mangili si
ergevano sull'orlo dell'acqua e dietro ad essi saliva
ripida la giungla, rotta qua e l da aguzze rocce. Dopo
un miglio di percorso, quando il bianco scoglio a
picco si trov a ovest-sud-ovest, lo scandaglio conferm
i dati della Guida del Sud-Pacifico e l'ancora
precipit a nove tese con un sordo rimbombo.
Per il resto di quel giorno e per il successivo sino
al pomeriggio, i naviganti rimasero sul Killiwake
in attesa degli eventi. Nessuna canoa apparve, n
alcun segno di vita umana. Tolto qualche spruzzo di
pesce o qualche strido di pappagallo, non c'era traccia
di altra vita. Solo una volta, un'immensa farfalla,
di trenta centimetri nella sua massima lunghezza,
svolazz intorno alla cima dell'albero maestro e vol
via in direzione dell'opposta giungla.
- Non val la pena di far inoltrare una barca per
vederla distrutta, - disse Grief.
Pankburn era incredulo e si offerse di andare da
solo, passando a nuoto qualora non avesse potuto
trovare una canoa.
- Non hanno dimenticato l'incrociatore germanico,
- spieg Grief. - Ed io scommetterei che
quella macchia nasconde uomini a bizzeffe. Che ne
dite, signor Carlsen?
L'antico avventuriero delle isole approv calorosamente.
Nel pomeriggio del secondo giorno, Grief ordin
di calare una scialuppa. Prese posto a prua, con la
sigaretta accesa e in un mano un corto tubo di dinamite,
avendo l'intenzione di pigliare un buon piatto
di pesci. Nel fondo dell'imbarcazione fu collocata
una mezza dozzina di fucili Winchester. Albright,
che aveva preso il timone, aveva un Mauser a portata
di mano. Tuffarono i remi; e via, lungo la parete
di vegetazione. Talora riposavano appoggiati ai remi
in mezzo a un profondo silenzio.
- Scommetto due contro uno che la boscaglia
formicola d'indigeni, - sussurr Albright.
Pankburn stette un momento in ascolto, poi accett
la scommessa. Cinque minuti dopo, scorsero
un antro pieno di triglie. I bruni rematori fermarono
il remo. Grief accost il breve fuso alla sigaretta e
lanci il tubo. Il fuso era cos corto che il bastone
esplose all'atto di toccare l'acqua, e, nello stesso
istante, anche nel cespuglio esplose la vita. Ci furono
alte grida di sfida e corpi neri e nudi saltarono innanzi
come scimmie attraverso i manghi.
Nella scialuppa, ogni fucile fu alzato, poi si attese:
un centinaio di negri, gli uni armati di antichi Sniders,
la maggior parte muniti di scuri e di lance
temprate e frecce con punta d'osso, erano ammassati
sulle radici affioranti sulla baia. Nessuno parl. I due
partiti si sorvegliavano a vicenda attraverso i venti
piedi d'acqua che li separavano. Un vecchio con un
occhio solo, dalla faccia irsuta, teneva uno Snider
sulla spalla, la canna diretta su Albright, che a sua
volta lo teneva sotto il tiro del proprio Mauser. Due
minuti dur un simile spettacolo. Si udirono i pesci
colpiti affiorare alla superficie o dibattersi mezzo
storditi nelle chiare profondit.
- Va bene, ragazzi, - disse Grief tranquillo. -
Deponete i fucili e teneteli al vostro lato. Signor Albright,
lanciate il tabacco a quel bruto con un sol
occhio.
Mentre i Rapa si tuffavano a raccogliere il pesce,
Albright gett a terra un pacco di tabacco commerciale.
Il vecchio chin il capo e contrasse il viso
tentando di sorridere. Le armi furono abbassate; gli
archi allentati; le frecce riposte nei turcassi.
- Conoscono il tabacco, - annunci Grief, quando
gl'indigeni remarono al ritorno. - Avremo visite;
aprirete una cassa di tabacco, signor Albright, e metterete
fuori qualche coltello. Ecco ora una canoa.
Il vecchio, guercio d'un occhio, da bravo capo e
condottiero, remava al largo da solo, affrontando il
pericolo per il rimanente della trib. Nell'atto in
cui Carlsen si sporgeva dal parapetto ad aiutare il
visitatore a salire, volt il capo a dire, come casualmente:
- Hanno dissepolto il danaro, signor Grief. Il
vecchio straccione ne  pieno zeppo.
Un-Occhio sal goffamente sopra coperta, grugnendo
in tono pacifico, senza celare la paura che lo
aveva pervaso e che tuttavia lo dominava. Era sciancato
di una gamba, sulla quale si vedeva una
terribile cicatrice, profonda parecchi pollici, che percorreva
la coscia dall'anca sino al ginocchio. Non portava
n vestito n fascia, ma il suo naso, perforato
in dodici punti, lasciava pendere dodici spine ossee
intagliate, s che sembrava irto come un'istrice. Intorno
al collo e gi per il suo sudicio petto pendeva
una fila di sovrane d'oro; sotto le orecchie dondolavano
mezze corone d'argento e sotto la cartilagine
fra le narici un grosso penny inglese, annerito e
verde, ma inequivocabile.
- Sentite, Grief, - disse Pankburn con disinvoltura
e padronanza di s. - Voi dicevate che non conoscono
che chicchi di collane e tabacco; benissimo;
seguite un po' il mio piano. Hanno trovato il tesoro
e noi dobbiamo impossessarcene con lo scambio di
merci. Spiegate ora all'intera ciurma che deve interessarsi
soltanto dei pennies. Mi spiego? Le monete
d'oro devono essere deprezzate, quelle d'argento tollerate.
I pennies devono essere le sole monete supervalutabili.
Pankburn s'incaric di tale contrattazione. Per il
penny al naso del Capo trib diede dieci stecche di
tabacco. Costando ogni stecca venti centesimi a Grief,
l'affare era naturalmente cattivo. Ma per le mezze
corone, Pankburn diede solo una stecca; e la fila di
sovrane, rifiut di prenderla in considerazione. Pi
egli rifiutava e pi il Capo trib insisteva per vendergliela.
Finalmente, sotto la finzione dell'irritazione
e con accondiscendenza, Pankburn diede due stecche
per la collana che costava dieci sovrane.
- Mi levo tanto di cappello davanti a voi, - disse
Grief quella sera a Pankburn, sedendo a pranzo. -
La situazione  manifesta, avete rovesciato la scala
dei valori; essi immagineranno i pennies quale possesso
inestimabile e le sovrane sotto prezzo; risultato:
si orneranno di pennies mentre vorranno farci
acquistare le sovrane, anche per un'inezia. Pankburn,
bevo alla vostra salute! Cameriere! un'altra tazza!
di t per il signor Pankburn.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Segu una settimana d'oro. Dall'alba alla notte
una fila di canoe ristavano sulle loro pagaie a duecento
piedi di distanza. Un canotto alla volta era
autorizzato ad accostarsi e solo un negro alla volta
poteva scavalcare il parapetto. Qui, sotto la tenda,
a turno di un'ora, i quattro uomini bianchi trattavano
l'affare. Il tasso di scambio era quello stabilito
da Pankburn con il Capo trib. Cinque sovrane procuravano
loro una stecca di tabacco; cento sovrane
venti stecche; di modo che, un oculato cannibale
posava sul tavolo mille dollari oro e se ne tornava,
enormemente lieto, con quaranta centesimi di dollaro
in tabacco.
- Speriamo avere abbastanza tabacco per resistere,
- mormor Carlsen nel dubbio, quando una cassa
fu ridotta a met.
Albright rise.
- Ne abbiamo cinquanta casse, da basso, - disse,
- e da quanto vedo, tre casse ci procurano cento
mila dollari. Non hanno dissepolto che un solo milione
di dollari, cosicch trenta casse dovrebbero
acquistarlo. Certo, dobbiamo considerare il margine
per l'argento e i pennies.
Pochissimi pennies e scellini apparivano nel traffico,
sebbene Pankburn ne chiedesse sempre avidamente,
al punto da far giurare agli indigeni ch'egli
non desiderasse che quelli, mostrando negli occhi
;dei lampi di bramosia ogni qualvolta gliene venivano
offerti. Fedeli alle sue teorie, i selvaggi conclusero
che dal momento che l'oro aveva un valore tanto
modesto, doveva subito essere negoziato. Un penny
del valore di cinquanta sovrane, era qualcosa da conservare
quale un tesoro. Indubbiamente, nei loro covi
della giungla, i saggi vecchi, dalle barbe grigie, complottavano
per stabilire il rialzo del prezzo sui pennies
dopo avere smerciato tutte le scorte dell'oro. E
chi sa che gli strani uomini bianchi non potessero
venire indotti a dare persino venti stecche per una
misera moneta di rame.
Alla fine della settimana, il baratto divenne pi
lento. Non ci fu che una minima pioggerella d'oro.
Qualche penny veniva con riluttanza ceduto a dieci
stecche, mentre affluivano migliaia di dollari d'argento.
Al mattino dell'ottavo giorno non si conclusero affari.
Le barbe grigie avevano maturato il loro piano
e chiedevano ora venti stecche per un penny. Il Capo
trib annunci il nuovo tasso di scambio. Gli uomini
bianchi ebbero l'idea di accogliere l'annuncio colla
maggiore seriet, poich si mostrarono a discuterlo
tra di loro sotto voce; che se il Capo trib avesse
capito l'inglese, avrebbe avuto una rivelazione assai
sensazionale.
- Abbiamo strappato qualcosa pi di ottocento
mila dollari non contando l'argento, - Grief disse,
- e questo corrisponde, all'incirca, al totale del danaro
sepolto nell'isola. Le trib della macchia pi
lontana avranno ricevuto probabilmente i rimanenti
duecentomila. Ritornate fra tre mesi e vedrete che
le avranno restituite commerciandole con questa trib,
la quale, tra l'altro, avr esaurito le proprie
scorte di tabacco.
- Sarebbe un peccato acquistare dei pennies, -
disse Albright, -  una cosa che mi mortifica.
- C' un soffio di brezza terrestre che spira -
disse Grief guardando Pankburn. - Che ne direste?
Pankburn acconsent.
- Benissimo! - Grief aveva l'aria di misurare la
forza del vento sulla propria guancia. - Signor
Carlsen, bisogna alare e tenerci pronti con le scialuppe;
questa brezza  alquanto malsicura.
Raccolse una cassa con sei o settecento stecche, la
pose nelle mani del Capo trib e aiut lo strabiliato
selvaggio a scavalcare il parapetto. Mentre la vela
maestra saliva sull'albero, un urlo di generale costernazione
si elev dai canotti sulla linea morta. E
all'atto in cui l'ancora fu levata e la prua del Killiwake
si avanz nella brezza leggera, il vecchio
Capo trib, sfidando i fucili spianati su di lui, si
mise a remare accanto alla nave facendo i segni pi
frenetici per spiegare la buona disposizione della sua
trib a vendere i pennies per dieci stecche.
- Cameriere! una noce da bere, - chiam Pankburn.
-  una cuccagna, per voi, - disse Grief. -
Cosa volete di pi?
- Ritorner con voi per quegli altri duecentomila,
- rispose Pankburn. - Nel frattempo, mi
faccio costruire una goletta per le isole. Inoltre,
faccio causa a quei guardiani della mia persona
perch mi sia reso il danaro di mio padre. perch
non devo metterli a dovere?
Gonfi i suoi bicipiti, fieramente, sotto le maniche
sottili, afferr i due dispensieri e li sollev sopra la
propria testa come pesi ginnastici.
- Suvvia ! Date una mano a quel sartiame di
prua! - strepitava Carlsen da poppa, dove veniva
issata la vela maggiore.
Pankburn depose i due dispensieri e accorse in
quella direzione, precedendo i marinai Rapa, con
due balzi, verso il punto di manovra.
...
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...
FINE.
...
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...
I DIAVOLI DI FUATINO.
...
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Capitolo 1.
...
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...
Delle sue numerose golette, tartane e velieri che
bazzicavano fra le isole dei mari meridionali, Davide
Grief amava soprattutto il Rattler - una
goletta sul tipo yacht, di novanta tonnellate, di una
tale velocit che era divenuta celebre un tempo nel
contrabbando dell'oppio da San Diego a Puget
Sound, nella devastazione dei covi del Mare di Behring
e portando armi nell'Estremo Oriente. Tenuto
d'occhio dagli ufficiali governativi, il Rattler era
stato invece la gioia di tutti i marinai e il vanto dei
suoi costruttori. Ancora adesso, dopo quarantanni
di servizio, era lo stesso antico Rattler, cos in
anticipo sulle altre navi, negli arrivi, da costringere
i marinai a constatare de visu i suoi trionfi per
poterli credere e ad accapigliarsi qualche volta tra
di loro, a parole e a fatti, nelle animate discussioni
che provocava sulle spiagge di tutti i porti da Valparaiso
alla Baia di Manila.
In quella notte, con la sua vela maestra incredibilmente
tesa, scivolava agile a quattro nodi all'ora
nel sommesso bisbiglio della brezza. Per un'ora, Davide
Grief era rimasto appoggiato al parapetto presso
l'attrezzatura anteriore sottovento, contemplando da
un lato la fosforescenza sollevata dalla goletta; il
leggero fremito della vela maestra gli dava un senso
di freschezza sulle guance e sul petto ed egli si trovava
in un istante di estasi nel ponderare tutti i pregi
della sua goletta.
- Eh!  una meraviglia, Taute, una meraviglia,
- disse alla vedetta Kanaka.
- Proprio, capitano, - rispose il Kanaka nel suo
ricco e sonoro linguaggio della Polinesia. - Da trentanni
che conosco navi, non ne ho mai vista una
simile a questa. A Raiatea la chiamiamo Fanauao.
- Nata di giorno, - tradusse Grief l'espressione
ammirativa. - Chi la chiama cos?
Sul punto di rispondere, Taute fiss davanti a s
con improvvisa intensit. Anche Grief guard.
- Terra, - disse Taute.
- S, Fuatino, - soggiunse Grief, con gli occhi
tuttora rivolti all'orizzonte illuminato di stelle, dove
c'era una macchia di buio. - Sta bene. Avvertir il
capitano.
Il Rattler scivol diritto, sinch il rilievo dell'isola
fu visibile e finch si pot distinguere l'incresparsi
delle acque e il belar delle capre, finch il
vento di terra non giunse impregnato dal profumo
dei fiori.
- Se questo canale non fosse che un crepaccio, il
Rattler, in una notte simile, avrebbe potuto traversarlo,
- not con rammarico il capitano Glass
quando vide la ruota premuta gi fortemente dal
timoniere.
Il Rattler, allontanatosi di un miglio dalla
costa, s'era fermato ad attendere l'alba prima di tentare
la pericolosa entrata a Fuatino. Era una vera
notte tropicale, senza minaccia di pioggia o di vento.
A prua, i marinai Raiatea si buttavano gi a dormire
sopra coperta, nel posto in cui cessavano il lavoro
assegnato. A poppa, il capitano, il comandante in seconda
e Grief stendevano i loro letti con svogliatezza.
Se ne stavano poi coricati a fumare e a congetturare
in tono assonnato su Mataara, la regina di
Fuatino, e circa l'affare amoroso tra la figlia, Naumoo, e Motauro.
- Sono certamente una razza romantica, - disse
Brown, il secondo. - Proprio come noialtri bianchi.
- Romantici come Pilsach, - disse ridendo Grief,
- e questo aneddoto ha gi la sua et. Quanto tempo
 trascorso, capitano, da quando vi diede lo sgambetto?
- Undici anni, - borbott, risentito, il capitano
Glass.
- Ditemi come  stata, - preg Brown. - Dicono
che non abbia pi abbandonato Fuatino.  vero?
- E come! - rispose corrucciato il capitano. -
Egli  innamorato di sua moglie, quella furbacchiona!
Rubarmi un marinaio cos buono, che divenne
del resto un buon commerciante; rubarmi un ottimo
tipo di marinaio olandese!
- Tedesco, - corresse Grief.
- Ma s, non importa, - ritorse il capitano. - Il
mare perdette un uomo bravo, in quella notte in
cui egli and a terra e Notutu pos lo sguardo su di
lui. Si vede che si guardarono bene a vicenda, perch,
in quattro e quattr'otto, ella gli pose sul capo
una corona di non so quali fiori bianchi e dopo cinque
minuti scendevano gi alla marina, tenendosi per
mano come due innamorati. Speriamo che il vento
se l'abbia portato fuori del canale quel gran banco
di corallo. Mi guasta sempre qualche lastra di rame
ogni volta che devo rimorchiare.
- Continuate la storia, - disse Brown impaziente.
-  finita. Anch'egli fin proprio allora, sposandosi
quella notte. Non fece pi ritorno a bordo; lo
vidi il giorno successivo, in una casa di paglia nella
macchia, a gambe nude; un selvaggio bianco, in mezzo
a fiori e ad altre cose, che sonava la chitarra.
Sembrava un asino in festa. Mi mand a dire di rimettergli
la sua roba ed io ribattei che prima poteva
dannarsi. Ecco tutto. Voi lo vedrete domani. Ora
hanno tre bambini - stupendi monellacci. In cabina
ho un fonografo per lui e circa un milione di ricordi.
- Poi, voi ne faceste un commerciante? - chiese
a Grief il comandante in seconda.
- E che cos'altro potevo fare? Fuatino  l'isola
degli amori e Pilsach  un amatore. Conosce la lingua
indigena; inoltre,  uno dei migliori commercianti
ch'io abbia mai avuto.  di fiducia; domani
lo vedrete.
- Sentite, giovanotto, - borbott minaccioso il
capitano Glass al suo comandante in seconda. - Siete
romantico? perch se lo siete, starete proprio a bordo.
Fuatino  l'isola della foiba romantica. Ognuno
 innamorato di qualcuno; vivono d'amore; dipende
dal latte della noce di cocco, o dall'aria, o dal mare.
La storia dell'isola negli ultimi diecimila anni non
consiste che in affari amorosi; ve lo dico io, che ho
conversato coi vecchi. Se vi colgo a scendere la spiaggia
tenendovi per mano...
La sua improvvisa interruzione attir lo sguardo
degli altri due uomini. Seguirono il suo sguardo che,
passando attraverso di loro in direzione dell'attrezzatura
di maestra, vedeva quel che vedeva: una mano
bruna e un braccio, muscoloso e umido, che veniva
a congiungersi con un'altra mano bruna e un braccio
bruno. Appariva poi una testa, coperta da lunghi
riccioli, poi un viso, con occhi neri birichini, atteggiati
a un riso selvaggio.
- Gran Dio! - esclam Brown trattenendo il
respiro. -  un fauno; un fauno marino.
-  l'Uomo Capra, - disse Glass.
-  Mauriri, - disse Grief. -  mio fratello
consanguineo per un sacro pegno in uso fra gli indigeni.
Il suo nome  il mio, e il mio  suo.
Ampie spalle brune e un magnifico petto si ergevano
sopra il parapetto; e, con tutta semplicit, quel
corpo stupendo sal sopra coperta senza rumore.
Brown, che avrebbe saputo occupare anche altra posizione
che non quella di comandante di una goletta
per le isole, era estasiato. Tutto quello che aveva
spigolato dai giornali proclamava in modo assoluto la
rassomiglianza di questo visitatore d'alto mare coi
fauni. Ma un triste fauno, giudic il giovane, quando
il Dio dei boschi dai capelli bruno-oro si avanz a
grandi passi verso Davide Grief, seduto, che gli tendeva
la mano.
- David, - disse Davide Grief.
- Mauriri, Grande fratello, - disse Mauriri.
Dopo di che, alla guisa di uomini che si sono impegnati
ad una fratellanza di sangue, ciascuno chiam
l'altro con il vero suo nome invece che col nome
dell'altro. Si misero a discorrere nel linguaggio polinesiano
di Fuatino e Brown non pot che star seduto
a cercare d'indovinare.
- Una bella nuotata per dirmi talofa - disse
Grief, mentre l'altro si sedeva ancora sgocciolante.
- Molti giorni e molte notti ho atteso la vostra
venuta, Grande Fratello, - rispose Mauriri. - Stavo
seduto sulla Grande Roccia, dove si tiene la dinamite,
della quale mi hanno fatto guardiano. Vi ho
visto arrivare all'entrata e poi ritrarvi nell'oscurit.
Sapevo che avreste aspettato il mattino ed io vi
seguii. Grossi guai ci hanno colpiti. Mataara piange
da tanti giorni in attesa del vostro arrivo.  una vecchia;
Motuaro  morto ed essa  triste.
- Spos egli Naumoo? - chiese Grief dopo aver
scosso il capo sospirando.
- S. Alla fine andarono a vivere colle capre, finch
Matauri perdon loro ed essi tornarono ad abitare
con lei nella Grande Casa. Ma lui, ora,  morto
e Naumoo lo seguir presto. Profondo  il nostro dispiacere,
Grande Fratello. Tori  morto, e Tati-Tori,
e Petoo, e Nari, e Pilsach ed altri.
- Pilsach, pure! - esclam Grief. - C' stata
un'epidemia?
- Ci sono state molte uccisioni. Ascoltate, Grande
Fratello. Tre settimane fa, venne una strana goletta.
Dalla Grande Roccia, vidi le vele di gabbia sopra il
mare; si fece rimorchiare in porto dalle sue scialuppe,
che peraltro non tonneggiavano lungo il grande
fianco e urt pi volte. Ora  alla spiaggia, dove
stanno rinforzando le assi rotte. Ci sono otto uomini
bianchi a bordo. Hanno donne di qualche isola del
lontano oriente, che parlano una lingua in tanti punti
simile alla nostra, ma differente, per quanto noi possiamo
capirle. Dicono di essere state rapite dagli
uomini della goletta. Non sappiamo, ma cantano, ballano
e sono felici.
- E gli uomini?
- Parlano francese. Lo so perch c'era un comandante
sulla vostra goletta, molto tempo fa, che parlava
francese. Ci sono due capi e non hanno l'aspetto
degli altri. Hanno gli occhi celesti come voi e sono
diavoli. L'uno  un diavolo pi grande dell'altro. Gli
altri sei sono pure dei diavoli. Non ci pagano per il
nostro ignamo, il nostro taro, il nostro frutto dell'albero
del pane. Ci prendono qualunque cosa e, se
noi ci lamentiamo, ci uccidono. Difatti fu ucciso Tori,
e Tati-Tori, e Peteo, ed altri. Non possiamo lottare
perch non abbiamo fucili, all'infuori di due o tre
molto vecchi. Maltrattano le nostre donne. Cos, fu
uccisa Motuaro, che prendeva le difese di Naumoo, la
quale ora  stata presa da loro a bordo della goletta;
fu per questa causa che venne ucciso Pilsach. Il maggiore
dei due capi, il Diavolo Grande, gli spar una
volta addosso nella sua scialuppa e due volte perch
tentava di strisciare sulla sabbia della spiaggia. Pilsach
era un uomo bravo e Notutu siede ora a casa
a gridare senza fine. Molta gente  terrorizzata ed 
andata a vivere colle capre, sebbene la montagna non
dia da mangiare a tutti; gli uomini stessi non vogliono
pi n pescare n coltivare gli orti perch tutto
viene preso dai diavoli; e noi, perci, siamo pronti a
lottare.
Grande Fratello, abbiamo bisogno di fucili e munizioni.
Ho avvertito gli uomini prima di dirigermi
a nuoto verso di voi ed essi attendono. Gli strani
uomini bianchi non sanno che voi siete arrivato. Datemi
una barca e i fucili ed io ritorner laggi prima
del levar del sole; cos che all'atto del vostro arrivo
noi saremo pronti al vostro ordine di uccidere gli
strani uomini bianchi. Non c' scampo : devono essere
uccisi. Grande Fratello, voi siete sempre stato del nostro
sangue verso di noi; uomini e donne hanno
pregato tanti di per la vostra venuta. Ed ora, eccovi
qua.
- Verr in barca con voi, - disse Grief.
- No, Fratello Grande, - rispose Mauriri. - Voi
dovete restare nella goletta. Gli strani bianchi temeranno
la goletta e non noi. Avremo fucili e loro non
lo sapranno;  soltanto alla vista della goletta in
arrivo che si allontaneranno; mandate quel giovane
con la barca.
Cos fu che Brown, smanioso di vivere qualche avventura
come ne aveva gi lette e intuite tante, prese
posto a poppa d'una baleniera, carica di fucili e cartuccie,
spinta a remi da quattro marinai di Raiatea,
governata da un fauno marino bruno-dorato e diretta
attraverso il caldo buio tropicale, verso la semi-mistica
isola d'amore di Fuatino, che era stata invasa
da pirati del ventesimo secolo.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Tracciando una linea fra Jaluit, nel gruppo delle
Marshall, e Bougainville, nelle Solomons, che venga
intersecata a due gradi a sud dell'Equatore da una
altra linea tracciata da Ukuor, nelle Caroline, si raggiunger
l'elevata isola di Fuatino in quel soleggiato
tratto di mare solitario. Abitata da una razza parente
di quella di Hawai, Samoa, Tahiti, Maori, l'isola di
Fuatino risulta l'apice del cuneo formato dalla Polinesia,
verso il lontano occidente, e fra la Melanesia
e Micronesia. Ed era appunto Fuatino che Davide
Grief raggiunse il mattino successivo, due miglia all'est
e in diretta linea col sole nascente. Perdurava
la medesima brezza e il Rattler solcava il placido
mare ad una velocit che sarebbe stata opportuna per
una goletta da isole con una brezza di forza tripla di
quella che aveva in realt.
Fuatino non era altro che un antico cratere, lanciato
in alto dal fondo del mare per opera di qualche
primordiale cataclisma. La parte occidentale, spezzata
e sgretolata al livello del mare, era l'accesso al cratere,
che ora costituiva il porto; cos che Fuatino rassomigliava
ad un ruvido ferro da cavallo, col tallone
rivolto all'ovest, all'apertura del quale, il Rattler
rivolse il timone. Il capitano Glass, coi binoccoli alla
mano e guardando la carta marina da lui tracciata
ed esposta sulla parete della cabina, si raddrizz con
una espressione in viso, ch'era di allarme, e di rassegnazione
assieme.
- Eccola, - disse. - Febbre. Non l'aspettavo prima
di domani. Mi prende sempre violenta, signor
Grief. Fra cinque minuti non avr pi testa e voi
sarete costretto a governare la goletta. Ragazzo! preparate
la mia cuccia, con molte lenzuola. Riempite
quel termo per l'acqua bollente. Il mare  cos calmo
che potreste passare lo stretto senza incidenti. Prendete
il vento in pieno e lanciate avanti la goletta.
 il solo bastimento del Pacifico Meridionale che lo
possa fare ed io so che voi conoscete la manovra.
Potete rasentare la Grande Roccia colla catena.
Aveva parlato rapidamente, quasi nel tono di un
ubbriaco, mentre la sua testa vacillava sotto l'assalto
crescente della malaria. Quando barcoll verso la scala
fra la cabina e il ponte di poppa, il suo viso si
arrossava e si punteggiava come fosse stato attaccato
da una mostruosa infiammazione o da un fantastico
deperimento. I suoi occhi diventavano vitrei, le sue
mani tremavano, i denti stridevano nello spasimo dei
brividi di freddo.
- Due ore per raggiungere la traspirazione, -
balbett con sorriso convulso. - Fra due ore sar
bell'e guarito; so per esperienza che il maledetto
attacco vuole fare tutto il suo percorso. - V-vuoi,
pre-prendete...
La sua voce si spense in un debole balbetto, mentre
precipitava nella cabina e il suo padrone prendeva
il governo della goletta, che stava appunto entrando
nel passaggio. La parte retrostante dell'isola a ferro
di cavallo consisteva in due immense montagne di
roccia, alte mille piedi; e ciascuna era spezzata dalla
parte di terra ferma e connessa con questa da una
bassa e stretta penisola. Fra le due estremit c'era
un tratto di mezzo miglio, tutto a scogliera di corallo,
che si protendeva dal sud. L'entrata che il capitano
Grass aveva chiamata crepaccio procedeva sinuosa
fino a questa scogliera, piegava nettamente verso la
estremit nord e correva lungo la base della roccia
perpendicolare; a questo punto, quasi rasentando col
fondo della chiglia la roccia dal lato del porto, Grief,
sbirciando a tribordo, pot scorgere nel fondo un banco
a meno di due tese al di sotto di lui. Con una baleniera
a rimorchio per governare e quale cautela
contro la risacca, e profittando d'una leggiera brezza,
lanci il Rattler contro l'ostacolo e scivol accanto
al grande banco di corallo senza nemmeno urtare
nella misura che sarebbe bastata per sfregiarne il
rame.
Il porto di Fuatino si apriva davanti a lui, nella
distesa circolare d'acqua di cinque miglia dall'orlo
bianco di corallo, i pendii verdeggianti salivano in
ripida ascesa su per la muraglia cupa del cratere, le
cui creste erano tutte dentellate da picchi vulcanici,
avviluppati e sormontati da nubi portate dai venti
alisei e imprigionate o attratte nelle loro gole. In ogni
crepaccio e infossamento della lava in disgregazione
vi crescevano le viti e gli alberi che strisciavano e si
ergevano, formando una verde schiuma di vegetazione.
Sottili corsi d'acqua, che apparivano sotto un
velo di umidit, scendevano serpeggianti gi a valle;
e a compire l'impressione magica del luogo il profumo
dei fiori gialli del casso impregnava l'aria calda
e umida.
Ventilato da una brezza leggera e instabile, il
Rattler veleggi nel porto. Chiamando a bordo la
baleniera, Grief frugava la costa col canocchiale. Non
c'era segno di vita. Nell'ardente luccichio del sole
tropicale, tutto dormiva, n c'era alcuno a dare il benvenuto.
Sopra la riva della spiaggia a nord, dove la
frangia delle palme di cocco celava il villaggio, pot
vedere le nere curve delle canoe nei loro capannoni
di custodia. Alla riva stazionava la strana goletta,
sulla chiglia piatta; nessun movimento era visibile su
di essa o intorno ad essa; Grief cal l'ancora a cinquanta
yarde dalla riva e a quaranta tese di profondit.
Al largo, molti anni prima, egli aveva ancorato
a trecento tese senza trovare il fondo, come era
naturale in un bacino formato da un cratere quale 
Fuatino. Quando la catena rimbomb nel precipitare
entro il foro della prua, not un numero di
indigene, dall'alta e aggraziata statura come sono
soltanto quelle della Polinesia, avvolte in fluttuanti
akus, con ghirlande di fiori nel crine, sboccare
sul ponte della goletta sopra la spiaggia. Inoltre vide,
mentre esse non vedevano, la tozza figura d'un uomo
che sbucava dalla galea, avviandosi verso la sabbia e
che scomparve poi nella verde cortina della boscaglia.
Mentre le vele venivano ammainate e legate alle
antenne, le tende tese e il sartiame ravvolto, Davide
Grief camminava sopra coperta per scovare un qualche
segno di vita in qualunque luogo all'infuori della
strana goletta. Ad un tratto ud da lontano la scarica
di un fucile in direzione della Grande Roccia, ma
siccome non segu alcun altro sparo, dovette credere
che si trattasse di qualche isolato cacciatore di capre
selvatiche.
Intanto il capitano Glass, sotto un monte di lenzuola,
aveva cessato di tremare e si trovava in piena
traspirazione.
- Fra mezz'ora sar guarito, - disse fievolmente.
- Benissimo, - rispose Grief. - Il porto  morto
ed io sbarco a terra per recarmi da Mataara e apprendere
la situazione.
-  una dura necessit, ma tenete gli occhi aperti,
- avvert il capitano. - Se non siete di ritorno fra
un'ora, mandatemi a dire qualcosa.
Grief si mise al timone e quattro dei suoi Raiatea
si curvarono sui remi; sbarcarono sulla riva ed egli
guard con curiosit le donne sotto la tenda della
goletta. Lev la mano verso di esse in atteggiamento
d'invito, ma queste si ritirarono.
- Talofa! - chiam egli.
Compresero il saluto, ma risposero:
- Iorana, - ed egli fu in tal modo edotto, che
provenivano dal gruppo delle Society.
- Huahine, - nomin con sicurezza uno dei suoi
marinai, per accennare all'isola della loro provenienza.
Grief chiese loro donde venissero; ma con risate
pi o meno significative risposero:
- Huahine.
- Si direbbe che la goletta fosse quella del vecchio
Dupuy, - disse Grief, in linguaggio Tahiti, e parlando
sommesso. - Non guardateci tanto stranamente.
Che ne dite? Non  il Valetta?
Mentre la baleniera veniva tirata sulla riva, gli
uomini guardavano furtivamente il vascello misterioso,
ostentando noncuranza.
-  il Valetta, - disse Taute. - Perdette il
suo albero maestro sette anni or sono. A Papeete ne
costruirono uno nuovo, dieci piedi pi corto, ed 
appunto questo.
- Andate su a parlare colle donne, voialtri - disse
Grief ai suoi uomini. - Potete quasi vedere Huahine
stando a Raiatea e certamente ne riconoscerete qualcuna.
Indagate il pi possibile; e se appare qualsiasi
uomo bianco, non fate tafferugli.
Egli, Grief, risal invece la spiaggia, ma sotto le
palme non c'erano porci a grufolare e le noci di cocco
giacevano dov'erano cadute e le capanne del copra
non avevano alcuna vigilanza, dando nel complesso
l'impressione d'un luogo abbandonato o colpito dalla
peste. S'imbatt poi in un vecchio, cieco, sdentato,
spaventosamente rugoso, che sedeva all'ombra e balbett
qualcosa in tono sgomento quando gli rivolse
la parola. Grief finalmente si avvicin alla Grande
Casa: tutto era nello stato di desolazione e di disordine;
non c'erano uomini o fanciulle inghirlandate di
fiori n bruni bimbi a ruzzolare all'ombra degli alberi
di avocado.
Sulla soglia della gran casa sedeva Mataare, l'antica
regina, intenta a pronunciare esorcismi e barcollante
avanti e indietro; proruppe in un nuovo pianto alla
vista di Grief, raccontando il proprio cordoglio ed
esprimendo pure il proprio rammarico di non possedere
alcun successore a cui affidare l'incarico del suo
regno.
- E insomma hanno preso Naumoo, - concluse
ella. - Motuaro  morto; la mia gente  fuggita e
sta morendo di fame con le capre; non c' nemmeno
un'anima per aprirvi una noce di cocco da bere; o
Fratello, i vostri fratelli bianchi sono dei diavoli.
- Non sono miei fratelli, Mataara, - disse Grief
in tono di conforto. - Sono briganti e ladri ed io
ripulir l'isola dalla loro presenza...
S'interruppe per voltarsi bruscamente, impugnando
la grossa pistola Colt spianata verso il viso d'un uomo,
tutto curvo, che si precipit verso di lui, sbucando
dagli alberi. Grief non premette il grilletto n l'uomo
si ferm finch non si fu prostrato ai piedi di Grief,
cominciando una sequela di bizzarri e incomposti piagnistei.
Egli lo riconobbe per quel tale che aveva
osservato sottrarsi dal Valetta e scomparire nella
macchia; ma non pot affatto capire che cosa esprimesse
finch non lo ebbe rialzato e non cess di
contorcersi, con la sua bocca convulsa dalle labbra
di lepre.
- Salvatemi, padrone, salvatemi ! - implorava l'uomo,
in inglese, sebbene fosse indubbiamente un indigeno
del Mare Meridionale. - Vi conosco! Salvatemi!
Dopo queste parole, l'uomo diede in uno sfogo violento
di pianto e non cess che quando Grief lo afferr
per le spalle e lo scosse per imporgli il silenzio.
- Vi conosco, - disse Grief. - Voi facevate il
cuoco nell'albergo di Papeete due anni or sono. Ognuno
vi chiamava Labbro di lepre.
L'uomo afferm con tutta veemenza.
- Sono ora cuoco del Valetta, - disse, spruzzando
di saliva l'interlocutore attraverso le contorsioni
della bocca, dovute al suo difetto. Vi conosco;
vi ho visto all'albergo; vi ho visto da Lavina; vi ho
visto sul Killiwake ; vi ho visto al molo del Mariposa.
Voi siete il capitano Grief e voi mi salverete.
Quegli uomini sono dei diavoli; hanno ucciso il capitano
Dupuy; a me hanno fatto ammazzare mezza ciurma;
a due spararono dai pennoni; agli altri spararono
mentr'erano in acqua; li conosco tutti. Rubarono le ragazze
da Huahine e si rinforzarono unendosi a dei
delinquenti di Noumea; aggredirono pi tardi i commercianti
delle Nuove Ebridi; uccisero il commerciante
a Vanikori, al quale rubarono due donne. Essi...
Ma Grief non ascoltava pi; ch, frammezzo agli
alberi, in direzione del porto, echeggiarono delle fucilate,
per cui si cacci di corsa verso la riva. Pirati
di Tahiti e forzati della Nuova Caledonia: una bella
massa di briganti che stavano ora attaccando la sua
goletta. Labbro-di-Lepre lo segu, sempre raccontando
la storia delle malvagit dei diavoli bianchi.
Il fuoco dei moschetti cess bruscamente come aveva
cominciato; ma Grief continu la sua corsa, presago
di fatali avvenimenti, finch, ad una svolta del sentiero,
incontr Mauriri, che correva verso di lui, proveniente
dalla riva.
- Grande Fratello, - disse ansante l'Uomo Capra,
- sono giunto troppo tardi; hanno preso la vostra
goletta. Venite! cercano proprio voi.
Torn indietro, risalendo il sentiero in direzione
opposta alla riva.
- Dov' Brown? - chiese Grief.
- Sulla Grande Roccia. Vi dir dopo. Ora venite!
- Ma i miei uomini nella baleniera?
Mauriri si trovava in preda a un'apprensione mortale.
- Sono con le donne sulla strana goletta. Non vennero
uccisi, certamente, perch hanno bisogno di
marinai; ma voi, s, che vi ucciderebbero. Ascoltate!
- Dall'acqua, proveniva un canto di caccia in lingua
francese. - Sbarcano sulla riva; hanno preso la vostra
goletta; l'ho visto io, venite!
...
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...
Capitolo 3.
...
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...
Noncurante della propria vita, Davide Grief era
munito di genuina intrepidezza, pure sapendo ben
distinguere il momento opportuno di lottare e quello
di battere in ritirata, come appunto l'attuale caso
imponeva. Su per il sentiero, dopo oltrepassati il vecchio
seduto all'ombra, e Mataara, che esorcizzava sulla
soglia della Grande Casa, segu Mauriri alle calcagna,
e dietro, come un cagnolino, arrancava
Labbro--di-Lepre. In fondo, giungevano le grida dei cacciatori.
Il passo di Mauriri era oltremodo affannoso; il largo
sentiero si stringeva sempre pi e infine svoltava a
destra, salendo rapido. L'ultima casa dal tetto di paglia
fu oltrepassata e attraverso folti boschetti di cassi
in cui sciamavano grosse vespe dorate, sbucarono in
un vero sentiero da capre. Indicando in alto una nuda
roccia vulcanica, Mauriri mostr il solco che conduceva
al suo rifugio.
- Passato quel tratto, siamo salvi, Grande Fratello
- disse Mauriri; - i diavoli bianchi non vi si
avventurano mai, sapendo che noi facciamo loro rotolare
sulle teste tutti i massi possibili, non essendoci
alcun altro sentiero; si contentano di sparare proprio
nell'attimo in cui noi balziamo dall'altro lato del
sentiero.
Dopo un quarto d'ora, giunsero appunto al passo
critico, meta degli spari dei cacciatori.
- Aspettate; e nel passare siate velocissimo, -
disse Mauriri. Balz nella vampa del sole e dal basso
scoppiett la fucileria, che batt la roccia sollevando
nuvoli di polvere, senza per colpirlo; anche Grief
pass incolume, ad eccezione d'una sferzata inflittagli
sulla spalla da una scheggia di roccia rimbalzata;
Labbro-di-Lepre, bench procedesse pi lento degli
altri due, rimase anche lui incolume.
Durante il resto del giorno, sostarono a maggiori
altezze, in un valloncello di lava e fra la vegetazione
di taro e papaia. Qui, naturalmente, Grief tracci
i suoi piani, dopo aver bene vagliata la tragicit della
situazione.
-  stata una vera iattura. Dopo tante notti trascorse
qua dai diavoli bianchi, proprio la notte scorsa
fu prescelta da loro per recarsi a pescare. Faceva
buio, quando noi si remava verso Fuatino ed essi si
trovavano in barche e canotti; siccome portano sempre
i fucili con loro, uccisero subito un Raiatea; Brown
fu molto intrepido; mentre noi si cercava di raggiungere
la riva superiore, essi ci affrontarono e noi fummo
risospinti fra la Grande Roccia e il villaggio; salvammo
i fucili e tutte le munizioni, ma perdemmo il battello;
e in questo modo appresero la nostra venuta;
Brown si trova da quella parte della Grande Roccia
coi fucili e le munizioni.
- Ma come mai non and in vetta alla Grande
Roccia per avvertirmi dell'accaduto quando giungevo
per mare? - disse Grief alquanto sorpreso.
- Non conoscevano il cammino, dato che lo conosciamo
soltanto io e le capre. Io dimenticai per questo
particolare di avvertire voi, essendo passato carponi
per il bosco allo scopo di raggiungere voi nuotando
in mare. Ma i diavoli erano nel bosco a sparare
contro Brown e contro i Raiatea, dopo di che iniziarono
la caccia alla mia persona, che dur sino allo
spuntar del giorno e continu nella mattinata laggi
nella bassura; poi giungeste voi con la vostra goletta,
vi tennero d'occhio sinch sbarcaste a terra ed io
scivolai fuori dal bosco, ma troppo tardi, ch voi
eravate a terra.
- Foste voi a sparare quel colpo?
- S, per avvisarvi della loro presenza e di marciar
cauto. Ma loro, per non tradirsi, ebbero l'astuzia
di non rispondere. Quella cartuccia era stata la mia
ultima.
- Ebbene, e voi, Labbro-di-Lepre? - chiese Grief
al cuoco del Valetta.
Il suo racconto fu lungo e ricco di dolorosi particolari.
Gi da un anno, egli salpava da Tahiti e veleggiava
attraverso le Paumotus sul Valetta, il cui
proprietario e capitano era il vecchio Dupuy. Questi,
nella sua ultima crociera, aveva imbarcato due
stranieri, assunti in qualit di comandante in seconda
e nostromo, unitamente ad un altro straniero assunto
per rappresentarlo a Fanriki; e i nomi dei due primi
erano Raoul van Asveld e Carlo Lepsius.
Sono due fratelli e l'ho saputo udendoli discorrere
al buio, sopra coperta, in un istante in cui si credevano
inascoltati, - spieg Labbro-di-Lepre.
Il Valetta fece crociera attraverso le Isole Basse,
raccogliendo conchiglie e perle alle basi di Dupuy.
Franz Amundson, il terzo straniero, prese il posto
di Pierre Gollard a Fanriki e quest'ultimo venne a
bordo per ritornare a Tahiti. Gl'indigeni affermano
che egli dovesse quasi un litro e mezzo di perle a
Dupuy; il fatto sta che la prima notte di viaggio
fuori da Fanriki si udirono dei colpi di arma da
fuoco nella cabina e subito dopo furono gettati in
mare i cadaveri di Dupuy e Pierre Gollard. I marinai
tahitiani fuggirono terrorizzati nel castello di prua,
donde non scesero a basso per ben due giorni, rimanendo
senza mangiare. Poi Raoul van Asveld mise
del veleno nel pasto che fece cuocere e servire da
me, procurando la morte a met dell'equipaggio.
- Aveva spianato il fucile contro di me, padrone;
che potevo io fare? - gemette Labbro-di-Lepre. Dei
superstiti, due s'arrampicarono in cima all'attrezzatura,
ove vennero uccisi a fucilate. Siccome Fanriki
distava dieci miglia, gli altri saltarono in mare per
nuotare e in questo atto furono pure uccisi a fucilate.
Non sopravvissero che i due diavoli ed io, la cui pelle
era loro cara per potermi far allestire le loro vivande.
In quello stesso giorno, ritornarono con la brezza a
Fanriki e presero a bordo Franz Amundson, uno della
combriccola.
Poi, segu il racconto delle opprimenti vicende di
Labbro-di-Lepre durante le lunghe peregrinazioni sulla
goletta nel lontano occidente, mentre egli si sapeva
il solo testimonio delle avvenute scelleratezze, per cui
si sentiva indubbiamente condannato alla stessa fine
degli altri non appena fosse cessato il bisogno delle
sue prestazioni. A Noumea erano stati raggiunti da
cinque forzati. A Labbro-di-Lepre non fu giammai
concesso di sbarcare a terra in nessuna isola e Grief
era stata la prima persona con cui egli avesse potuto
parlare.
- Ed ora mi uccideranno, - disse - ben sapendo
che vi ho raccontato l'accaduto. Ma io non sono poi
un codardo, poich sono pronto a rimanere con voi
e a morire con voi.
L'Uomo Capra croll il capo, s'alz e disse a Grief :
- Coricatevi qua a riposare, giacch stanotte dobbiamo
nuotare a lungo; quanto al cuoco, lo porter
ora in punti pi elevati, ove soggiornano i miei fratelli
colle capre.
...
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...
Capitolo 4.
...
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...
-  una gran fortuna che voi sappiate nuotare,
Grande Fratello, - sussurr Mauriri.
Dal canalone di lava, essi erano scesi all'estremit
della baia, ove si erano tuffati in acqua. Nuotavano
con ogni circospezione, senza rumori, Mauriri avanti
e Grief dietro. Le nere pareti del cratere salivano
tutt'intorno a loro, dando l'impressione di nuotare in
una immensa conca.
In cielo era diffusa una vaga luce dallo scintillo
delle stelle; davanti a loro, potevano scorgere le luci
del Rattler, dalla cui coperta giungeva il suono,
attutito dalla distanza, d'un inno evangelico sonato
sul fonografo e certamente inteso a schernire Pilsach.
I due nuotatori tennero verso sinistra, a rispettosa
distanza dalla goletta catturata. Risa e canti seguirono,
a bordo, la fine dell'inno e poi ricominci il fonografo;
e Grief non pot fare a meno di ghignare fra
s sulla coincidenza della propria situazione con il
canto che stava effondendosi sull'acqua cupa: Guida,
provvida luce.
- Dobbiamo infilare il canale e sbarcare sulla Grande
Roccia, - bisbigli Mauriri. - I diavoli hanno
preso possesso del paese basso. Ascoltate!
Una mezza dozzina di colpi di fucile, sparati ad
intervalli, comprovavano che Brown teneva tuttora
la Roccia e che i pirati avevano investito la stretta
penisola.
Dopo qualche ora, nuotavano gi sotto la oscura
sagoma della Grande Roccia. Mauriri, sentendo, pi
che vedendo, il proprio cammino, diresse lo sbarco
in un crepaccio, su per il quale s'arrampicarono per
un centinaio di piedi sino ad un angusto poggio.
- Rimanete qua, - disse Mauriri. - Io vado da
Brown e torner qua domattina.
- Voglio venire con voi, Fratello, - disse Grief.
Mauriri fu udito ridere nell'oscurit.
- Nemmeno voi, Grande Fratello, potete far questo.
Io sono l'Uomo Capra ed io solo conosco l'arte,
in tutta Fautino, di scalare la Grande Roccia di notte;
non solo, ma sar questa la prima volta che avr tentato
una simile impresa. Sporgete la mano e sentite;
quello  il posto in cui viene custodita la dinamite
di Pilsach; coricatevi proprio addosso al muro e state
certo che dormirete senza precipitare in basso. Ora
vado.
Ed in alto, sul frusciante spumeggiare dei marosi,
steso sulla piccola sporgenza presso una tonnellata di
dinamite, Grief predispose il suo piano di campagna,
poi pos la testa sul braccio e dorm.
Il mattino, quando Mauriri lo condusse alla vetta
della Grande Roccia, Davide Grief comprese perch
non avrebbe potuto compiere la scalata di notte; ch,
nonostante la consueta resistenza di un marinaio alle
ascensioni e all'esercizio fisico, fu non poco sorpreso
di trovarsi in grado di effettuare di giorno una simile
scalata. Sempre sotto la vigile guida di Mauriri, trovava
certi punti in cui, sporgendosi innanzi rimaneva
sospeso su un crepaccio profondo un centinaio di
piedi, sino a che le sue mani avessero potuto aggrapparsi
ad un qualsiasi punto d'appoggio dell'opposta
muraglia, dove passava. E in questa ascesa pericolosa
trov un punto in cui avrebbe dovuto spiccare un
balzo di circa dieci piedi, sorvolando una voragine
d'un mezzo migliaio di piedi spalancata su un margine
di appena sei piedi. Ebbene: malgrado lo stato
sempre normale del suo spirito, Grief vacill un istante
su una sporgenza ampia nemmeno dieci pollici,
dove sembr mancargli ogni punto di presa, a rischio
di precipitare, se Mauriri, vedendolo barcollare, non
fosse accorso, sporgendosi dall'opposta muraglia talmente
in fuori, al di sopra della voragine, da riuscire
a farlo passare; poi lo scosse vivamente per rianimarlo
dal capogiro sofferto; ed allora, e per sempre,
Grief cap per quale motivo Mauriri fosse stato denominato
l'Uomo Capra.
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Capitolo 5.
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La difesa della Grande Roccia aveva i suoi lati favorevoli
e quelli sfavorevoli: inespugnabile all'assalto,
due uomini potevano mantenerla contro diecimila.
Inoltre, dominava l'entrata dal mare. I due uomini
della goletta, Raoul Van Asveld e il suo sosia, erano
imbottigliati. Grief, in possesso della tonnellata di
dinamite che aveva trasportata pi in alto sulla Roccia,
era padrone della situazione, come ne diede la
prova convincente un bel mattino, quando, avendo
gl'improvvisati padroni della goletta tentato di prendere
il largo, col Valetta alla testa e la baleniera
che la rimorchiava con l'equipaggio degli uomini
catturati a Fuatino, Grief e l'Uomo Capra guardavano
in basso a strapiombo, proprio dirimpetto, al
sicuro riparo di una roccia a trecento piedi d'altezza;
accanto a loro c'era il proprio fucile, nonch un lucente
acciarino, un grosso fascio di tubi di dinamite,
muniti del fuso e dell'esplodente. Quando la baleniera
giunse sotto a loro, Mauriri tentenn il capo,
dicendo :
- Sono nostri fratelli; non possiamo sparare.
Davanti, sul Valetta, c'erano parecchi marinai
Raiatea di Grief; e a poppa, un altro alla ruota. I
pirati erano sotto coperta e sull'altra goletta, ad eccezione
di uno, il quale se ne stava in piedi nel mezzo
del bastimento, col fucile in mano, e come riparo
teneva Naumoo, la figlia della regina, vicinissima
a s.
- Quello  il diavolo capo, - sussurr Mauriri,
- ed i suoi occhi sono azzurri come i vostri.  un
uomo spaventoso; guardate come tiene stretta Naumoo
per renderci impossibile il tiro!
La poca aria che c'era, consentiva alla goletta un
procedere assai lento.
- Parlate inglese? - chiese Grief verso il basso.
L'uomo trasal, alz il fucile alla posizione perpendicolare
e guard in alto, facendo movimenti con
celerit felina, rivelando nell'espressione del viso abbronzato
dell'uomo biondo una straordinaria disposizione
combattiva e la brutale indifferenza per l'assassinio.
- S, rispose; - che cosa volete?
- Virate di bordo o faccio saltare la vostra goletta,
- avvert Grief. Soffi nel bastoncello infiammato e
sussurr all'Uomo Capra:
- Dite a Naumoo di strapparsi da lui e correre a
poppa.
Dal Rattler, vicino a poppa, giunse lo scoppiettio
dei fucili e le pallottole crepitarono contro la
roccia. Van Asveld rideva in atto di sfida e Mauriri
chiam la donna per parlarle nel linguaggio nativo.
Quando la goletta giunse nel punto pi direttamente
sottostante, Grief vide Naumoo svincolarsi dalla stretta
dell'uomo ed egli, istantaneamente, accost l'acciarino
al capo della miccia dal breve fuso, mise il viso
al riparo della Roccia e lasci cadere la dinamite.
Van Asveld stava facendo sforzi per riafferrare la
ragazza ed era con essa in piena lotta. L'Uomo-Capra
teneva il fucile spianato su di lui e non attendeva che
l'attimo per far scattare il grilletto. La dinamite colp
la coperta in blocco compatto, rimbalz, e rotol
dentro l'imbrunale di sabordo. Van Asveld la vide
ed esit, poi, con la ragazza, corse a poppa in cerca
di scampo. L'Uomo-Capra fece fuoco, ma frantum
l'angolo della cucina di bordo. Il crepito delle pallottole
da parte del Rattler intanto s'intensific e i
due uomini sulla Roccia si appiattarono per ripararsi.
Mauriri voleva tentare, dopo un breve istante,
di rendersi conto di quello che accadeva a basso, ma
Grief lo trattenne, osservando :
- Il fuso  troppo lungo; so bene come regolarmi
al prossimo lancio.
Questo, diceva Grief mezzo minuto prima dell'esplosione.
Che cosa avvenisse dopo di essa, non lo poterono
sapere per qualche tempo, poich i tiratori del Rattler
avevano preso posizione per mantenere un
fuoco nutrito; anzi, dopo la scarica di due pallottole,
Grief arrischi una sbirciata in basso e pot constatare
che il Valetta, con la coperta di sabordo e il
parapetto squarciati, sbandava affondando, mentre andava
alla deriva in direzione del porto; nello stesso
tempo si arrampicavano a bordo del Rattler gli
uomini e le donne di Huahine, che, rimasti dapprima
celati nella cabina del Valetta, avevano ora raggiunto
a nuoto il Rattler sotto il fuoco di protezione.
Gli uomini di Fuatino, che stavano prima rimorchiando
la baleniera, avevano strappato la corda
e percorso il canale a tutta forza di remi.
Ma ecco che dalla riva della penisola la scarica
di quattro fucili avvert che Brown e i suoi uomini
avevano forzato il cammino fra la giungla per raggiungere
la riva e dare man forte, cos che le pallottole
cessavano ora di arrivare sulla Grande Roccia e
Grief e Mauriri unirono il loro tiro a quello degli
altri. Ma purtroppo l'obbiettivo era insensibile, poich
gli uomini del Rattler rispondevano al fuoco
dal castello di prua, mentre il vento e la marea
spingevano la goletta pi all'interno. Quanto al Valetta,
non ce n'era pi traccia, essendo affondato nel profondo
gorgo del cratere.
A questo punto, Raoul Van Asveld prese due precauzioni
che, dimostrando il suo acume e sangue freddo,
suscitarono la schietta ammirazione di Grief. Sotto
il fuoco dei fucili del Rattler, costrinse gli uomini
di Fuatino a raggiungerlo, arrendendosi; in secondo
luogo e nello stesso tempo, imbarcati in una scialuppa
del Rattler la met dei suoi briganti, li
lanciava sulla spiaggia e attraverso la penisola, impedendo
in tal modo a Brown di spostarsi verso la parte
maggiore dell'isola; anzi, gli spari intermittenti che si
succedettero nel rimanente della mattinata rivelarono
a Grief come Brown venisse sospinto verso l'altra
parte della Grande Roccia, per cui la situazione rimaneva
nel complesso invariata, ad eccezione dell'avvenuto
affondamento del Valetta.
...
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Capitolo 6.
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I difetti della posizione sulla Grande Roccia erano
di indole vitale, perch non c'era n cibo n acqua.
Per parecchie notti, Mauriri, accompagnato da un
uomo dei Raiatea, raggiunse a nuoto la baia per procurarsi
i rifornimenti; poi, venne la notte in cui, al
riflesso delle luci sull'acqua, vennero sparati dei colpi
addosso a loro; e da quel momento fu assediato tutto
il fianco della Grande Roccia prospiciente sull'acqua.
- Strana situazione, - notava Brown, che veniva
ora coinvolto in pieno nelle vicende avventurose da
lui apprese anteriormente attraverso la storia dei mari
del Sud; - noi teniamo Raoul e non possiamo lasciarcelo
sfuggire, ed egli, a sua volta, tiene noi e
non pu lasciarci sfuggire; non pu dunque andarsene
e noi dobbiamo morire d'inedia per bloccarlo.
- Se cadesse un po' di pioggia, - diceva Mauriri,
dopo ventiquattro ore in cui venne a mancare l'acqua,
- si riempirebbero i bacini delle roccie. Grande
Fratello, questa notte dobbiamo procurare dell'acqua
noi due, essendo questa una bisogna da uomini prodi.
La stessa notte, difatti, muniti di gusci di noce
di cocco della capacit di oltre un litro ciascuno,
debitamente tappati, Mauriri condusse Grief in basso
sino alla riva scendendo la penisola della Grande
Roccia, ove nuotarono per uno spazio di non oltre
cento piedi. A questo punto poterono udire il colpo
di un remo che veniva tuffato nell'acqua o forse
l'urto d'una pagaia contro una canoa. Erano gli uomini
nelle barche di guardia.
- Aspettate qui, - sussurr Mauriri, - e tenete
i recipienti.
Si tuff, nuotando sott'acqua, mentre Grief, guardando
col viso all'ingi, seguiva le bollicine fosforescenti,
le quali, dopo un primo luccichio, si offuscavano
e svanivano. Dopo un minuto, che parve a Grief
assai lungo, ecco Mauriri affiorare nuovamente, e senza
il minimo rumore, al fianco di Grief.
- Ecco! Bevete!
La lunga zucca era piena e Grief bevve della fresca
acqua dolce, portata dalle profondit salate.
- Scorre fuori dalla terra, - disse Mauriri.
- Sul fondo?
- No; il fondo scende tanto in basso quanto le
montagne al disopra dell'acqua. C' per una sorgente
alla profondit di cinquanta piedi e voi dovete scendere
finch ne sentirete la freschezza.
Grief, seguendo il metodo dei pescatori di perle
nel riempire e svuotare i propri polmoni, si cal
gi, sentendo dapprima il sapore salato alle labbra
e il caldo dell'acqua sulle carni; poi, essendo sceso
pi in basso ancora, cominci a sentire una vaga frescura
e un sapore meno salino, per trovarsi infine
interamente immerso in una fresca corrente sotterranea.
Tolse il piccolo turacciolo dal recipiente e,
mentre l'acqua dolce vi affluiva gorgogliando, gli
venne fatto improvvisamente di osservare il luccichio
fosforescente d'un grosso pesce, che, simile a uno spettro
marino, scivolava lentamente accanto a lui.
Risalito alla superficie, vi rimase per porgere i
recipienti a Mauriri, il quale, riabbassandosi e subito
risollevandosi, li prendeva uno ad uno per riempirli.
- Qui ci sono dei pescicani, - disse Grief, mentre
nuotavano di ritorno verso la spiaggia.
- Macch! - rispose Mauriri; - non sono che
pescicani innocui. Noialtri a Fuatino siamo fratelli, per loro.
- Ma io ho visto dei pescicani veri e propri.
- Quando arriveranno quelli, Grande Fratello, noi non avremo pi acqua da bere, a meno che non piova.
...
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Capitolo 7.
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Una settimana pi tardi, Mauriri e un Raiatea ritornarono
coi gusci vuoti. Il pescecane vero era giunto
nel porto; e il giorno successivo soffersero la sete sulla Grande Roccia.
- Bisogna tentare la sorte, - disse Grief. - Stanotte
andr a prendere l'acqua con Mautan. Domani
notte, Fratello, andrete voi con Tehaa.
Grief pot attingere soltanto tre buoni litri, ma
poi sopraggiunsero i veri pescicani, che li misero in
fuga. Erano in sei uomini, sulla Roccia; e un mezzo
litro d'acqua al giorno, col calore soffocante del medio
tropico, non basta a dissetare nemmeno una persona.
La notte successiva, Mauriri e Tehaa ritornarono
sprovvisti d'acqua; ed il giorno dopo Brown ebbe a
conoscere il tormento della sete : le labbra gli si
screpolarono a sangue, la bocca gli si rivest di vischio
gommoso e la lingua gli si gonfi tanto da non potere
essere contenuta nella bocca.
Grief, lo stesso giorno, si rec con Mautan nel
fresco torrente di acqua dolce, attraversando, sempre
a nuoto, l'acqua salata. Riempirono a turno i loro
recipienti, dopo essersi dissetati a saziet. Poi ritornarono
alla Roccia Grande.
Quanto al cibo, ne avevano poco. Sulla Roccia non
c'era vegetazione e sui suoi fianchi non c'erano che
molluschi gi in fondo, sulla riva battuta dai marosi
e dove l'accesso era troppo ripido e pericoloso; qua
e l, in qualche crepaccio accessibile, sostavano alcuni
molluschi e ricci di mare, che venivano a stento
racimolati.
Un giorno, con un pezzetto di carne di fregata,
riuscirono ad agganciare un pescecane e da quel momento,
servendosi della sua carne come esca, poterono
al bisogno pescare altro pesce.
L'acqua per rimaneva il loro pi imperioso bisogno;
Mauriri pregava frattanto il Dio delle capre di
far piovere, mentre Taute implorava il Dio Missionario,
e gli altri due coisolani, infedeli, invocavano
le deit dei loro antichi tempi pagani. Grief, dal canto
suo, ghignava e rifletteva. Brown, infine, con lo sguardo
furibondo, con la lingua annerita e mezza fuori
di bocca, lanciava maledizioni, specialmente al fonografo,
che all'imbrunire soleva suonare inni evangelici
sulla coperta del Rattler. Particolarmente un
inno: Oltre il Sorriso e il Pianto, lo metteva totalmente
fuori dai gangheri.
Era il canto favorito, perch lo suonavano pi spesso.
Brown, in preda alla fame e alla sete, poteva
mantenersi inerte sulle rocce finch ascoltava gli
ukulele e le chitarre, gli hulas e gli himines
delle donne di Huahine. Ma quando s'iniziava il
Coro della Trinit, non poteva pi contenersi.
Una sera, mentre la voce del tenore emetteva, unitamente
all'ordigno, le solite parole:
Oltre il riso e il pianto
Presto sar,
Oltre il risveglio e il sonno,
Oltre la semina e il raccolto,
Presto sar,
Presto sar.
Brown scattava e con lui faceva scattare alla cieca
il grilletto in direzione della goletta, con l'immancabile
eco delle risate beffarde di quegli uomini e di
quelle donne, a cui seguivano nutrite scariche di fucileria.
Proprio in quella notte, Grief e Mauriri tornarono
con un solo guscio pieno e Grief con una striscia
sanguigna di sei pollici riportata dal ruvido contatto
col pescecane al cui assalto era miracolosamente sfuggito.
...
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Capitolo 8.
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...
Un bel mattino di buon'ora, prima che il sole fosse
gi alto, giunse inattesa la proposta di trattative da
parte di Raoul Van Asveld; e fu Brown che rec la
notizia dagli avamposti situati fra le roccie a un
centinaio di yarde, mentre Grief stava accovacciato
su un focherello, intento ad arrostire sulla graticola
una fetta di carne di pescecane. Le ultime ventiquattro
ore erano state fortunate, per la buona raccolta che
era stata fatta di alghe e ricci di mare; inoltre Tehaa
aveva catturato un pescecane e Mauriri un ottopus
di gran mole alla base del crepaccio che ospitava il
deposito della dinamite; senza contare due brillanti
spedizioni compiute per attingere acqua, e senza incontri
coi pescicani.
Brown annunci dunque che Raoul desiderava
recarsi da Grief per un colloquio, notando - diceva
Brown - che Raoul voleva in fondo investigare soltanto
a che punto fosse la loro riserva di viveri.
- Venga pure, - disse Grief.
- E noi lo uccideremo, - esclam l'Uomo-Capra.
Grief croll il capo.
- Ma lui  un assassino d'uomini, Grande Fratello,
una bestia e un diavolo, - protest egli.
- Non deve essere ucciso, Fratello. Il nostro uso
 di tener fede alla parola data.
- Un uso pazzo.
- Ma pure usiamo cos, - rispose gravemente
Grief, voltando la fetta di pescecane sui carboni accesi
e notando lo sguardo avido di Tehaa, che ne sentiva
l'odore, ansando. - Non lasciatevi scorgere in questo
atteggiamento alla presenza del Gran Diavolo e
abbiate anzi l'aspetto d'ignorare che cosa sia la fame.
Ecco qua : cuocete questi ricci di mare ; e voi, Grande
Fratello, cuocete questo calamaro; inviteremo il Gran
Diavolo a banchettare con noi e nulla dobbiamo risparmiare,
cuocendo ogni cosa.
E, sempre arrostendo le carni, Grief si lev quando
Raoul Van Asveld entr a grandi passi nel campo,
seguito da un grosso terrier irlandese e senza commettere
l'errore di porgere la mano a Grief.
- Salve! - disse Raoul, - vi conosco per nome.
- Volesse il cielo che io non vi avessi invece mai
conosciuto per nome, - rispose Grief.
- Ci non importa, - ribatt Raoul. - Prima di
sapere chi fosse il mio avversario, credevo aver a che
fare con uno dei soliti capitani mercantili; e questa
sola fu la causa per cui mi lasciai da voi imbottigliare.
- Ed io vi confesso con mia vergogna di non aver
creduto alla vostra capacit tattica, - disse Grief
con un sorriso. - Vi presi per uno dei soliti ladri
arraffatori e non per un pirata e un assassino di vera
intelligenza, sola causa della perdita della mia goletta.
Bisogna rendere onore al merito.
Raoul ebbe una vampa di sdegno sotto la pelle abbronzata,
ma si contenne. Il suo sguardo vagava sulla
ricca scorta di cibo e i recipienti colmi d'acqua, sebbene
cercasse di nascondere la propria stupefazione
per tanta abbondanza. La sua statura era alta, slanciata,
ben proporzionata; e Grief, squadrandolo, comprendeva
il carattere di quell'uomo dal viso: aveva
gli occhi arditi e penetranti, per quanto un pochino
troppo vicini l'uno all'altro per controbilanciare la
spaziosit della sua fronte, del mento, della mascella
e degli zigomi assai sporgenti. Il suo viso esprimeva
una forza non comune, sebbene Grief vi sentisse
vagamente la mancanza di qualcosa d'indefinibile.
- Siamo entrambi degli uomini forti, - disse
Raoul con un inchino; - un centinaio d'anni fa
avremmo potuto lottare per la conquista di qualche
impero.
Grief s'inchin alla sua volta, osservando:
- Nella nostra presente situazione, stiamo per
indegnamente calpestando le leggi coloniali di quegli
imperi che un secolo fa avremmo forse foggiato noi
stessi !
- Ogni cosa finisce in polvere, - osserv Raoul
in tono sentenzioso, sedendosi. - Proseguite il vostro
pasto e non lasciatevi interrompere.
- Non ci fate compagnia?
L'altro lo guard, scrutandolo bene, poi accett.
- Ho le mani attaccaticce dal sudore, - disse. -
Posso lavarmi?
Grief fece cenno affermativo e ordin a Mauriri
di portare un guscio d'acqua. Raoul fiss gli occhi
di Mauriri, ma non vi scorse che una grande noncuranza
per il prezioso boccale d'acqua sparso sul terreno.
- Il cane ha sete, - disse Raoul.
Grief approv e un altro guscio fu portato per
l'animale. Ancora una volta, Raoul scrut lo sguardo
degl'indigeni, ma nulla assolutamente pot intravvedere.
- Mi spiace di non potervi offrire il caff, - si
scus Grief; - dovete contentarvi di pura acqua. Un
guscio, Tehaa. Assaggiate un pezzetto di questo pescecane;
poi c' del calamaro, dei ricci di mare e insalata
di alghe marine. Peccato che non possiamo offrirvi
un po' di fregata; i miei ragazzi, ieri, erano svogliati
e perci non ne hanno cercate.
Con un appetito a tutta prova, Grief mangiava
senza economia, gettando, con suprema noncuranza,
i resti al cane.
- Temo di non essermi ancora abituato a questi
pasti primitivi, - sospir alzando la testa dal pasto,
- dato che ero solito mangiare i cibi conservati che
ho sul Rattler, e coi quali avrei ora potuto fare
un pasto cos gustoso; ma questa porcheria... - Prese
mezza libbra di carne arrostita e la lanci al cane.
- Ma credo, continu, - che ormai me li verr a
pigliare se non vi arrenderete.
Raoul diede in una risata sardonica, e disse scandendo
le parole:
- Sono appunto venuto a trattare le condizioni.
Grief scosse il capo.
- Non ci sono condizioni. Vi ho acciuffato e non
intendo transigere.
- Come! voi siete convinto di potermi inchiodare
in questo buco! - grid Raoul.
- Voi non lo lascerete da vivo, se non in doppie
catene, - disse Grief scrutando il proprio ospite con
aria pensosa. - Ho trattato gi con vostri pari tempo
addietro e li ho conciati per le feste facendo pulizia
nei mari del Sud. Voi siete... come devo dire?... una
specie di anacronismo... un retrogrado e noi dobbiamo
eliminarvi. Per me, io vi consiglierei di far ritorno
alla goletta e di farvi saltare le cervella, dato che
vogliate sfuggire al destino che vi attende.
Il colloquio, da parte di Raoul, fu infruttuoso,
poich era convinto che gli uomini della Grande Roccia
potessero resistere degli anni: fortuna che non
pot assistere allo spettacolo di Tehaa e degli uomini
Raiatea, i quali, nell'atto in cui Raoul prese la via
del ritorno, si lanciarono carponi sulle roccie ad
afferrare i resti lasciativi dal cane per succhiarli e
finire di spolparli.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
- Ora bisogna soffrire la fame, Fratello, - disse
Grief, - dato un simile banchetto abbondante di
cibo e d'acqua fresca; ma son certo ch'egli, il Gran
Diavolo, non avr pi la pazienza di attendere il
nostro esaurimento e tenter presto di lasciare Fuatino;
fors'anche domani; e allora, questa notte, bisogna
che noi dormiamo sulla vetta della roccia, mentre
Tehaa, ch' un buon tiratore, dormir con noi se 
capace di scalare la roccia.
Infatti, di tutti i Raiatea, non c'era che Tehaa
capace di affrontare la scabrosa ascensione di quelle
punte rocciose, e l'alba successiva lo trov in un infossamento
barricato di rocce, a una novantina di
metri a destra di Grief e Mauriri.
Il primo avvertimento venne dato dalla fucileria
di Brown e dei suoi due Raiatea che segnalarono il
tentativo di ritirata dei pirati, seguendo gli assedianti
attraverso la giungla fino alla riva. Dai recessi
del fronte roccioso, Grief non poteva veder nulla; in
seguito il Rattler fece la sua apparizione per tentare
il passaggio. Come prima, gli uomini di Fuatino
prigionieri rimorchiavano con la baleniera e Mauriri,
dietro il consiglio di Grief, grid loro in linguaggio
nativo le dovute istruzioni mentre passavano lentamente
al di sotto. A fianco di Grief giacevano parecchi
fasci di tubi di dinamite, ben legati e con fusi estremamente corti.
Il ponte del Rattler era popolato: davanti, col
fucile alla mano, fra i marinai Raiatea, stava un pirata,
che Mauriri indic come il fratello di Raoul; a
poppa, vicino al pilota, stava un altro pirata, contro
il cui petto si trovava legata, in atteggiamento stanco,
Mataara, l'antica regina. Dall'altro lato del timoniere
si trovava, col braccio al collo, il capitano Glass; e
nel mezzo della nave, come prima, c'era Raoul, al
quale era legata, fronte a fronte, Naumoo.
- Buon giorno, signor David Grief - grid Raoul verso l'alto.
- Eppure vi ho ammonito che avreste lasciata
l'isola soltanto in doppie catene, - grid Grief in
direzione della goletta sottostante.
- Ma voi non potete ammazzare la vostra gente
che ho a bordo, - rispose l'altro.
La goletta procedeva lenta, a sbalzi, secondo la forza
impiegata dai rematori della baleniera ed era quasi
giunta all'altezza di Grief e Mauriri. I rematori, senza .
cessare il loro movimento, allentarono la forza dei
remi, sebbene minacciati dal fucile dell'uomo che stava a guardia.
- Gettate, Grande Fratello! - grid Naumoo verso
l'alto, nel linguaggio di Fuatino; - sono disposta a
morire. Egli tiene pronto il coltello per tagliare la
corda in caso di pericolo, ma provvedo io a tenerlo
stretto. Non abbiate paura, Grande Fratello. Gettate,
gettate diritto la dinamite, addio!
Grief esitava; poi abbass l'acciarino che aveva
riattizzato col soffio.
- Gettatela! - esort l'Uomo-Capra.
Grief esitava ancora.
- Se il Rattler prende il largo, Grande Fratello,
Naumoo muore lo stesso. Che vale la sua vita in
confronto a quella di tutti gli altri?
- Se lanciate dinamite o sparate un solo colpo di
fucile, uccidiamo tutti coloro che sono a bordo, -
grid Raoul verso l'alto. - Vi ho messo nel sacco,
Davide Grief. Voi non potete uccidere questa gente
ed io lo posso! Ma basta!
Quest'ultima frase era rivolta a Naumoo, che stava
chiamando verso l'alto nel proprio linguaggio nativo,
ma Raoul afferrandola al collo con una mano la obblig
al silenzio. A sua volta, Naumoo serr le proprie
braccia addosso a lui e guard in alto verso Grief
con espressione implorante.
- Gettatela, signor Grief, e siate la loro perdizione,
- tuon il capitano Glass con la sua voce profonda.
- Sono degli assassini sanguinari e la cabina
ne  piena.
Il pirata che stava legato con la vecchia regina brand
il fucile in atto di minacciare il capitano Glass,
quando Tehaa, che si trovava un po' discosto sulla
roccia, fece scattare il grilletto in direzione del pirata;
il quale, colpito, lasci sfuggire l'arma di mano;
sent rattrappirsi le gambe, poi cadde sopra coperta
trascinando con s la regina.
- Orza! orza! - grid Grief.
Il capitano Glass e gli uomini Kanaka girarono
tutta la ruota cos che la prua del Rattler fu
rivolta verso la roccia, mentre, nel mezzo della nave,
Raoul lottava ancora con Naumoo; ma il fratello
corse in suo aiuto, scampando ai rapidi spari di
Tehaa e dell'Uomo-Capra. Nell'atto in cui il fratello
di Raoul poneva la bocca del proprio fucile al fianco
di Naumoo, Grief tocc l'esca all'estremit della miccia
nella spola del fuso e il fucile sparava nello stesso
istante in cui Grief lanciava con entrambe le mani
il pesante fascio dei tubi micidiali sul ponte; Naumoo
cadeva in quell'attimo; siccome il fuso era questa
volta abbastanza corto, l'esplosione avveniva fulminea
e quella parte del Rattler, assieme a Raoul,
al fratello e a Naumoo, saltava in aria con assordante
fracasso.
Il fianco della goletta era sfracellato ed essa sband
immediatamente. Dalla prua, ogni marinaio Raiatea
saltava in acqua e il capitano Glass accoglieva il primo
uomo che sbucava dal boccaporto con un tremendo
calcio in viso, mentre veniva subito dopo travolto e
calpestato nel fuggi-fuggi generale. Dietro i pirati,
venivano le donne Huahine e mentre tutti si buttavano
in acqua, il Rattler colava orizzontalmente
a fondo vicino alla base della Roccia.
Grief guardava in basso e vedeva il movimento che
si svolgeva sott'acqua; -Mataara, a una tesa sotto la
superficie, si svincolava dal corpo del pirata morto e
riguadagnava la superficie a nuoto e, scorgendo il
capitano Glass che, non potendo nuotare, stava per
affogare, si tuffava per parecchi metri, impavida,
nuotando verso di lui, lo raggiungeva e, malgrado la
propria et, lo sosteneva, aggrappandosi all'albero
di coltellaccio tuttora emergente.
Cinque teste, bionde e brune, erano mescolate a
quelle dei polinesiani che punteggiavano la superficie.
Grief, col fucile alla mano, non aspettava che l'attimo
per far fuoco; l'Uomo-Capra sparava un minuto dopo
un colpo felice, giacch pot osservare il corpo di
uno di quegli uomini che affondava lentamente. I
marinai Raiatea dovevano avere la loro rivincita:
grandi, muscolosi, nuotavano lesti come pesci,
impegnando la lotta coi pirati. Li trascinavano in fondo
al mare e poi li abbandonavano facendoli annegare.
Nello spazio di dieci minuti, tutto era finito. Le
donne di Huahine, ridendo insulsamente, erano aggrappate
ai fianchi della baleniera. I marinai Raiatea,
in attesa di ordini, stavano attorno all'albero di
trinchetto, al quale erano aggrappati il capitano Glass
e Mataara.
- Povero Rattler ! - esclam lamentosamente
il capitano Glass quando raggiunse Grief coi marinai.
- Niente affatto, - ribatt Grief; - entro una
settimana l'avremo riattato, riattrezzato e riprenderemo
la nostra crociera. - Rivolgendosi poi alla regina,
le chiese in tono affettuoso : - Che ne  di voi,
Sorella ?
- Naumoo  andata, come pure Motuaro, Fratello,
ma Fuatino  ancora nostra; il giorno  appena spuntato;
manderemo a chiamare la mia gente lass fra
le rupi e questa sera, finalmente, ci raduneremo nella
nostra amata Grande Casa.
- Gi da anni, - riprese il capitano Glass, -
c'era bisogno di una nuova attrezzatura laggi a poppa,
al timone; i cronometri, invece, rimarranno inattivi
per tutto il resto della crociera.
...
.
...
Fine.
...
.
...
I MOTTEGGIATORI DI NEW GIBBON.
...
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...
Capitolo 1.
...
.
...
- Ho un po' paura a portarvi a New Gibbon, -
disse Davide Grief; - di risultati non se ne sono
avuti fintantoch voi e i britanni non mi deste mano
libera e non lasciaste in pace la localit.
Wallenstein, il Commissario Residente tedesco di
Bougainville, versandosi in un bicchiere un abbondante
whiskey con soda, sorrise.
- Noi ci leviamo tanto di cappello davanti a voi,
signor Grief, - disse in ottimo inglese. Quello che
avete fatto nell'isola del diavolo  addirittura miracoloso
e ci guarderemo bene dall'intrometterci anche
in avvenire;  un'isola indiavolata e il vecchio Koho
rappresenta lo scoglio insuperabile. Non siamo mai
riusciti a sottometterlo:  un mentitore e nello stesso
tempo non si pu dire pazzo;  un Napoleone negro,
un cacciatore di teste, un Talleyrand antropofago.
Mi ricordo che sei anni fa, quando sbarcai l da un
incrociatore britannico, i negri si diedero alla macchia,
ma parecchi rimasero, e fra questi c'era la sua
moglie pi recente. L'aveva lasciata appesa ad un albero
per un braccio, esposta al sole, per ben due
giorni; noi la slegammo, ma la poveretta dovette soccombere.
Altre tre donne aveva legate a dei pali dentro
la fresca acqua corrente sino al collo: si trov che le
loro ossa erano rotte; e le giunture ammaccate; pare
che lo scopo di questa infamia sia di render pi
tenere le loro carni per quando sar il momento di
mangiarle. Pensate : erano ancora in vita, dando prova
di possedere una vitalit eccezionale; una di loro, la
pi vecchia, trascin la sua esistenza per altri dieci
giorni. Per noi sar sempre un mistero come voi abbiate
potuto riuscire a venire ad una transazione pacifica
con un simile mostro.
- Pacifica, proprio, non direi, - rispose Grief.
- Questo  gi di pi di quello che noi raggiungemmo
coi nostri incrociatori. N i tedeschi n gli
inglesi poterono mai individuarlo; il primo siete
stato voi.
- No; il primo  stato Mac Tavish, - obbiett
Grief.
- Ah, gi, me lo ricordo... quello scozzese piccolo,
secco. - Wallenstein sorseggi il suo whiskey. -
Lo chiamano il Para-fastidi, nevvero?
Grief approv.
- E dicono che la paga che gli date voi  superiore
alla mia o a quella del Residente britannico.
- Temo che sia vero, - ammise Grief. - Vi dir,
senza voler fare confronti - che egli se la merita
anche, dedicando il suo tempo ad appianare le divergenze;
 uno stregone; ed  stato lui a collocare il
mio danaro a New Gibbon; ora  laggi a Malaita
ad avviare una piantagione per conto mio.
- La prima?
- Non c' nemmeno una stazione commerciale in
tutta Malaita; ecco l la piantagione; ci si arriva in
una mezz'ora. - Porse il binoccolo al suo ospite. -
Ecco laggi, a sinistra, i ricoveri per le barche; al
di l, ci sono le baracche; e a destra i depositi di
copra. Abbiamo sempre sete e il vecchio Koho s'incivilisce
abbastanza per permettere alla sua gente di
portarci le noci; ecco la foce del torrente in cui
trovaste le tre donne ad ammollire le proprie carni.
Il Meraviglia, veleggiando davanti al vento, procedeva
diritto verso l'ancoraggio, seguendo mollemente
il moto delle onde cristalline. L'aria era pesante
di umidit tropicale ed il cielo era tutto cosparso di
plumbee nubi informi. L'aspro paese era avvolto
dalla nuvolaglia da cui emergevano foscamente i promontori
e le sommit dell'isola; a distanza di neanche
un miglio, si addensava una burrasca violenta. In
questo quadro appariva l'umida, grassa, selvaggia isola
di New Gibbon, situata a cinquanta miglia sottovento
di Choiseul, geograficamente del gruppo delle
Solomons. Politicamente, era divisa per met dalla
zona d'influenza germanica e britannica, per cui il
controllo era condiviso dai due Residenti Commissari,
per quanto, nel caso di New Gibbon, il controllo esistesse
soltanto nei documenti dei rispettivi uffici coloniali,
non essendoci, n essendoci mai stato, un controllo
effettivo in quell'isola. I pescatori del pesce
spada l'avevano un tempo frequentata e poi trascurata;
i commercianti di legno di sandalo l'avevano
abbandonata; i reclutatori di negri non erano mai
riusciti ad accaparrare un solo isolano per il loro
lavoro ed anzi, nell'epoca in cui il Dorset era stato
catturato insieme all'intera ciurma, avevano tutti abbandonata
l'isola per sempre. Pi tardi, c'era stato il
tentativo di una societ germanica di avviarvi una
piantagione di noci di cocco; ma dopo il succedersi
di parecchi dirigenti, era stata abbandonata e non pochi
lavoratori ci avevano rimesso la testa, senza che
gl'incrociatori germanici e britannici riuscissero mai
a ridurre alla ragione quei negri selvaggi. Nemmeno
il tentativo, pi volte ripetuto da societ di missionari,
di far la pacifica conquista dell'isola, aveva avuto
un migliore risultato. Per ben quattro volte, erano
stati cacciati dall'isola dalle malattie e dai massacri;
e gl'incrociatori e i tentativi di pacifica conquista si
erano succeduti all'infinito con il medesimo negativo
risultato. I cannibali ridevano del crepito dei proiettili,
tenendosi nascosti nella folta boscaglia; e dopo
partite le navi da guerra, riedificavano tranquillamente
le loro case dal tetto di paglia distrutte dai bianchi,
e ricostruendovi i forni di antichissima foggia.
New Gibbon era una grande isola di almeno centocinquanta
miglia di lunghezza e la met di larghezza.
La sua costa, sopravvento, era inaccessibile per assoluta
mancanza di ancoraggi e di accessi ed era abitata da
numerose trib guerriere - almeno lo era stata sino
all'intervento di Koho, il quale, come un Kamehameha,
era riuscito, a forza di astuzie, a confederare
in una salda compagine la maggior parte delle trib
di New Gibbon. La sua politica d'interdire ogni rapporto
con uomini bianchi mirava, molto saviamente,
a preservare la propria gente dal servaggio e aveva
seguito questa sua tattica anche dopo la visita dell'ultimo
incrociatore, finch un bel giorno approd Davide
Grief con Mac Tavish, il Para-fastidi, sulla deserta
spiaggia che aveva un tempo accolto le baracche
germaniche e le varie case missionarie inglesi.
Nuove guerre e false paci si avvicendarono, dato
che l'imperioso, piccolo scozzese sapeva creare e rimediare
i torbidi, non contentandosi di tenere la spiaggia,
ma importando selvaggi di Malaita per intraprendere
nella giungla le incursioni necessarie alla caccia
del cinghiale. Bruci villaggi sino a stancare in Koho
il desiderio di ricostruirli e, quando ebbe catturato
il figlio maggiore di Koho, costrinse il vecchio capo
ad un colloquio, annunciandogli di voler iniziare lo
scambio di teste, deciso com'era a prendersi lo scotto
di dieci teste della gente di Koho per ogni testa perduta
dai bianchi. Koho apprese in seguito che lo
scozzese era uomo di parola e fu soltanto allora che
venne stabilita una pace duratura. Nel frattempo
Mac Tavish aveva costruito il bungalow) e le baracche,
aveva epurata la giungla lungo la spiaggia e
avviata in piena regola la piantagione, e dopo aver
tutto assestato per bene, si era recato a rimettere ordine
nella tenuta di Tasman, colpita da un'epidemia
di rosolia che era stata attribuita alla piantagione di
Grief dagl'indiavolati dottori di quei selvaggi. Una
volta, un anno dopo, era stato richiamato a mettere
ordine a New Gibbon; e Koho, avendo dovuto pagare
una multa di centomila noci di cocco, si accorse che
valeva meglio mantenere la pace e cedere le noci nella
forma normale di vendita, anche perch ormai si sentiva
invecchiare e dato che una pallottola Lee-Enfield
ricevuta nel polpaccio lo aveva reso zoppo per tutta
la vita.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
- Ho conosciuto un individuo a Hawaii, - diceva
Grief, - l'amministratore d'una piantagione di zucchero,
che adoperava un martello e un chiodo di
dieci penny.
Sedevano sull'ampia veranda del bungalow, osservando
Worth, il factotum di New Gibbon, che stava
medicando la squadra dei malati, lavoratori della
Nuova Georgia, - una dozzina in tutto, fra cui uno a
cui dolevano i denti, che era stato messo in coda
alla fila; Worth aveva fallito nel suo primo tentativo
ed ora stava asciugandosi la fronte madida di sudore,
tenendo la tenaglia con l'altra mano.
- Ma quel tale ha anche rotto pi d'una mascella, -
asser Worth in tono arcigno.
Grief croll il capo.
- Almeno, cos diceva lui; anzi affermava che con
questo metodo era sempre riuscito al primo tentativo.
- Posso dire qualche cosa anch'io, - aggiunse il
capitano Ward, - poich quando ero secondo su
d'un trasporto, quel vecchio usava un martelletto di
legno e una punta d'acciaio, e strappava il dente al
primo colpo asciutto e pulito.
- Io uso la tenaglia, - brontol Worth, arcigno,
introducendola nella bocca del negro, e mentre tirava,
il paziente gemeva e si sollevava dallo spasimo. -
Datemi mano e tenetelo fermo, - invoc il factotum.
Grief e Wallenstein afferrarono il negro e lo tennero
fermo, mentr'egli si contorceva, cercando di svincolarsi
dalla loro stretta con tale impeto che tutti
venivano sospinti avanti e indietro. Egli serrava tutti
i denti sulla tenaglia, ed era un sudare generale in
quell'afa. Il paziente aveva gi rovesciato la sedia e
il capitano Ward desistette allora dal nuovo tentativo
versandosi una bibita, e cercando di rincuorare il
gruppo. Bisognava tener duro e difatti quando essi
riuscirono a ridurre all'immobilit il paziente, Worth
inizi l'operazione; questa volta il dente scricchiol
finalmente, e salt fuori.
In mezzo a tanto scompiglio, nessuno si accorse di
un ometto che aveva salito zoppicando le scale, rimanendo
a guardare la scena con curiosit. Koho era conservatore;
ch, non avendo i suoi avi logorato mai
alcun capo di vestiario, voleva rimanere fedele a
quest'uso e non portava neppure la fascia pi primitiva.
Le numerose perforazioni visibili nel suo naso,
nelle sue labbra, nelle orecchie, attestavano le sue
antiche simpatie per la decorazione personale, che
oramai trascurava completamente; difatti i buchi praticati
nei lobi delle sue orecchie, li aveva addirittura
lacerati e dovevano essere stati ben grandi a giudicare
dai due lembi di carne avvizzita che arrivavano a
toccare quasi le sue spalle. Egli non guardava pi
che all'utile; e in uno dei numerosi buchi minori
praticati nell'orecchio destro portava una corta pipa
di argilla. Intorno alla vita portava una cintura di
cuoio imitato e fra essa e la nuda pelle era infilata
la nuda lama d'un lungo coltello; sospesa alla cintola
si vedeva la sua noce betel di bamb e la scatola
del vischio; ed in mano teneva un fucile Snider a
canna corta e foro ampio.
Il suo aspetto era sudicio al massimo grado; il
corpo era deturpato da cicatrici, fra cui la peggiore
era quella procuratagli da una palla Lee-Enfield al
polpaccio sinistro, ridotto a met dimensioni a causa
della carne avvizzita; la sua bocca grinzosa tradiva
i pochi denti rimastigli; viso e corpo erano, nel complesso,
rattrappiti e flosci; ma i suoi occhi piccoli e
rotondi, convergenti, erano molto rilucenti, mobili,
espressivi e molto rassomiglianti all'occhio della scimmia.
Stette a guardare, con una smorfia di scaltro. La
evidente soddisfazione che gli dava il tormento babbuino
del paziente era naturale, dato che egli viveva
in un mondo di dolore. Egli ne aveva sopportato la
sua parte infliggendone agli altri una dose ben maggiore.
Nel momento in cui la tenaglia tolse il dente
strappato, strisciando sugli altri denti e uscendo dalla
bocca con un suono ibrido, gli occhi del vecchio
Koho sfavillarono di gioia, rivolti al povero negro
che, stramazzato sul suolo della veranda, emetteva
gemiti strazianti tenendosi la testa chiusa fra le mani.
- Credo che stia per svenire, - disse Grief,
curvandosi sulla vittima. - Capitano Ward, dategli
una bibita, vi prego; e fareste meglio a prenderne una
anche voi; e voi, Worth, che tremate come una foglia,
prendete qualcosa anche voi.
E ne prender una anch'io, - disse Wallenstein,
tergendosi il sudore dal viso. Il suo sguardo incontr
l'ombra di Koho sul pavimento e la segu sino alla
persona del vecchio capo. - Salve! chi  mai costui?
- Salve, Koho! - disse Grief affabilmente, per
quanto conoscesse qualcosa di meglio da offrirgli che
non una stretta di mano. Koho osservava d'altronde
il principio assoluto inculcatogli dai dottori di magia
degli indigeni: vale a dire di non metter mai la
propria pelle in contatto con quella di un bianco.
Worth e il capitano Ward, del Meraviglia, salutarono
Koho, ma il primo aggrott le ciglia alla vista
dello Snider, avendo anche lui stabilito sull'isola una
norma assoluta e cio che nessun isolano indigeno
potesse accedere a lui nella piantagione con armi addosso,
per non indurre la brava gente a farne uso
onde facilitare la conclusione delle pratiche in corso.
Perci il factotum batt le mani, e un negro inserviente,
reclutato da San Cristobal, accorse e dietro
un cenno di Worth tolse il fucile dalla mano del visitatore
per portarlo nell'interno della casa.
- Koho, - disse Grief presentando il Residente
germanico, - a questo grande padrone appartiene
Bougainville; te ne d la mia parola,  grande padrone.
Koho, memore delle visite dei vari incrociatori
germanici, sorrise con un lampo di sgradevole reminiscenza
negli occhi.
- Non dategli la mano, Wallenstein, - avvert
Grief. -  prescritto ai negri di non darla. - Poi
si rivolse a Koho: - In fede mia, voi diventate
troppo grasso rimanendo solo; presto sposerete nuova
Maria, eh?
- Troppo vecchio individuo me, - rispose Koho
tentennando malinconicamente la testa; nessuna Maria
amare me, io amare kai-kai (cibo), me vicino
morire tutto insieme. - Gett uno sguardo significativo
all'indietro a un lungo vetro: - Me piacere
rum.
Grief croll il capo:
- Tambo ( cosa abituale) con negro individuo.
- Eppure niente tambo con negro individuo, -
ritorse Koho, rafforzando l'affermazione coll'indicare
il disgraziato che gemeva.
- Egli individuo malato, - spieg Grief.
- Me individuo malato.
- Voi individuo molto falso, - disse Grief ridendo.
- Rum tambo, sempre tambo. Ora, Koho,
abbiamo grande parlare con questo grande individuo
padrone.
E lui, e Wallenstein e il vecchio capo sedettero
sulla veranda per conferire di affari di stato. Koho
ebbe le meritate felicitazioni per la pace da lui
mantenuta ed egli, affermandosi stanco di lotte a cagione
della propria vecchiaia, giur pace di nuovo e
in sempiterno. Poi venne messo sul tappeto il progetto
di una piantagione germanica alla distanza di venti
miglia pi in gi sulla costa; naturalmente, si sarebbe
acquistato il terreno da Koho pagandolo in tabacco,
coltelli, perle di vetro, pipe, ascie, denti di marsuino,
danaro di conchiglie, ma niente rum. Mentre continuava
il discorso, Koho, che guardava attraverso la
finestra, poteva vedere Worth mescolare medicine e
riporre bottiglie nello scaffale, nonch a suggellare
le sue fatiche coll'ingerire rum scozzese; e Koho
osserv la bottiglia con ogni cura; si ferm una
buon'ora dopo la fine del colloquio in attesa dell'attimo
opportuno; ma essendoci sempre stato qualcuno
l presente, e avendo finalmente visto Grief e Worth
sedersi per intavolare una discussione d'affari, dovette
purtroppo abbandonare l'idea d'involare la bramata
bottiglia.
- Me andare con goletta, - annunci egli voltando
le spalle e zoppicando.
- Come sono mai i potenti, una volta decaduti! -
disse Grief ridendo. - Pensare che costui  quel
medesimo Koho, assassino dalle mani rosse di sangue
nelle Solomons, che tenne in iscacco per tutta la
vita due delle maggiori potenze mondiali; ridotto,
ora, ad andar a bordo a far la corte a Denby e a
strappargli una goccia di rum.
...
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...
Capitolo 3.
...
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...
Per l'ultima volta in vita sua, il nostruomo del
Meraviglia perpetr un giuoco pratico e scapito di
un indigeno. Si trovava nel quadrato a verificare la
lista della merce caricata nelle scialuppe, quando arriv
Koho zoppicante gi per la scaletta e and a
sedersi al tavolo, davanti a lui.
- Tutto insieme me vicino morire, - cominci
il vecchio capo ormai scevro anche dalle antiche
passioni carnali; - me non amare Maria, me non
amare kai-kai ; me troppo malato individuo ; me
vicino morire. - La lunga pausa che segu gli serv a
mostrare in viso il vago bisogno di un digestivo,
proprio per quel suo stomaco ch'egli andava tastandosi
colla cautela e coll'espressione di un sofferente;
poi incalz: Pancia appartenere me troppo malata;
segu altra pausa, che doveva indurre Denby a
suggerire un dato rimedio; e dopo un lungo, doloroso
sospiro definitivo, ecco il coronamento dell'espressione
sino allora trattenuta: - Me amare rum.
Denby rise, ma in tono tutt'altro che consenziente;
era gi stato assediato altre volte dalle insistenti
preghiere del cannibale per aver delle bibite, ma il
pi rigoroso tambo prescritto da Grief e da Mac
Tavish era appunto il divieto assoluto di fornire dell'alcool
agli indigeni di New Gibbon. Il male si 
che Koho aveva potuto fare la conoscenza personale
della deliziosa ubbriacatura nei bei tempi della sua
giovinezza, dopo la cattura da lui compiuta della goletta
Dorset, sebbene vi avessero partecipato tutte
le sue trib, col conseguente esaurimento immediato
dell'intera scorta conquistata, al punto che pi tardi,
quando ebbe a capitanare i suoi guerrieri contro lo
incrociatore germanico, ebbe la saggia precauzione di
appropriarsi di tutti quanti i liquori per l'uso esclusivo
della sua persona, dopo aver fatto di una dozzina
di liquori un'unica e ricca mescolanza, dalla birra
col chinino sino all'assenzio e all'acquavite d'albicocche.
Questo beveraggio gli dur per dei mesi, lasciandogli
poi una sete che doveva diventare inestinguibile
sino all'ultimo giorno della sua vita. D'altronde,
data la predisposizione all'alcool di ogni selvaggio,
ormai il suo stomaco lo reclamava imperiosamente;
ne erano sintomi uno strano ronzo alle orecchie nonch
una vaga, gradevole sensazione di esultanza allorch
ne vedeva.
Contrariato nella sterile sua vecchiaia dal contatto
ormai vano colle donne, dimentico degli antichi odi
ormai smussati, egli non desiderava pi niente altro
che il fuoco vivificatore del magico liquido sgorgante
dalle bottiglie - d'ogni sorta di bottiglie, - che ricordava
con tenace nostalgia, specialmente nelle lunghe
ore in cui, seduto al sole, rivangava malinconicamente
la spettacolosa orgia goduta ai bei tempi della
piantagione germanica da lui spazzata.
Denby si mostr pietoso: studi i sintomi del vecchio
capo e gli offerse delle compresse dispeptiche
tolte fuori dalla cassetta medicinale, nonch delle
pillole e uno svariato assortimento d'innocue tavolette
e capsule; invano; Koho rifiutava tenacemente,
tanto pi ricordandosi di una certa capsula di chinino
ch'egli aveva addentata al tempo della cattura
del Dorset e di una polvere bianca che si erano
divisa due dei suoi guerrieri, per mettersi poi a letto
e morire in pochi giorni fra gli spasimi pi atroci;
no, nelle droghe non aveva fiducia, riponendola invece
tutta quanta nei liquidi delle bottiglie, i soli
capaci di refrigerare il suo palato, infondendogli un
calore giovanile e procurandogli sogni ardenti.
- Rum, buon individuo, - ripeteva in tono lamentoso
e con l'insistenza che  propria della vecchiaia.
Questo fu il punto in cui Denby commise l'errore
destinato a divertirlo. Girando dietro a Koho, dischiuse
lo stipo farmaceutico e ne tolse una bottiglia della
capacit di quattro once e recante l'etichetta : essenza
di mostarda ; mentre fingeva l'atto di toglierne
il tappo per berne il contenuto, sbirciava Koho nello
specchio fissato alla parete spostando a met la persona
per sorvegliarlo attentamente. Poi schiocc le
labbra, facendo udire una leggera tosse di soddisfazione
mentre posava la bottiglia, dimenticando intenzionalmente
di richiudere lo stipo a chiave e riguadagnando
la propria sedia. Dopo un calcolato istante,
si recava sul ponte; ma in realt, si fermava in capo
alla scaletta ad ascoltare. Dopo brevi istanti, il silenzio
venne interrotto da un violentissimo, soffocante
accesso di tosse. Denby sorrise fra s e ridiscese con
noncuranza la scala; la bottiglia era stata messa al
suo posto sullo scaffale ed il vecchio sedeva nell'identica
posizione, suscitando in Denby la pi schietta e
segreta ammirazione per il suo sangue freddo: bocca,
labbra, lingua, ogni membrana sensibile erano avvolti
in una vampa di fuoco; ansava con un affanno simile
alla tosse, mentre gli occhi schizzavano lagrime che
gli colavano lungo le guancie; fosse stato un uomo
di salute ordinaria, Koho avrebbe tossito al punto
da soffocarne; invece si manteneva in atteggiamento
composto e arcigno, lasciando appena trasparire la
persuasione di essere stato giocato. Nei suoi occhi
per c'era l'odio selvaggio, tale da mettere il gelo in
corpo a Denby. Si lev fieramente, dicendo:
- Me andare via; voi chiamare barca per me.
...
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...
Capitolo 4.
...
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...
Quando ebbe visto Grief e Worth partire a cavallo
per fare un giro nella piantagione, Wallenstein si
sedette nel salone comune, mettendosi a esaminare e
ripulire la sua pistola automatica con olio lubrificante
e vecchi stracci, accanto al tavolo, con sopra
l'inseparabile rum scozzese e numerose bottiglie di soda,
oltre ad un'altra bottiglia speciale, quasi piena, che
si trovava l per caso, con la stessa scritta del rum,
ma il cui contenuto era invece un olio lenitivo mescolato
da Worth per il proprio cavallo e ch'egli aveva
trascurato di mettere a posto.
Durante il suo lavoro, Wallenstein adocchi dietro
la finestra il nostro Koho salire il sentiero dell'aia
anteriore, zoppicando frettolosamente e moderando
poi l'andatura nell'avvicinarsi alla veranda, per assumere
infine un contegno normale e dignitoso all'atto
di entrare nel salone. Si sedette a osservare la pulitura
dell'arma, senza dare alcun segno del fuoco che
gli divorava la bocca, le labbra, la lingua. Trascorsi
cinque minuti, eccolo ricominciare:
- Rum, buon individuo. Me piacere rum.
Wallenstein sorrise, crollando il capo; e fu in quel
punto che una idea indiavolata gli sugger un tiro
birbone, anche questo l'ultimo tiro da lui giocato a
un indigeno e la cui idea gli fu suggerita dalla rassomiglianza
delle due bottiglie poste sul tavolo. Depose
i vari pezzi della pistola smontata, si prepar una
ricca miscela, cambi posto alle bottiglie mentre voltava
il tergo a Koho, scol il bicchiere, poi, con l'aria
di cercare qualche cosa, usc dal salone. Dal di fuori
ud subito il violento colpo di tosse, ma al suo ritorno
il vecchio sedeva come ignaro di tutto, sebbene il
liquido della bottiglia fosse abbassato di livello e
oscillasse ancora.
Koho si alz, batt le mani e quando venne il negro,
dichiar di volere il proprio fucile. L'uomo and
a prenderlo, poi, come d'uso, accompagn il visitatore
gi per il sentiero, e giunto al cancello porse il fucile
al suo proprietario. Wallenstein, ridendo tra s, osserv
il vecchio capo zoppicare lungo la riva in direzione
del fiume.
Alcuni minuti pi tardi, nel rimontare la pistola,
ud l'eco lontana di una fucilata. Dapprima pens
a Koho, poi non ci fece pi caso, dato che Grief e
Worth avevano preso seco dei fucili e avevano probabilmente
tirato a qualche piccione; si lasci ricadere
sulla sedia, ridendo, arricci i suoi baffi gialli e
poi si assop. All'improvviso, fu svegliato di soprassalto
dalla voce concitata di Worth, che gridava di
fuori :
- Sonate compana grande! Sonate tanto, troppo!
Sonate come inferno!
Wallenstein balz alla veranda in tempo per vedere
il direttore sorvolare col cavallo la siepe del sentiero
e lanciarsi gi per la riva dietro a Grief che
lo precedeva a tutto galoppo. Un grande crepito
e colonne di fumo provenienti dai noci di cocco attestavano
l'incendio delle baracche, mentre la grossa
campana della piantagione sonava all'impazzata; e il
Residente germanico, accorso in basso alla riva, vide
le scialuppe allontanarsi in fretta dalla goletta.
Baracche e capannoni, dal tetto di paglia, erano
avvolti dalle fiamme. Grief sbuc dalla cucina, tenendo
per una gamba un nudo bimbo negro a cui
mancava la testa.
- La cuoca  l dentro, - disse a Worth. - Anche
lei  decapitata; era troppo pesante e ho dovuto
venir via alla svelta.
-  colpa mia, - interruppe Wallenstein. - 
tutta opera di Koho, perch gli ho lasciato bere del
lenimento da cavalli apprestato da Worth.
 Scommetto che si  celato nella macchia, - disse
Worth, saltando sul suo cavallo e partendo. - Oliviero
 laggi presso il fiume; speriamo che non si sia
imbattuto proprio in lui.
Il direttore galopp via fra gli alberi. Pochi minuti
dopo, mentre i resti carbonizzati delle baracche crollavano
fragorosamente, lo udirono chiamare e lo raggiunsero
sull'orlo del fiume; sedeva ancora a cavallo,
pallidissimo, e osservava qualcosa sul terreno : era
il corpo di Oliviero, il giovane assistente del direttore,
per quanto difficilmente riconoscibile, poich
gli mancava la testa. Gli agricoltori negri, accorsi
dal loro campo e ansimanti, si affollavano intorno
al luogo dell'omicidio e dietro la istruzione di Grief
improvvisarono una barella per il morto.
Wallenstein era pervaso da un sincero cordoglio e
pentimento di schietto tedesco, e i suoi occhi s'inumidirono
di pianto; ma poi cominci a imprecare,
preso dall'esasperazione e giurando vendetta; e nel
tentativo di afferrare il fucile di Worth, una macchia
di schiuma biancheggi sulle sue labbra.
- Niente di tutto questo, - comand Grief severamente;
- rimettetevi, Wallenstein, e non perdete
le staffe.
- Ma voi lo lascereste fuggire? - grid furibondo
al tedesco.
-  gi fuggito. La macchia comincia proprio qui
al fiume e voi potete chiaramente scorgere il guado
preso da lui per traversare; ormai  gi nei covi dei
cinghiali e il rincorrerlo sarebbe come cercare lo spillo
in un mucchio di fieno ; oltre a ci, qualcuno
dei suoi giovani ci coglierebbe, senza contare che
quelle tane sono irte di agguati, come sapete, di
cavit appuntite di spini avvelenati e tutto il resto.
Mac Tavish e i suoi selvaggi sono i soli capaci di praticare
quei covi, sebbene tre dei suoi uomini ci siano
rimasti l'ultima volta. Ritorniamo a casa. Stassera
udremo i corni, i tamburi di guerra e tutto l'inferno
che si scatena. Non ci assaliranno, ma terranno tutti
i nostri uomini serrati alla casa, signor Worth. Venite!
Al ritorno, lungo il sentiero s'imbatterono in un
negro che emetteva dei gemiti e gridava a tutta voce.
- Tappare bocca appartenere voi! - vocifer
Worth. - Quale causa voi fare fracasso?
- Koho finire due mucche, - rispose il negro
tirando l'indice in modo significativo attraverso la
gola.
- Le ha ammazzate, - disse Grief, - il che significa
pi niente latte, per qualche tempo, Worth; vedr
io di farne venire un paio da Ugi.
Wallenstein si mostrava inconsolabile, finch Denby,
tornato a terra, confess il tiro fatto con l'essenza
di mostarda. Da quel momento, il Residente tedesco
si chet in misura sorprendente, arricciandosi fieramente
i baffi gialli, e continuando a maledire le Solomons
con giuramenti fatti in quattro lingue.
Il mattino seguente, la boscaglia faceva segnali di
fumate, visibili dall'albero maestro del Meraviglia.
Da promontorio a promontorio e dentro la fitta giungla,
le colonne di fumo s'innalzavano in volute; remoti
villaggi sui picchi pi elevati, al di l degli
estremi limiti mai raggiunti da Mac Tavish nelle sue
incursioni si univano a questo muto linguaggio e attraverso
il fiume infieriva un concerto infernale di
corni, mentre da tutti i lati echeggiava per miglia
e miglia, attraverso l'aria cheta, il profondo e tonante
rullio dei grandi tamburi di guerra - costruiti con
immensi tronchi d'albero, scavati col fuoco e strumenti
di pietra e di conchiglia.
- Rimanete ritirato, - disse Grief al suo direttore;
- devo recarmi a Guvutu; non usciranno all'aperto
per attaccarvi; ma tenete rinchiuse le squadre
degli operai e interrompete il diboscamento fino
dopo la burrasca, e ricordatevi che uccideranno chiunque
osasse uscire. Soprattutto poi non ostinatevi assolutamente
di cercare Koho nella macchia, che vi
farebbe la pelle; aspettate Mac Tavisch e non muovetevi;
lo mander su con una compagnia dei suoi
selvaggi, essendo il solo uomo in grado di penetrare
all'interno; e fino al suo arrivo, Denby rester con
voi. A voi non importa, Denby, nevvero? Mac Tavish
ve lo mando col Wanda, col quale potete far
ritorno per raggiungere il Meraviglia. Il capitano
Worth se la cava senza di voi, per la durata di questo
viaggio.
-  proprio quello che pensavo di fare, - rispose
Denby; - non avrei mai sognato di far nascere un
simile putiferio con uno scherzo; voi vedete che in
un certo senso ne assumo la responsabilit.
- Sono io altrettanto responsabile, - interfer
Wallenstein.
- Ma sono io che ho cominciato.
- Forse  vero, ma io ho continuato.
- E Koho ha finito il giuoco, - disse Grief.
- Ad ogni modo rimarr anch'io, - disse il tedesco.
- Credevo che voi veniste con me a Guvutu, -
protest Grief.
- Lo credevo anch'io; ma siccome questa giurisdizione,
dove ho commesso la pazzia,  anche di
mia competenza, rimarr per contribuire a rimettere
le cose a posto.
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Capitolo 5.
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A Guvutu, Grief mand a Mac Tavish tutte le necessarie
istruzioni per mezzo di una tartana di reclutamento
che stava giusto salpando per Malaita. Il
capitano Ward fece vela sopra il Meraviglia per
le Isole Santa Cruz; e Grief, noleggiata una scialuppa
con una ciurma di prigionieri negri dal Residente
britannico, attravers il canale di Guadalcanar per
esaminare le terre di Penduffryn.
Tre settimane dopo, su un tranquillo specchio d'acqua,
a vele spiegate, traversava i canali coralliferi ed
ancorava a Guvutu. Il porto era deserto, tolta una
piccola tartana ancorata presso gli scogli e che rinonobbe
essere il Wanda ; doveva essere appena
arrivata da Tulagi poich la sua ciurma negra stava
ancora ammainando le vele. Al momento di raggiungere
il Wanda, Mac Tavish in persona gli tese una
mano per tirarlo a bordo.
- Come va? - chiese Grief; - non siete ancora
partito?
Mac Tavish accenn di s, dicendo:
- E ritornato; tutto  in ordine a bordo.
- Come va a New Gibbon?
- Niente di nuovo, almeno sino al momento della
mia partenza, eccetto qualche piccola novit che un
occhio esperto potrebbe facilmente notare anche da
lontano.
Mae Tavish era un tipo calmissimo, piccolo quanto
Koho e altrettanto secco, dalla carnagione di mogano,
dagli occhi piccoli e inespressivi di color celeste e pi
simili a due punte di succhiello che a due occhi di
scozzese. Senza paura, senza entusiasmo, ribelle ai
malanni, insensibile al clima, privo del minimo sentimentalismo,
era sparuto, amaro, gelido quanto una
serpe. Che il suo presente sguardo corrucciato preannunciasse
cattive nuove, Grief se ne rese conto.
- Fuori le notizie, - disse; - che cosa  accaduto?
-  un fatto detestabile, una vera vergogna, questo
burlarsi di negri pagani, - rispose; - inoltre 
costoso; venite da basso, signor Grief; per fare il mio
rapporto staremo meglio prendendo un bicchiere.
Passate.
- Come potete appianare le cose? - gli chiese
il suo padrone non appena furono seduti nel quadrato.
Il piccolo scozzese croll la testa.
- Non c'era nulla da appianare; dipende tutto
dal modo di vedere. Si potrebbe anche dire che tutto
era gi appianato, prima ancora del mio arrivo.
- Ma la piantagione, uomo, la piantagione?
- Niente piantagione: tutti gli anni del nostro
lavoro sono sfumati in nulla. Siamo tornati al punto
di partenza dei nostri sforzi, di quelli dei missionari,
dei tedeschi e alla solita conclusione; non c' pi
neppure una pietra sull'altra; le cose sono ridotte a
nere ceneri; ogni albero  troncato e i cinghiali dissotterrano
le patate dolci. Di quei negri della Nuova
Georgia, una falange cos bella, e composta di un centinaio,
e che vi era costata tanto, non uno  rimasto
per riferire gli avvenimenti.
S'interruppe e cominci a rovistare in un cassetto
sotto la scala del boccaporto.
- Ma Worth? Denby? Wallenstein?
- Stavo appunto per dirvelo. Guardate.
Mac Tavish tir fuori un sacco intessuto con paglia
di riso e ne vot sul pavimento il contenuto. Davide
Grief si contrasse tutto, di scatto, trovandosi davanti
alle teste dei tre uomini che aveva lasciato a New
Gibbon; i baffi gialli di Wallenstein avevano perduto
la loro fierezza e pendevano flosci sul labbro superiore.
- Io non so dire come sia avvenuto, - riprese la
voce lugubre dello scozzese; ma sospetto che abbiano
voluto andar a scovare il vecchio diavolo nella macchia.
- E dov' Koho? - chiese Grief.
- Tornato alla macchia e ubbriaco come un turco;
ecco come ho potuto ricuperare le teste; era troppo
ubbriaco per stare in piedi; lo portarono via quando
invasi il villaggio; e se ora volete liberarmi dalle teste,
vi sar tanto obbligato. - Trasse un sospiro,
poi continu: - Non dubito che si faranno loro i
soliti funerali e si seppelliranno; ma secondo il mio
modo di pensare, potrebbero costituire un'ottima curiosit,
giacche ogni museo che si rispetti pagherebbe
volentieri cento quid per ogni testa. Val meglio
bere ancora una goccia; siete un po' pallido; ecco,
ingoiate questo, e se volete un consiglio, signor Grief,
opponetevi severamente ad ogni scherzo contro i negri,
perch  sempre fatale ed  anche un passatempo
molto costoso.
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Fine.
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UN CONTICINO DA REGOLARE CON SWITHIN HALL.
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Capitolo 1.
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Dopo un ultimo lungo sguardo alla cerchia ininterrotta
del mare, Davide Grief si cal gi dall'albero
con svogliatezza lungo la scala a corda che metteva
su coperta.
- Leu-Leu, la corallina isola col lago, dev'essersi
sommersa, signor Snow - diss'egli al giovane pilota,
sul cui viso gi si vedeva la preoccupazione.
- Quest'isola, se pure c', dev'essere sotto il livello dell'acqua,
e noi vi siamo passati sopra due volte, o
almeno sul posto dove dovrebbe essere. Oppure il
cronometro si  guastato, o io non so pi navigare.
- Dev'essere il cronometro, padrone, - rispose il
pilota. - Voi sapete che ho fissato le varie posizioni
e che esse corrispondevano alle vostre.
- S, - borbott Grief, annuendo tristamente,
- difatti all'incrocio delle mie linee e delle vostre
doveva esserci il centro di Leu-Leu. Certamente  colpa
del cronometro; qualche ingranaggio che non funziona.
Fece alcuni passi preoccupato verso la sponda della
goletta, e diede un'occhiata alla scia. La goletta,
spinta da una discreta brezza, percorreva da nove
a dieci nodi.
- Meglio metterla sotto vento, signor Snow. Spiegate
quella vela. Il cielo si sta coprendo, e non ritengo
che potremo osservare le stelle questa sera; quindi
manterremo la nostra posizione, e rileveremo la latitudine
domani. Cos fanno sempre i vecchi navigatori.
Munita di forte timone, con un pesante assito, con
bordo alto, lo Zio Toby era la goletta pi lenta e
pi sicura che Davide Grief possedesse. Faceva corse
regolari fra le isole Banks e il gruppo di Santa Cruz
e verso le varie isole coralline al nord-ovest, dove i
commercianti nativi, suoi corrispondenti d'affari, raccoglievano
copra, tartarughe di mare dal becco d'aquila,
e talora una tonnellata di conchiglie perlacee.
Siccome il comandante era quella settimana in preda
a forte febbre, Grief l'aveva sostituito, guidando lui
stesso la nave nel giro semestrale alle isole corallifere.
Aveva stabilito di fare la prima visita a Leu-Leu, che
era la pi distante; ma ora si trovava perduto, a
causa di un cronometro che faceva dei brutti scherzi.
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Capitolo 2.
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Non si vedevano stelle quella sera, e il giorno dopo
non apparve il sole. Dominava una calma pesante,
rotta da colpi di vento e da forti scrosci di pioggia.
Il corso dello Zio Toby venne moderato durante
i quattro giorni seguenti di navigazione sotto un
cielo carico di nuvole. Il sole non fu mai visto, e di
notte qualche tratto di cielo diveniva visibile, ma
non abbastanza per identificare la rotta. In questo
momento era evidente anche per un principiante che
si stava addensando un temporale. Grief, consultando
il barometro, diede uno sguardo a Jackie, la cui
espressione era rannuvolata come quella del cielo.
Jackie, un marinaio di Tongan, vecchio navigatore,
fungeva da secondo pilota e da capociurma.
- Tempo carico, mi pare, - disse. - Non l'ho
veduto cos che poche volte.
Grief annu:
- Tempo da burrasca, Jackie. Il barometro scender
ancora.
- Certo, - aggiunse Tongan. - Presto si metter
a soffiare violentemente.
Dieci minuti dopo Snow sal in coperta.
- Comincia la danza, - disse. - Si soffoca. -
Cos dicendo si asciug la fronte colle mani. - 
snervante, - soggiunse, - e non ho bisogno di sforzarmi
per rinunciare alla mia colazione.
- Jackie di rimando:
- Anch'io mi sento depresso, come sempre quando
sta per venire un gran temporale. Per Zio
Toby resiste bene, resiste a tutto.
- Meglio ammainare quella vela, - disse Grief al
pilota. - E ritirare i terzaruoli prima di prendere
qualche spintone troppo forte. E mettete le salmastre,
gi che ci siete.
Da l a un'ora l'oppressione dell'afa era ancora
aumentata, ma l'aria era ancora immota, e il barometro
era disceso a 29,70. Il pilota, essendo giovane,
era impaziente di vedere la soluzione di quella minaccia
incombente.
- Se deve venire, venga, - grid. - La titubanza
 peggiore del peggio. Venga il tempaccio, se
proprio deve venire. Che razza di situazione! Siamo
perduti per gli scherzi del cronometro e una burrasca
che non vuol scoppiare!
Il cielo, pesante di nuvole, prese ora una tinta di
rame, e sembr ardere internamente come fosse una
caldaia riscaldata. Sotto non c'era pi nessuno. I marinai
nativi formavano gruppo ansiosi, parlottando
piano e guardando con ansia il cielo ostile e il mare
ancora pi minaccioso, che si sollevava con movimenti
violenti.
- Sembra di navigare sul petrolio e sull'olio di
ricino, - borbott il pilota, sputando con dispetto
in mare. - Quell'orribile olio che mi dava la mamma
quand'ero un bimbo. Guardate, guardate, sempre
pi nero!
La tinta affocata di rame era svanita, e il cielo sembrava
addensarsi e abbassarsi, scacciando la luce fino
a sembrar di essere in un tardo crepuscolo. Davide
Grief, che ben conosceva le regole del maltempo, rileggeva
lo stesso le Leggi dei fortunali, aguzzando
la vista per scorgere lo stampato minuto. Non c'era
altro da fare che aspettare la volont del vento, prepararsi
a sostenere l'urto di ci che stava per scoppiare.
Erano le tre del pomeriggio. Il termometro era
sceso a 29,46; allora venne il vento. Lo videro venire
sull'acqua, accentuando il color di catrame, increspando
la cima delle onde. Pure non era che una brezza
fissa, che fece gonfiare le vele, accelerando l'andatura.
- Poca cosa, - ghign Snow, - dopo tante minaccie!
- Un vento bambino, - aggiunse Jackie, - ma
vedrete che crescer subito.
Grief ordin di alzare la vela mezzana, abbassando
i terzaruoli, e Zio Toby moder il passo nella
brezza che sorgeva. Difatti il vento aument di forza,
e continu per molto tempo ad aumentare, annunciando
la nuova violenza con fieri urti. Zio Toby
aveva spesso il bordo a fior d'acqua, mentre il centro
spesso schiumeggiava di acqua che gli imbrinali, i
fori del bordo di sfogo non riuscivano a scaricare
Grief studiava il barometro che continuava a scendere.
- Il centro  in direzione di sud, - egli disse a
Snow, - e noi perci vi corriamo dentro ad angolo
retto. Quindi sar meglio che viriamo. Ritirate la
mezzana, che  pi di quanto il legno possa portare.
La manovra fu eseguita, e, attraverso alla cupa luce
della sera Zio Toby vir e corse pazzamente verso
il nord, di fronte alla burrasca.
- La bufera sta tracciando una grande curva, -
disse Grief al pilota dopo un paio d'ore. - Impossibile
intuirne la vastit, e speriamo di passarvi attraverso.
Meno male che il barometro  fermo.  un mare
troppo gonfio per questa nave. Pure spero che
resista bene.
- Credevo di sapere che cosa era il vento, -
Snow grid la mattina dopo all'orecchio del suo
padrone. - Questo non  un vento.  qualche cosa
di impensabile e di impossibile; certo raggiunge le
novanta o le cento miglia anche
il mare; ho fatto dei bei viaggi, ma non ho mai visto
una cosa simile.
Si era fatto mattino, e il sole avrebbe dovuto esser
su da un'ora; pure si aveva impressione di navigare
alla luce del crepuscolo. L'oceano era una processione
di montagne in moto. Fra le immense ondate, valli
profonde e lunghe mezzo chilometro. Sui declivi di
queste valli, un po' al riparo dalla furia del vento,
si formavano altre piccole onde, che cozzando formavano
una schiuma che si sollevava all'altezza degli
alberi.
- Eppure abbiamo passato il peggio, - disse
Grief. - Il mare ingrosser ancora, per, anche se il
vento rallenta. Io mi ritiro. Badate ai cambiamenti
di vento. Ve ne saranno certo. Chiamatemi alle otto.
A mezzo pomeriggio, con un mare ancora assai
grosso, col vento ridotto a forte brezza dopo l'ultimo
cambiamento, il vice-pilota vide profilarsi una goletta.
Pur essendo la goletta visibile di fianco, dallo Zio
Toby non si distingueva il suo nome ; fu prima di
sera che scorsero un battellone a fondo arrotondato,
annerito dal tempo, su cui per col binocolo Snow lesse: Emily L. N. 3.
- Una goletta da foche, - disse Grief. - Non concepisco che cosa possa fare in queste acque una simile imbarcazione.
- Forse cacciatori di tesori, - fantastic Snow.
- Anche la Sophie Sutherland e la Herman
erano cacciatori di foche, se ricordate, registrate a San Francisco dai geografi di navigazione; navi che sembra abbiano quel preciso obbiettivo e invece non l'hanno.
...
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Capitolo 3.
...
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...
Dopo una notte di capogiri e capriole, su un mare
un po' calmato, senza un soffio di vento, Zio Toby
aveva a bordo gente esausta; un po' di brezza venne a
ristorarla. A mezzogiorno, sull'acqua liscia come un
pavimento, la nuvolaglia si assottigli, lasciando apparire
il sole. Due gradi e quindici minuti a sud, risult
dall'osservazione. Ma di conoscere la longitudine, col
cronometro rotto, non se ne parlava.
- Siamo sbandati di cinquecento a mille miglia,
- not Grief, mentre lui e il pilota erano curvi sulla
carta. - Leu-Leu  in qualche parte verso il sud, e
questo tratto d'oceano non ha isole, non scogli che indichino
la posizione. L'unica cosa da fare...
- Terra, terra, padrone! - esclam il sotto-pilota.
Grief gett uno sguardo rapido alla carta, fischi
per esprimere la sorpresa, e si lasci cadere su una
sedia.
- Non ci dovrebbe essere terra qui in giro; ma
pure abbiamo corso come non era mai accaduto; tutto
il viaggio  stato una frenesia. Signor Snow, favorite
vedere che fantasia ha preso Jackie.
- Non c' da dire;  terra, - disse il pilota un
minuto dopo. - Si vedono da qui cime di piante di
cocco; qualche isola corallifera. Pu anche darsi sia
Leu-Leu.
Grief scosse la testa, pur vedendo le frangie delle
palme, che sembravano uscire dal mare.
- Allentate il corso, signor Snow, che daremo una
occhiata.
Le palme devono essere vicinissime per essere viste
dalla bassa coperta di una goletta, e, per quanto
Zio Toby navigasse adagio, ben presto comparve
la terra al di sopra del mare, mentre altre palme
sorgevano a tracciar meglio il cerchio dell'isola corallifera.
-  una bellezza, - osserv il pilota. - Un circolo
perfetto. A quanto pare da otto a nove miglia
di lunghezza. Chi sa se c' accesso al lago. - Le
corallifere hanno al centro un lago che comunica
col mare. - Pu anche darsi che sia una terra nuova.
Costeggiarono l'isola, internandosi talora nella roccia
corallina ed uscendo di nuovo. Dall'albero maestro
un mozzo Kanaka annunci il lago e un'isoletta
nel mezzo di esso.
- So cosa state pensando, - disse Grief al suo
pilota.
Snow, che aveva borbottato qualche cosa e scosso
il capo, gli diede uno sguardo di incredulit.
- Pensate che l'entrata sar da nord-ovest, - continu
Grief, come recitasse. - Cinquanta metri di
larghezza, segnata a nord da tre noci di cocco separate,
e a sud da alcuni altri alberi. Otto miglia di
diametro, un cerchio perfetto, con un'isola proprio
nel centro.
- Proprio quello che stavo pensando, - ammise
Snow.
- E c' l'apertura dell'entrata proprio dove ha
da essere...
- E le tre palme anche, - quasi bisbigli Snow,
- e gli altri alberi anche. Se c' sull'isola un mulino
a vento  l'isola Swithin Hall. Ma non pu essere.
Tutti l'hanno cercata in questi ultimi dieci anni.
- Questo Hall vi ha giuocato un brutto tiro, non
 vero? - domand Grief.
Snow conferm:
-  la ragione per la quale devo lavorare per voi,
Mi ha rovinato.  stato un ratto da brigante. Avevo
comperato i resti naufragati del Cascade, gi a
Sydney, col danaro di un primo pagamento d'eredit
da casa.
- Andava a Christmas Island, non  vero?
- S, un naufragio blando, di notte. Avevano salvato
passeggeri e posta. Poi comperai una piccola
goletta, e aspettavo un ultimo pagamento per attrezzarla.
Cosa fece Swithin Hall? Era a Honolulu allora,
ma fece una corsa a Christmas Island. Senza avere il
minimo diritto, spazz via tutto, non lasciando del
Cascade che la carena e le macchine. C'era a bordo
anche un bel carico di seta. E non c'erano avarie
gravi. Ne ebbi subito informazione dal suo sorvegliante
del carico. Port via tutto per sessantamila
dollari.
Cos detto, Snow si strinse nelle spalle e rivolse lo
sguardo alla liscia superficie del lago, su cui le
piccole increspature danzavano nel sole meridiano.
- La carcassa era mia. Io l'avevo comperata ad
un'asta. Quando ritornai a Sydney, la ciurma ed alcuni
commercianti che mi avevano fatto credito, sequestrarono
la goletta. Non mi rimase che impegnare l'orologio,
spalare il carbone per qualche tempo, finch
fui assunto nelle Nuove Ebridi in una ciurma a otto
sterline al mese. Pi tardi, provai la mia fortuna come
commerciante indipendente, fallii, mi ingaggiai come
pilota su un bastimento per Tanna e Fiji, ebbi poi un
impiego di sorvegliante su una piantagione tedesca al
ritorno ad Apia, e finalmente fui assunto sullo Zio
Toby.
- Non avete pi incontrato Swithin Hall?
Snow accenn col capo di no.
- Bene, non  escluso che lo troviate adesso. Ecco
l il mulino a vento.
Nel centro di un lago, mentre la goletta infilava
il passaggio, essi videro un'isoletta molto boscosa,
e fra gli alberi un grande mulino a vento fiammingo,
spiccava, chiarissimo.
- Nessuno a casa, a quanto pare, - disse Grief,
- altrimenti voi avreste avuto probabilit di farvi
pagare.
La faccia del pilota assunse un'espressione di vendetta,
mentre egli stringeva i pugni.
- Legalmente non posso toccarlo. Ha troppi soldi
adesso. Ma posso per balzargli addosso e prendergli
i miei sessantamila dollari. Speriamo che sia a casa.
- Allora anch'io spero che ci sia, - Grief disse
con sorriso compiacente. - Voi avete avuto la descrizione
di quest'isola da Bau-Oti, suppongo?
- S, non so chi d'altri la conosca. Peccato che
Bau-Oti non sappia certo darne latitudine e longitudine.
Si limita a dire che hanno navigato per un
pezzo dalle Gilberts; non sa dire altro. N so oramai
pi niente di lui.
- Lo vidi un anno fa sulla spiaggia a Tahiti. Diceva
che intendeva partecipare ad una crociera attraverso
il Paumotus. Eccoci: su la guida, Jackie.
Secondo quanto dice Bau-Oti, c' ancoraggio a cento
metri dalla riva occidentale, in otto metri d'acqua,
fra macchie di corallo. Ecco le macchie. Che fondo,
Jackie?
- Otto metri.
- Lasciate andare, signor Snow.
La goletta Zio Toby ondeggi all'ancora, le vele
scesero, e la ciurma Kanaka salt gi dai propri
posti di lavoro.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Il canotto tocc il piccolo molo di pietra corallina,
e Davide Grief e il suo pilota sbarcarono.
- Si giudicherebbe il posto deserto, - disse Grief,
mentre si avviavano per un sentiero sabbioso verso il
bungalow. - Ma io sento un odore che ho gi
conosciuto altre volte. C' sotto qualche cosa, o il mio
fiuto mente. Il lago  pavimentato di conchiglie, e
gli abitanti del luogo non saranno a mille miglia.
Questo bungalow era diverso da tutti i bungalow
dei tropici. Il bungalow di Swithin Hall era di architettura
missionaria, come di tipo missionario era
tutto l'interno, decorazioni e mobiglio. Questa fu la
impressione dei due visitatori al loro entrare. Il pavimento
del grande salotto era coperto delle pi fini
stuoie di Samoan. C'erano divani, sedili alle finestre,
angolini intimi e un bigliardo. Un tavolino da lavoro
con astuccio da cucire, con un bel tessuto a ricami
francesi, coll'ago infilato dentro, accusavano la presenza
di una donna. In grazia di persiane e pesanti
tende, l'accecante luce del sole entrava in fresco riflesso.
Il luccicore di interruttori di madreperla attrasse
l'occhio di Grief.
- Batterie d'accumulazione azionate dal mulino a
vento, nientemeno! - esclam egli premendo i bottoni.
- E luce smorzata e nascosta!
Bulbi nascosti diedero luce e la stanza si riemp
di moderata luce aurea. Molti scaffali di libri
nascondevano le pareti. Grief si indugi a guardare i
titoli. Pur essendo un uomo discretamente colto, per
un avventuriere del mare, egli intravvide un vasto
campo di cultura che oltrepassava le sue cognizioni.
Vi trov dei vecchi amici, autori di libri di cui aveva
sentito parlare, ma che non aveva mai letto. Le opere
complete di Tolstoi, Turghenieff, Gorki, di Cooper e
Mark Twain; di Hugo, Zola e Sue; di Flaubert, di
Maupassant e di Paul de Koch. Scorse qua e l con
curiosit le pagine di Metchnikoff, Weininger e Schopenhauer,
poi quelle di Ellis, Lydston, Krafft-Ebbing
e Forel. Aveva in mano l'Espansione delle razze
di Woodruff allorch Snow ritorn dall'ulteriore
esplorazione della casa.
- Vasca da bagno smaltata, stanzino a parte per
la doccia, e un semicupo! - esclam. - Comodit
da re! La casa dev'essere abitata. Ho trovato del
burro tagliato di fresco e dei recipienti di latte nella
dispensa, e anche carne fresca di tartaruga marina.
Vado a vedere cosa trovo d'altro.
Anche Grief pass per una porta che conduceva
fuori dall'estremit opposta del salotto. Si trov in
una stanza da letto da donna, evidentemente. Guard
in giro, guard anche fra gli spiragli di una porta di
maglia, e scorse, al di l, in un portichetto oscurato,
una donna che dormiva su un divano. Nella debole
luce essa parve a lui assai bella, di tipo spagnolo.
Accanto a lei, si vedeva un libro aperto su una sedia.
Dal colore delle sue guancie, Grief dedusse che non
doveva essere da molto tempo ai tropici. Dopo qualche
rapido sguardo egli si ritrasse, in tempo per vedere
Snow che entrava per l'altra porta nel salotto.
Egli teneva per un braccio nudo un negro grinzoso
che faceva smorfie di paura e accennava di essere
sordo.
- L'ho trovato sonnecchiante in un angolo dietro
la casa, - disse il pilota. - Suppongo sia il cuoco.
Non posso cavarne una parola. E voi che cosa avete
trovato ?
- Una principessa addormentata, Zitto! C' qui
qualcuno.
- Fosse Hall, - disse Snow, serrando il pugno.
Grief tentenn la testa.
- Niente violenze. C' l una donna. E se  Hall,
manovreremo per avere delle riparazioni.
La porta si apr ed entr un uomo grande e tarchiato.
Aveva alla cintura una pesante Colt a lunga
canna. Egli gett loro uno sguardo rapido e pieno
d'ansia, poi la sua faccia si contrasse in un riso affabile,
mentre stendeva la mano.
- Benvenuti, stranieri. Se permettete la domanda,
come diavolo  accaduto che siate riusciti a trovare
la mia isola?
- perch abbiamo perduto la rotta, - disse Grief
stringendogli la mano.
- Il mio nome  Hall, Swithin Hall, - disse l'altro, volgendosi a dar la mano a Snow. - E posso
aggiungere che voi siete i primi visitatori che io abbia
mai avuto.
-  dunque vostra l'isola segreta che ha fatto parlare
per anni tutte le spiaggie? - domand Grief.
- Bene, io ora conosco la formula per trovarla.
- E cio? - domand subito Hall.
- Rompete il cronometro, fatevi trascinare in giro
da una bufera e poi cercate degli alberi di cocco che
spuntino fuori dal mare.
- E voi vi chiamate? - chiese Hall dopo aver
riso per formalit.
- Anstey, Phil Anstey, - rispose Grief prontamente.
- Imbarcato sullo Zio Toby dalle Gilberts
alla Nuova Guinea, in cerca di conoscere la longitudine.
Il signore  il mio pilota, signor Gray, un navigatore
migliore di me, ma che ha perduto la sua fortuna,
oltre il cronometro.
Grief diede il nome falso senza saperne spiegare il
perch, ma ne aveva intuito l'opportunit. Sentiva
che c'era qualche cosa di irregolare, pur non vedendo
che cosa. Swithin Hall era un uomo grasso, dalla faccia
rotonda, con espressione sorridente. Ma Grief,
nella sua prima giovent aveva imparato quanto potesse
ingannare quell'espressione cordiale e come la
espressione degli occhi azzurri, che alla superficie non
tradiscono che buon umore, nascondono a perfezione
ci che c' di dietro.
- Che ne fate del mio cuoco? Avete perduto il
vostro e tentate di arruolare lui? - disse Hall.
- Fareste meglio a lasciarlo andare, se volete cenare.
Ecco mia moglie, che sar lieta di conoscervi; resterete
a pranzo; pranzo lo chiama mia moglie, e mi
sgrida se dico il contrario; ma io vado alla vecchia.
Nella mia famiglia si pranzava a mezzogiorno. Non
desiderate lavarvi? Io s. Guardatemi. Ho lavorato
come un mulo, fuori, coi tuffatori di conchiglie. Ma
l'avrete gi osservato.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Snow si scus per impegni a bordo e se ne and.
Oltre la sua ripugnanza a mangiare il pane dell'uomo
che l'aveva derubato, bisognava che egli insegnasse i
nomi inventati alla ciurma. Alle undici di sera, Grief
venne a bordo, e trov il suo pilota che lo aspettava.
- C' qualche segreto che avvolge l'isola di Swithin Hall, - disse Grief scuotendo la testa. - Non
riesco a capire che cosa c', ma  sicuro. Che cosa
ve ne pare di Swithin Hall?
Snow scosse la testa.
- Quell'uomo l non ha mai comperato i libri che
ha sugli scaffali, - disse Grief con convinzione.
- N si  mai compiaciuto delle dolci luci nascoste.
Ha bens una leggerissima vernice di dolcezza, ma 
rozzo come una grattugia.  un gabbatore lisciato. E
i due individui che ha intorno, che si chiamano Watson
e Gorman e che apparvero quando gi ve ne eravate
andato, sono dei veri cani di mare, di mezza
et, segnati da cicatrici, grossolani e ripugnanti; brutta
gente, con tanto di pistola alla cintura, che mi
fanno l'effetto di essere in degni rapporti di intimit
con Swithin Hall. La donna invece  una signora. Sul
serio. Conosce una gran parte del sud America, della
Cina, anche. Sono sicuro che  spagnuola, bench il
suo inglese sia spontaneo. Ha viaggiato. Abbiamo
parlato di corse di tori. Lei le ha viste a Guayaquil,
nel Messico, a Siviglia. Se ne intende assai di pelle
di foca. Una circostanza sospetta. Essa sa la musica.
Le chiesi se suona. Come va che non c' piano, in una
casa che non ha nulla da invidiare a un palazzo?
Poi, siccome essa  intelligente e vivace, egli la sorveglia
continuamente quando parla. Lo si vede sulle
spine, e interrompe continuamente e svia la conversazione.
Voi avete mai sentito dire che Swithin Hall
fosse ammogliato?
- Davvero non so, - rispose il pilota. - Non
mi venne mai in mente di pensare a ci.
- Egli la present come la signora Hall. E Watson
e Gorman la chiamano semplicemente: Hall.
Una coppia graziosa quei due. Non ci capisco niente.
- Cosa intendete fare? - chiese Snow.
- Oh, gingillarmi qui un po'. Vi sono dei libri
l che desidero leggere. Fate coricare l'albero maestro
domani mattina e intraprendere la riparazione
generale. Usciamo da una burrasca. Rivedete il cordame
gi che ci siete. Insomma, prendete tempo.
...
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...
Capitolo 6.
...
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...
Il giorno dopo, i sospetti di Grief ebbero nuove
conferme. Prestissimo, egli passeggiava lungo la riva
attraverso la piccola isola verso le baracche occupate
dagli inservienti. Stavano appunto disponendo i
battelli, quando egli arriv; e fu colpito che essi, come
Kanaki, si comportassero piuttosto come prigionieri
da catena. I tre bianchi erano l e Grief not
che ognuno di loro portava un fucile. Hall lo salut
abbastanza giovialmente, ma Gorman e Watson
emisero un buon giorno che pareva un grugnito.
Un momento dopo, uno dei Kanaki, mentre si
abbassava a collocare il remo, gli fece un cenno lento
ed espressivo. La faccia gli parve familiare, uno dei
mille e mille marinai indigeni che avevano conosciuto
nelle isole in cui commerciava.
- Non dite loro chi sono, - disse Grief, in Tahitiano.
- Avete navigato per me?
L'uomo rispose affermativamente, ed apr la bocca
per parlare, ma prima che potesse articolare una
parola, Watson gli grid un selvaggio zitto.
- Domando scusa, - disse Grief. - Se avessi saputo
che era proibito, non avrei parlato.
- Niente di male, - disse Hall interponendosi.
- Il male  che si chiacchiera troppo e non si lavora
abbastanza. Dobbiamo essere rigorosi con loro, altrimenti
non riuscirebbero a cavare abbastanza conchiglie
da pagare il loro cibo.
Grief annu in segno d'approvazione. - Li conosco.
Io stesso ho una ciurma... dei veri ignavi. Bisogna
trattarli come bestie se si vuol cavarne il lavoro
di mezza giornata in una.
- Cosa gli stavate dicendo? - Gorman si intromise
bruscamente.
- Gli domandavo come sono le conchiglie e a che
profondit si tuffano.
- Conchiglie grosse. - Hall rispose. - Noi lavoriamo
adesso a circa 20 metri. Proprio qui a poca
distanza. Desiderate venire?
Mezza giornata Grief la pass ai battelli, poi fece
colazione nel bungalow. Nel pomeriggio egli si ripos
nel grande salotto, leggendo un po' quindi conversando
mezz'ora colla signora Hall. Dopo pranzo
giuoc al bigliardo col marito. Grief non aveva mai
visto prima Swithin Hall, ma per caso aveva sentito
parlare della sua abilit al giuoco del bigliardo. Ma
colui con cui Grief giuoc non dimostr nessuna destrezza
al giuoco. Sua moglie invece trattava la stecca
molto meglio.
Allorch Grief torn a bordo dello Zio Toby,
fece alzare Jackie. Gli descrisse la posizione delle
baracche e disse al pilota di andarvi piano piano a
nuoto e di parlare coi Kanaki. Da l a due ore,
Jackie era gi di ritorno. Scuoteva la testa mentre si
spremeva gli abiti sgocciolanti.
- Strane cose, - rifer. - Un bianco fu l sempre.
Aveva con s un gran fucile. Stava nell'acqua in
agguato. Potevano essere le dodici; ne venne un altro
e prese il fucile. Il primo and a letto. L'altro
rimase col fucile. Niente di buono. Non potei parlare
coi Kanaki. E sono tornato.
- Per bacco! - disse Grief a Snow quando Jackie
si fu coricato. - C' odore di qualche cosa di
ben diverso dalle loro conchiglie. Quei tre uomini
fanno la guardia ai loro Kanaki. E quell'uomo l 
Swithin Hall quanto lo sono io.
Snow emise un tenue fischio per indicare che capiva.
- Ci arrivo, - grid.
- E io indovino, - ribatt Grief. - Voi pensate
che l'Emily L. era la loro goletta.
- Proprio cos. Pescano e preparano le conchiglie
mentre il padrone  andato via per provviste
o altro.
- Sono del vostro parere. - Grief gett uno sguardo
alla pendola della cabina e accenn a volersi coricare.
- Costui  un navigatore. Anzi tutti e tre lo
sono. E sono nuovi di queste acque.
Snow approv.
- E l'Emily L.  perduto con tutta la ciurma,
- egli disse.
- Noi lo sappiamo. Sono giunti qui a caso e vi
staranno finch torner Swithin Hall. E allora egli
li prender colle conchiglie.
- Oppure saranno essi che si impadroniranno della
goletta di lui.
- Cos fosse! - disse Snow con tono di vendetta.
- Spero che lo derubino. Vorrei essere al loro
posto. Gli farei regolare i conti.
...
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...
Capitolo 7.
...
.
...
Pass una settimana, durante la quale Zio Toby
fu per ripartire; durante questo tempo, Grief aveva
avuto modo di confermare i suoi sospetti. Sua mira
per tutta la settimana era stata quella di venir a sapere
la longitudine dell'isola.
- Non vorrete che me ne vada da qui per perdermi
sicuramente, - diceva ai sospettosi compari.
- Non posso seguire una linea col mio cronometro
rotto e senza la vostra longitudine.
Hall, ridendo, rifiut.
- Voi siete un navigatore troppo esperto, signor
Anstey, per non saper tornare alla Nuova Guinea.
- E anche voi siete un navigatore troppo esperto,
signor Hall, - rispose Grief, - per non sapere che
io posso raggiungere la vostra isola quando voglio
purch io abbia la vostra latitudine.
L'ultima sera, a pranzo, come di solito, Grief vide
per la prima volta le perle che avevano pescato. La
signora Hall, entusiasmandosi, disse al marito di far
vedere le graziose, e aveva dedicato una mezz'ora
a mostrarle a Grief. Questi era assai colpito
e anche altrettanto sorpreso che avessero fatto una
pesca cos ricca.
- Il lago  vergine, - Hall spieg. - Avete visto
voi stesso che nella maggior parte le conchiglie sono
grandi e vecchie. Ma  strano che noi abbiamo pescato
le perle di maggior valore in un piccolo tratto
durante una settimana. Era un vero piccolo tesoro.
Ogni ostrica sembrava piena; ma quelle perfette, cio
la maggior parte di questa serie, provenne da quel
piccolo tratto.
Grief le percorse coll'occhio, stimandole di un
valore di cento a mille dollari l'una, mentre le poche
scelte e grandi valevano assai di pi.
- Oh, che graziose! - gridava la signora Hall,
curvandosi e baciandole.
Alcuni minuti dopo, essa si alz per ritirarsi.
- Non felice notte, ma addio, - disse Grief, stringendole
la mano. - Domattina facciamo vela.
- Cos improvvisamente! - grid essa, mentre
Grief colse un'espressione di contentezza sul viso
di suo marito.
- S, - continu Grief. - Le riparazioni sono
finite. Non riesco ad avere da vostro marito la longitudine
della vostra isola; spero per ancora che
mi accontenter.
Hall rise e scosse la testa, e, mentre sua moglie lasciava
la stanza, propose un ultimo bicchiere d'addio.
Conversarono fumando e bevendo.
- Quanto stimate che valgano?, - chiese Grief,
additando le perle sulla tavola. - Intendo dire, quanto
vi pare che un acquirente di perle vi darebbe
sul mercato?
- Da settantacinque a ottantamila, - disse Hall
indifferente.
- Ho paura che le stimiate troppo poco. Io me
ne intendo un po' di perle. Per esempio, la pi grande:
 perfetta. Neanche un soldo meno di cinquemila
dollari. Un qualche multimilionario la pagher il
doppio qualche giorno, quando i commercianti vi
avranno aggiunto la loro parte. Non importa che vi
siano molte perle piccole, e delle barocche; le barocche
stanno venendo di moda. Aumentano di valore
ogni anno.
Hall rifece l'esame e il conto delle perle pi minutamente,
facendo le somme ad alta voce.
- Avete ragione, - disse poi. - Valgono gi
adesso un centinaio di migliaia di dollari.
- E a quanto fate ascendere le vostre spese generali?
- continu Grief. - Il vostro tempo, le paghe
dei vostri uomini e le spese diverse?
- Cinquemila sarebbero abbastanza.
- Allora voi avete il guadagno netto di novantamila
dollari.
- Press'a poco cos. Ma perch siete cos curioso?
- Bene, sto tentando... - Grief s'indugi a vuotare
il bicchiere. - Stavo tentando di venire ad un
accordo giusto. Supponete che io vi dia, a voi e ai
vostri uomini, il corrispettivo del viaggio a Sydney e
i cinquemila dollari, o meglio i settemila cinquecento.
Avete lavorato accanitamente.
Senza emozione o espressione, l'altro divenne attentissimo.
La sua espressione di giovialit per si
spense come una fiammella di candela al vento. L'occhio
non aveva pi l'espressione del riso, bens lasciava
scorgere l'anima dura e pericolosa dell'uomo.
Disse con voce bassa e risoluta.
- Che diavolo intendete dire con ci?
Grief riaccese il sigaro lentamente.
- Non so precisamente come cominciare, - disse.
- La situazione  imbarazzante... per voi. Voi
vedete; io tento di essere imparziale. Come ho detto,
voi avete lavorato molto. Non voglio sequestrare le
perle. Voglio pagarvi il tempo, il lavoro fatto e le
spese.
La convinzione del nuovo stato di cose si dipinse
immediata e gelida sulla faccia dell'altro.
- E io credevo che foste in Europa, - bisbigli.
Un raggio di speranza brill sulla sua faccia ancora
un momento. - Voi vi burlate di me. Come potevo
sapere che voi siete Swithin Hall?
Grief scosse le spalle.
- Sarebbe uno scherzo di cattivo gusto, dopo la
vostra gentile ospitalit. Come  di cattivo gusto che
vi siano due Swithin Halls su quest'isola.
- Allora, se voi siete Swithin Hall, saprete forse
anche chi sono io.
- No, - rispose Grief vivacemente. - E mi piacerebbe
saperlo.
- Non  affare vostro.
- Lo ammetto. La vostra identit  fuori di questione.
Del resto, conosco la vostra goletta e posso
trovare chi siete quando voglio.
- Che nome ha?
- Emily L..
- Precisamente. Io sono il capitano Raffy, proprietario
e comandante.
- Il cacciatore di foche? Ho sentito parlare di
voi. Che strano destino vi ha condotto qui sulla mia
riserva ?
- Bisogno di danaro. La caccia delle foche 
quasi finita.
- Poi i luoghi fuori di mano sono preferibili dal
punto di vista della polizia, vero?
- C' del vero. E ora, che cosa mi dite di questa
faccenda? Posso impegnarvi in una lotta accanita.
Cosa intendete fare?
- Ci che ho detto e anche di pi. Quanto vale
l'Emily L. ?
- Ha fatto i suoi giorni. Non vale pi di diecimila
dollari; pretendere di pi sarebbe un furto.
Tutte le volte che il mare  in burrasca temo di
vederne la fine.
- Ha resistito molto. L'ho guardata bene. Supponiamo
che valga settemila cinquecento. Io ne pago a
voi quindicimila e vi do l'occorrente per il viaggio.
Non muovete una mano. - Grief si alz, gli si avvicin
e gli tolse la rivoltella. - Una precauzione necessaria.
Ora voi verrete a bordo con me. Pi tardi,
dar la notizia alla signora Raffy, e verr a prenderla
per raggiungervi.
- Voi agite magnanimamente, signor Hall, devo
dirlo, - disse volontariamente il capitano Raffy,
mentre il battello si avvicinava a Zio Toby. -
Ma tenete un occhio su Gorman e Watson. Sono tipi
turbolenti. E, a proposito, non mi piace di accennarvi,
ma voi avete visto mia moglie. Le ho date
quattro o cinque perle. Watson e Gorman hanno
acconsentito.
- Non dite altro, capitano. Saranno di sua propriet.
Siete voi, signor Snow? Ecco un amico di cui
vi faccio la consegna: capitano Raffy. Io ritorno a
riva a prendere sua moglie.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Davide Grief stava seduto allo scrittoio nel salotto
del bungalow. Di fuori si vedevano i primi albori
del mattino. La signora Raffy aveva impiegato due
ore ad imballare le sue cose e quelle del capitano.
Gorman era stato preso dal sonno, ma Watson, che
faceva la guardia ai servi Kanaki, si era mostrato
disposto a battersi. Non si era venuti alle mani, ma
dopo avergli fatto capire che la partita era finita,
e che doveva rassegnarsi ad unirsi ai suoi compagni,
fu portato a bordo. Per il momento, lui e Gorman
furono chiusi nella cabina del pilota, la signora Raffy
fu messa in quella di Grief e il capitano Raffy fu
legato alla tavola della cabina.
Grief lesse il documento che aveva scritto:
A Swithin Hall, per perle pescate
nel suo lago (valore di stima) . Dollari 100.000
A Herbert Snow, versate a rifusione
di quanto ricuperato dal vapore
Cascade e a lui indebitamente
tolto (valore di stima) ....
Al capitano Raffy, stipendio e spese
per pesca di perle.....................
Al capitano Raffy, rimborso per la
goletta Emily L., perduta in
burrasca...
Alla signora Raffy, per gratifica,
cinque perle (valore di stima) .
Per viaggio a Sydney, quattro persone,
a dollari 120 ciascuna . .
Per biacca bianca per dipingere
due battelli di Swithin Hall.
A Swithin Hall, a saldo, per perle (valore di stima), che si trovano nel cassetto della tavola della biblioteca
Dollari 60.000 7.500 7.500 1.100 480 9 23.411. Totale 100.000 dollari.
Grief firm e mise la data, esit un momento e aggiunse in fondo:
P.S. - Devo ancora a Swithin Hall tre libri, presi a
prestito dalla sua biblioteca : Legge dei fenomeni
psichici di Hudson, Parigi, di Zola e I
problemi dell'Asia di Mahan. Questi libri, o il
loro corrispettivo, pu essere riscosso presso il
nominato Davide Grief, nel suo ufficio di Sydney.
Spense la luce elettrica, prese l'involto dei libri,
chiuse accuratamente la porta d'entrata e scese al
battello che l'aspettava.
...
.
...
Fine.
...
.
...
UNA NOTTE A GOBOTO.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
A Goboto i commercianti sbarcano dalle loro golette,
e i piantatori affluiscono da coste lontane e
selvagge; tutta gente che porta scarpe e calzoni di
robusta tela bianca : indici veri di civilt. A Goboto
arriva la posta, si pagano le cambiali e si possono
avere giornali, anche se vecchi di cinque settimane;
tutto questo per il fatto che l'isoletta, entro una
cintura di scogli coralliferi, garantisce un ancoraggio
sicuro, nel porto d'approdo dei bastimenti, e funge
da centro di distribuzione per tutto il gruppo di
isole vicine che si estendono intorno per una grande estensione.
L'aria a Goboto  torrida, malsana, e vi si conduce
una vita orribile. Difatti, pare che abbia fama di
segnare nelle statistiche pi casi di alcoolismo che
qualsiasi altra localit al mondo. Guvutu, una delle
isole Salomone, afferma che a Goboto si beve fra
una bibita e l'altra. E Goboto non lo nega, anzi lo
conferma, e dimostra colle statistiche di importazione
che vi si consuma una grandissima quantit di
bevande alcooliche. Guvutu spiega il fatto colla circostanza
che Goboto fa buoni affari ed ha molti
visitatori. Goboto ribatte che la sua popolazione 
pi piccola, e che sono i visitatori che hanno pi
sete. Cos la discussione si prolunga all'infinito, specialmente
perch i disputanti muoiono tutti prima
di aver risolto la questione.
Goboto non  grande. L'isola non ha che il diametro
di mezzo chilometro, e vi si vedono una tettoia
da carbone dell'Ammiragliato (con poche tonnellate
di carbone che nessuno tocca da vent'anni),
le baracche d'un grosso gruppo di lavoratori negri,
un grosso negozio con magazzino, con tetto di lamiera
di ferro, e un bungalow abitato dal gerente
e dai suoi due impiegati. Essi rappresentano la popolazione
bianca. In media, uno di questi tre 
sempre a letto, per turno, colla febbre. E hanno
un duro compito. La societ che ha il monopolio del
commercio, vuole che i clienti siano trattati bene,
cos insinuano le societ concorrenti; ed  compito
del gerente e dei suoi impiegati di far gli onori di
casa. Tutto l'anno arrivano commercianti da crociere
prolungate senza conforti, e i piantatori arrivano
da lontane spiagge, pure senza conforti, e
tutti arrivano con una sete inestinguibile. Goboto 
la mecca dei bevitori, i quali, dopo aver fatto baldoria,
ritornano alle loro golette e alle piantagioni.
Taluni non vengono che ad intervalli di sei mesi:
ma il gerente e i suoi impiegati restano sempre a
Goboto. Una settimana dopo l'altra, sia spintevi dai
monsoni, sia portatevi dal commercio, le golette vi
si ancorano, cariche di copra, noci d'avorio, conchiglie,
testuggini marine, e soprattutto di sete, di sete
di liquori.
Un compito proprio duro quello degli impiegati
di Goboto. Per avevano paga doppia di quelli delle
altre stazioni; la societ non sceglie che uomini coraggiosi
e impavidi qui. Ma non resistono pi di un
anno; dopo un anno, la loro carcassa avariata viene
rispedita in Australia; se poi muoiono, vengono sepolti
nella sabbia dell'isola. Johnny Bassett si fece
fama leggendaria a Goboto, battendo tutti i record.
Era un uomo di forte costituzione, e resistette sette
anni. La sua volont ultima fu rispettata dai suoi
impiegati, i quali lo misero in un barile di rum
(pagato coi loro stipendi) e lo rispedirono cos ai
suoi in Inghilterra.
Malgrado tutto, a Goboto, si sforzavano di fare i
gentiluomini. Perci, anche se non tutto era in stile,
essi posavano a gentiluomini. La prima delle regole
di tale posa era che i visitatori portassero pantaloni
e scarpe. I calzoncini, i pepli e le gambe nude non
erano tollerati. Quando il capitano Jensen, il pi
selvaggio degli incettatori, si permise di comparire
in calzoni corti e maglia, con due rivoltelle in cintura
e un coltello, con fodero, fu fermato sulla riva.
Ci accadde proprio all'epoca di Johnny Bassett,
che in fatto di etichetta era rigido. Il capitano Jensen
dichiar che non esistevano calzoni lunghi sulla sua
goletta; e chiese categoricamente di discendere lo
stesso. Gli abitanti di Goboto lo curarono di un foro
di proiettile che aveva in una spalla, e gli chiesero
scusa di aver dovuto constatare che a bordo non
c'erano proprio calzoni lunghi, ma, il primo giorno
che egli si alz, Johnny Bassett, gentile ma irremovibile,
gli fece mettere un paio di calzoni suoi. Cos
fu stabilito il precedente, che non fu mai violato
negli anni successivi. I bianchi non erano concepibili
senza pantaloni lunghi. Solo i negri potevano
andar in giro nudi. I pantaloni erano l'indice della
superiorit dei bianchi.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Quella sera tutte le cose erano, ad eccezione di
una, identiche a quelle delle altre sere. In sette, con
occhi luccicanti e gambe ferme, avevano coronato
una giornata di bibite con vari cocktails, aperitivi,
e sedevano ora a pranzo. Con giacca, calzoni e scarpe,
essi erano: Jerry Mac Murtrey, il gerente; Eddy
Little e Jack Andrews, impiegati; il capitano Stapler,
del battello reclutatore a due alberi Merry; Darby
Shryleton, piantatore di Tito-Ito; Peter Gee, un
mulatto cinese compratore di perle che viaggiava fra
Ceylon e il Paumotus, e Alfred Deacon, un visitatore
che si era fermato a terra con l'ultimo vapore.
Dapprima fu servito del vino dai servi neri a quelli che
ne bevevano, bench tutti ben presto si dedicassero
a whiskey e soda, inzuppandone il cibo man mano che lo ingoiavano.
Mentre prendevano il caff, essi udirono il frastuono
di una catena d'ancora attraverso le cubie,
indizio certo dell'arrivo di un bastimento.
- Il bastimento di Davide Grief, - osserv Peter Gee.
- E come lo sapete? - domand Deacon in modo
brusco, continuando poi a criticare l'asserzione, dicendo:
- Voi fate un gran conto dell'ultimo che
arriva, e volete indovinare chi . Anch'io ho navigato,
e so che il voler riconoscere un bastimento
dalla vela, o dal suono dell'ancora  un darsi importanza
e un darla ad intendere agli altri.
Peter Gee stava accendendo una sigaretta e non rispose.
- Vi sono dei negri che hanno un intuito di riconoscimento che  stupefacente, - not con tatto
Mac Murtrey.
Il nero umore del visitatore urtava i nervi del gerente,
oltre che degli altri. Dal momento dell'arrivo
di Peter Gee in quel pomeriggio, Deacon aveva manifestato
la tendenza di contraddirlo. Aveva regolarmente
contrastato ogni sua affermazione ed era
stato in generale ruvido.
- Pu darsi che sia perch Peter ha un po' di
sangue cinese nelle vene, - aveva supposto uno degli
impiegati. - Deacon  australiano, e l sono un
po' rigidi in fatto di razze.
- Pu ben darsi che sia cos, - ammise Mac Murtrey.
- Per io non posso ammettere provocazioni,
specialmente verso un uomo come Peter Gee, che 
pi bianco di tutti i bianchi.
Il gerente aveva ben ragione di sostenere Peter
Gee. Difatti quest'ultimo era un australiano veramente
meritevole di stima, buono quanto saggio. La
incrollabile integrit del sangue cinese moderava la
vivacit e la spensieratezza inglese ereditata dal
padre. Era assai pi colto di qualunque altro della sua
classe o professione, parlava meglio di loro l'inglese,
e bene anche varie altre lingue, e meglio degli altri
manteneva il culto della distinzione e dell'elevatezza.
E poi, egli aveva un'anima delicata. Abborriva
dalla violenza, bench anch'egli a sua volta avesse
ucciso uomini. Detestava la turbolenza, e la evitava come la peste.
Il capitano Stapler si associ a Mac Murtrey e disse :
- Ricordo che quando cambiai goletta e venni
ad Altman, i negri dissero subito dal rumore che ero
io. Io non ero atteso affatto, e tanto meno in un'altra
nave. Dissero al gerente di quel posto che ero io. Egli
guardava col cannocchiale e non voleva credere. Ma
essi erano sicuri. Mi dicevano dopo che da tutto
l'insieme della goletta si vedeva che la comandavo io.
Deacon finse di non ascoltarlo n udirlo, e riprese
il suo attacco contro il negoziante di perle.
- Come mai potete conoscere dal suono di una
ancora che si tratta di quel tale che avete nominato?
- disse in tono di sfida.
- Molti particolari possono indurre a supporlo,
- rispose Peter Gee. - Non  facile citarli; ci vorrebbe
del tempo.
- Lo sapevo; - disse Deacon con ironia, - che
avreste dato una spiegazione che non spiega niente.
- Chi giuoca a bridge? - domand Eddy
Little, secondo impiegato, con sguardo interrogativo
e incominciando a mescolare i pezzi. - Anche voi
giuocate, non  vero. Peter?
- Se giuoca  un'imbroglione, - Deacon disse
di rimando. - Sono contrariato da questa presunzione.
Signor Gee, non vi lascer in pace finch non
mi abbiate detto come voi sapete chi  colui che ha
calato l'ancora or ora. Dopo giuocher a picchetto
con voi.
- Preferirei giuocare a bridge, - rispose Peter.
- Circa poi il riconoscere il bastimento c' da
dire questo: dal suono si capisce che  un'imbarcazione
piuttosto piccola, non a vari alberi. Niente
fischio, niente sirena, non si  sentito segnale; di
nuovo un'imbarcazione piccola. Si  ancorato vicino;
altro indice che la nave  piccola, perch i vapori
e le grandi navi devono ancorarsi in acqua alta. L'entrata
nel porto  tortuosa. Non c' nessuno che osi
affrontare il passaggio dopo l'oscurit. Meno che
tutti un estraneo. Non c'erano che due eccezioni. La
prima era Margonville, uno che fu condannato a morte
dall'Alta Corte a Fiji. L'altra eccezione  Davide
Grief. Egli affronta a qualunque ora il passaggio.
Tutti lo sanno. Potrebbe anche darsi che fosse qualche
giovane e audace navigatore. Io non ne conosco
di simili, prima di tutto, e secondariamente Grief
si trova in queste acque, sul Gunga, che da qui
deve andare a Karo-Karo. Ho parlato con Grief, sul
Gunga, al Passaggio Sandfly, avant'ieri. Stava lasciando
scendere un commerciante in una nuova stazione.
Mi disse che passava prima a Babo e poi
veniva a Goboto. Pu proprio darsi che quell'ancora
che  stata calata poco fa sia la sua. Chi altri pu
essere se non Grief? Il capitano Donovan del Gunga
non entrerebbe certamente a Goboto dopo l'imbrunire
se non ci fosse al timone il padrone. Fra
pochi minuti, Davide Grief entrer per quella porta
e dir: - A Goboto non si beve (vino) che fra una
bibita e l'altra - scommetto cinquanta sterline che
entrer e che le sue prime parole saranno: - A
Goboto non si beve (vino) che fra una bibita e l'altra.
Deacon rimase di stucco. Si fece rosso vivo in
faccia.
- Mi pare che vi abbia ben risposto, - disse
Mac Murtrey ridendo amichevolmente. - E anch'io
scommetto su ci un paio di sterline.
- Bridge! Chi fa un giro? - grid con impazienza
Eddy Little.
- Avanti, Peter!
- Giuocate voi, - disse Deacon. - Lui e io giuochiamo
a picchetto.
- Preferirei il bridge - disse timidamente
Peter Gee.
- Non sapete giuocare a picchetto?
Il negoziante di perle accenn di s.
- Allora avanti, e pu darsi che io possa mostrare
di saperne di pi che del suono delle ancore.
Cos, malgrado se stesso, Peter Gee fu trascinato
a fare una partita che sapeva sarebbe andata male.
- Un giro solo, - disse, mentre mescolava.
- Per guanto? - domand Deacon.
Peter Gee fece spallucce.
- Come volete.
- Col doppio marcio, naturalmente dieci sterline?
- Va bene, - rispose Peter Gee.
Ad un'altra tavola quattro degli altri giuocavano
a bridge. Il capitano Stapler, che non giuocava
a carte, stava a vedere e riempiva i lunghi bicchieri
di whiskey, alla destra di ognuno. Mac Murtrey, con
malcelata apprensione, osservava come si svolgeva la
giuocata a picchetto. Anche gli altri inglesi erano evidentemente
urtati dalla condotta dell'australiano, e
presentivano gualche atto scorretto da parte sua. Sentivano
che egli aveva del livore col meticcio e che
un'esplosione poteva venire ad ogni istante.
- Per conto mio, spero che Peter perda, - disse
Mac Murtrey sottovoce.
- Non credo, - rispose Andrews, - perch a picchetto
 un valore; io lo so per esperienza.
Che Peter Gee avesse la fortuna dalla sua, era evidente
dall'inquietudine di Deacon, che riempiva spesso
il bicchiere. Aveva gi perduto una partita, e
stava per perdere la seconda, almeno ci risultava
dalle sue affermazioni, allorch la porta si apr e
Davide Grief entr.
- A Goboto si beve normalmente, ma per fra
una bibita e l'altra, - disse a titolo di saluto, afferrando
la mano al gerente. - Egregio Mac! il mio
capitano  gi nel battello. Ha una camicia di seta,
cravatta, scarpe da tennis, tutto in ordine, ma desidera
che gli mandiate gi un paio di pantaloni. I
miei gli sono troppo stretti, mentre invece i vostri
gli andranno bene. Al, Eddy! Come va quel ngari-ngari?
Ma che miracolo  che nessuno  gi colla
febbre e nessuno  ubriaco fradicio. - Qui sospir.
- Vedo per che  ancora presto. Signor Peter,
siete poi incappati in quel grosso fortunale? Noi
abbiamo dovuto calare la seconda ancora.
Mentre lo presentavano a Deacon, Mac Murtrey
sped un ragazzo coi calzoni, e il capitano Donovan
entr come si addice ad un bianco, almeno a Goboto.
Deacon perdette la seconda partita, e un fragoroso
scoppio annunci la sciagura. Peter Gee accese una
sigaretta, tranquillo come sempre.
- Come? Voi smettete di giuocare perch avete
vinto? - domand Deacon.
Grief guard in modo interrogativo Mac Murtrey,
che aggrottando le ciglia lasci comprendere il suo
disgusto.
- Non  la rivincita? - rispose Peter Gee.
- Ci vogliono tre partite per la rivincita, secondo
i miei usi. Avanti!
Peter Gee acconsent e la terza partita cominci.
-  un cucciolo, e ha bisogno di guinzaglio, -
- bisbigli Mac Murtrey a Grief. - Ragazzi, tralasciate
di giuocare, io voglio badare a costui. E se va
troppo oltre, lo getto fuori sulla spiaggia, a dispetto
delle regole della societ.
- Chi ? - domand Grief.
- Uno lasciato dall'ultimo bastimento. Le disposizioni
della societ sono di trattarlo bene. Sta cercando
di investire una piantagione. Ha una lettera di
credito di diecimila sterline presso la societ. Il fatto
di essere australiano bianchissimo, e figlio di un
procuratore generale della repubblica gli ha dato
alla testa e non fa che ringhiare a tutto. Si accanisce
contro Peter, che  una cos buona pasta. Dopo tutto,
io non mi sono impegnato a far la guardia ai ragazzacci.
Avanti, Grief, versatevi da bere, e lasciamo
bollire quell'importuno.
- Forse non  che molto giovane, - interpose
Grief.
-  evidente che non sa portare quel che beve.
Se per osa alzare una mano su Peter, guai a lui,
gli do una strigliata come gli conviene.
Il commerciante di perle fece il conto dei punti
e annunci che aveva vinto: era la terza volta. Si
rivolse a Eddy Little e gli disse:
- Adesso sono pronto per il bridge.
- Mi vergognerei di cessare dopo aver vinto, -
disse Deacon sprezzantemente.
- Oh, insomma sono stanco, - disse Peter colla
sua solita calma.
- E invece dovete giuocare, - disse imperiosamente
Deacon. - Ancora una partita. Non potete
tenervi il danaro in quel modo. Ho perduto quindici
sterline. O raddoppio la perdita o facciamo pari.
Mac Murtrey stava per intromettersi, ma Grief gli
fece cenno di calma.
- Se  cos che desiderate, vada, - disse Peter
Gee, raccogliendo le carte. - Tocca a me, credo.
Dunque dicevate che giuochiamo di quindici sterline;
o voi me le darete, o saremo pari. - Proprio
cos, giovincello.
- Vi accanite, eh? - osserv Grief avvicinando
una sedia.
Gli altri si misero intorno alla tavola, e Deacon
giuoc di nuovo con avversa fortuna... Pur essendo
evidente che era un buon giuocatore, le carte gli
erano positivamente contrarie, come era evidente che
non sapeva far buon viso ad avversa fortuna. Bestemmiava
volgarmente, e inveiva contro l'imperturbabile
meticcio. Peter Gee cont, e vide che aveva
vinto, mentre Deacon lo guardava muto con aria feroce
e provocante.
- Vincita completa, a quanto pare, - disse Grief.
- Quindi mi dovete trenta sterline, - disse Peter,
- C' forse bisogno che me lo diciate? - ribatt
Deacon. - Ho studiato l'aritmetica. Vi devo quarantacinque
sterline. Eccole.
Il modo con cui gett sulla tavola i nove biglietti
da cinque sterline era un vero insulto. Peter invece
non fu che ancor pi pacifico, non si risent menomamente.
- Non  che fortuna cieca, non che voi sappiate
giuocare a carte; potrei insegnarvi quando voglio.
Il meticcio sorrise, lasci dire, e pieg e mise via
i biglietti.
- C' un bel giuoco chiamato casino ; non ne
avete mai sentito parlare? Un giuoco da bimbi.
- Ho veduto giuocarlo, - disse con mitezza il
meticcio.
- Non crederete di saperlo giuocare, - disse Deacon
col solito fare offensivo.
- Certamente. Temo di non aver abbastanza intelligenza
per sapere.
-  un giuoco da arditi, il casino, - osserv
giovialmente Grief. - A me piace molto.
Deacon non lo degn di risposta.
- Voglio giuocare con voi una partita di trentun
punti, - disse con fare prepotente a Peter Gee. -
E vi dimostrer che ne sapete ben poco di carte.
- No, grazie, - rispose il meticcio. - Sono aspettato
per un bridge.
- Venite, finalmente, - disse soddisfatto Eddy
Little. - Venite, Peter, e cominciamo.
- Aver paura di un giuochetto come il casino, -
disse Deacon. - Avete paura di perdere troppo.
Giuocheremo di soldi, se volete.
Il linguaggio di costui era offensivo per tutti. Mac
Murtrey ne era urtatissimo.
- Fatela finita, Deacon. Dice che non vuol giuocare,
lasciatelo dunque in pace.
Deacon si rivolse, acceso, al suo ospite, ma prima
che parlasse, Grief gli disse:
- Vorrei giuocare a casino con voi.
- Ne sapete qualche cosa?
- Non molto, ma sono disposto a imparare.
- Bene, questa sera non sono io disposto ad insegnare
per dei soldoni.
- Oh, quello non mi mette timore, - rispose
Grief. - Io giuoco per qualunque somma, somma
ragionevole, certamente.
Deacon si dispose a sbarazzarsi dell'intruso in
fretta.
- Se vi accomoda, io non giuoco che di cento
sterline.
Grief, contentissimo, disse:
- Benissimo. Cominciamo.
Deacon rimase di sasso, pel fatto che un commerciante
di Goboto non si spaventasse di simili poste
al giuoco.
- Voi contate le scope? - domand Grief.
- Ah, no; quello  un giuocare da sciocchi.
- Meglio, - ribatt Grief. - Il giuocare da sciocchi
non piace neanche a me. Anzi, sentite; sapete
cosa dobbiamo fare? Dobbiamo giuocare di cinquecento
sterline.
Deacon rimase ancor pi stupefatto.
- Carte e spade per primo, poi il grande e il piccolo
casino, e poi gli assi come al bridge ; va
bene?
- Mi pare che voi tutti amiate la burla, - disse
Deacon ridendo forzatamente. - Che ne so io che
voi abbiate il danaro?
- Lo dimostriamo come potete dimostrarlo voi.
Mac, come  il mio credito presso la societ?
- Per tutto quello che volete, - rispose il gerente.
- Ve ne fate garante voi? - domand Deacon.
- Ben inteso, - disse Mac Murtrey. - Potete contarci,
la societ far onore alle sue cambiali fino e
oltre la vostra lettera di credito.
- Avanti, - disse Grief, posando le carte davanti
a Deacon.
Quest'ultimo smise di tagliare e diede uno sguardo
diffidente a tutti i presenti.
- Voi siete tutti estranei per me, - disse querulamente
Deacon. - Come posso io sapere? Il danaro
in carta non  sempre la realt positiva.
Allora Peter Gee trasse dalla tasca un portafogli
e facendosi prestare una penna stilografica da Mac
Murtrey, disse:
- Non ho ancora cominciato ad acquistare, quindi
questo credito  ancora intatto. Io lo accrediter
a voi, signor Grief. Vale quindicimila. Eccolo.
Deacon stese febbrilmente la mano per afferrarlo
mentre passava attraverso la tavola. Lo lesse lentamente,
poi guard Mac Murtrey?
-  regolare?
- Precisamente, come la vostra lettera di credito.
I documenti della societ sono sempre buoni.
Deacon tagli le carte, vinse il primo giro, e diede
una buona mescolata. Ma la sorte gli era contraria
e perdette la partita.
- Altra partita, disse. - Non abbiamo detto quante
partite avremmo fatto, e voi non potete abbandonarmi
perdente. Via!
Grief mescol e pass le carte per il taglio.
- Giuochiamo di mille dollari, - disse Deacon,
quando ebbe perduto la seconda partita. - E quando
i mille furono andati per la stessa strada dei cinquecento,
egli propose di giuocare per duemila
- Quel raddoppiare non va, - Mac Murtrey ammon,
prendendosi una guardata furente da Deacon.
Ma il gerente persistette. - Vi ripeto che  pazzesco
giuocare cos.
- Non sto giuocando con voi, - disse Deacon con
viso minaccioso. Poi rivolgendosi a Grief: - Ne ho
perduti duemila con voi. Volete giuocare per duemila?
Grief acconsent; la quarta partita cominci, e Deacon
vinse. Nessuno approvava in teoria questo sistema
di giuoco. Bench avesse perduto tre partite su
quattro, Deacon non aveva perduto danaro. Raddoppiando
sempre, con concetto puerile, a lungo andare
doveva pure ritornare pari, alla prima vincita.
Egli lasci ora intravedere il desiderio di smettere,
ma Grief pass il mazzo da tagliare.
- Cosa? - grid Deacon. - Ancora?
- Non ho ancora vinto niente, - borbott Grief
capricciosamente, iniziando il giuoco. - I soliti cinquecento,
vero?
La vergogna di ci che aveva fatto indusse Deacon
a rispondere:
- No, giuochiamo di mille. Anzi, trentun punti
sono troppi. Giuochiamo di ventuno? O  un giuoco
troppo corto per voi?
- Non sar che pi interessante fare partite corte,
- disse Grief.
Lo stesso modo di giuocare fu ripreso. Deacon perdette
due partite, raddoppi la messa e vinse di
nuovo. Ma Grief pazientava, e lasci che la cosa si
ripetesse parecchie volte. Poi accadde ci che egli
aspettava; varie perdite consecutive di Deacon. Questi
raddoppi a quattromila e perdette, raddoppi
a ottomila e perdette, e poi propose di raddoppiare
a sedicimila.
Grief scosse la testa.
- Non si pu fare cos. Non avete che diecimila
di credito presso la societ.
- Mi negate il modo di rifarmi, - rispose Deacon
con voce rauca. - Intendete forse che con ottomila
dollari che ho in tasca non vi fidate a giuocare?
Grief continuava a scuotere lentamente la testa.
-  spogliazione vera e propria, - continu Deacon.
- Voi prendete il mio danaro e non mi offrite
il mezzo di rifarmi.
- Bene, io vi voglio concedere il credito cui avete
diritto, cio duemila dollari.
- Ebbene, giuochiamo, - disse Deacon. - Tagliate.
Il giuoco fu fatto in silenzio, salvo osservazioni irritate
di Deacon e volgari esclamazioni. Gli astanti centellinavano
silenziosi. Grief non raccoglieva gli sfoghi
dell'avversario, ma si concentrava al giuoco. Giuocava
con impegno.
- Se non mi sbaglio ho vinto, - disse Grief. -
Ho ventisette punti.
- Vi sbagliate, - disse Deacon con faccia alterata
e pallida.
- Contate, - disse Grief passando le carte. Deacon con dita tremanti
verific il conto. Stando seduto,
si scost con moto irritato dalla tavola, facendo strisciare
la sedia, poi vuot il bicchiere. Uno sguardo
all'ingiro non gli pales che visi non simpatizzanti.
- Penso che prender il prossimo piroscafo per
Sydney, - disse, e per la prima volta lo si sent parlare
tranquillamente.
Grief ebbe a dire pi tardi:
- Se avesse dato in invettive non gli avrei offerto
un'ultima possibilit di rifarsi. Siccome invece si
rassegn, tentai di rimediare.
Deacon guard l'orologio, finse uno sbadiglio e fece
per alzarsi.
- Aspettate, - disse Grief. - Volete credito ancora?
L'altro ricadde sulla sedia, fece per parlare, ma
non pot; si bagn le labbra arse, e annu col capo.
- Il capitano Donovan qui fa vela all'alba sul
Gunga per Karo-Karo, - disse Grief in tono volutamente
calmissimo. - Karo-Karo  un anello di
sabbia nel mare, con poche migliaia di alberi da cacao.
Il pandano vi cresce, ma non vi si pu coltivare
n le patate dolci n il taro. Vi sono circa ottocento
nativi, un re e due primi ministri; questi tre sono
gli unici che portano abiti.  un luogo che si direbbe
dimenticato da Dio, e io vi mando una volta all'anno
una goletta da Goboto. L'acqua potabile  salmastra,
ma il vecchio Tom Butler vi ha passato una dozzina
d'anni.  l'unico bianco che vi sia l, ed ha una ciurma
di cinque uomini di Santa Cruz che fuggirebbero
e lo ucciderebbero se potessero, giacch furono mandati
l appunto perch non potessero fuggire. Gli
mandano i peggiori soggetti delle piantagioni. Non vi
sono missionari. Due maestri samoani furono uccisi a
bastonate sulla spiaggia al loro sbarco alcuni anni fa.
Vi domanderete perch racconto tutto questo. Pazienza.
Ho detto che il capitano Donovan parte domani
per Karo-Karo. Tom Butler  vecchio e rende
sempre meno. Ho tentato di farlo tornare in Australia,
ma egli dice che desidera morire a Karo-Karo. 
un vecchio bizzarro.  ora che io mandi l un bianco
a sostituirlo. Chi sa se la faccenda andrebbe bene
per voi? Dovreste restarvi due anni.
Un momento ancora. Non ho finito. Voi avete parlato
spesso di vigore e azione questa sera; io non vedo
n l'uno n l'altra nel giuocare e nel perdere ci
che non si  guadagnato, perch voi avete perduto
danaro non guadagnato, ma ereditato. Per due anni
a Karo-Karo come commerciante significherebbero gi
qualche cosa. Io sono disposto a scommettere i diecimila
dollari che ho vinti contro due anni del vostro
tempo. Se voi vincete il danaro  vostro. Se perdete,
voi assumete l'impegno di Karo-Karo, e partite all'alba.
Ecco cosa si potrebbe chiamare: agire. Volete
giocare?
Deacon non sapeva parlare. La sua gola si chiudeva;
accenn di s, mentre prendeva le carte.
- Un'altra cosa, - disse Grief. - Posso fare anche
di meglio: se voi perdete, due anni di vita vostra
sono miei, naturalmente senza paga. Pure vi dar lo
stesso una paga. Se lavorate soddisfacentemente, se
osservate istruzioni e norme, io vi pagher cinquemila
dollari per ognuno dei due anni. Il danaro sar
depositato presso la societ, da pagarsi a voi, con
interessi allo spirare del termine. Va bene?
- Anche troppo, - balbett Deacon. - Voi offrite
anche troppo. Un commerciante non ha che cento
o centocinquanta dollari al mese.
- Cominciate dunque l'azione, - disse Grief in
aria di chi conchiude. - E prima di cominciare voglio
mettervi gi alcune delle regole. Voi le ripeterete
ad alta voce ogni mattina durante i due anni,
se vi accade di perdere. Esse mirano al bene della
vostra anima. Quando le avrete ripetute a voce per
settecentotrenta mattine a Karo-Karo, ho fiducia che
vi si imprimeranno bene nella vostra memoria. Signor
Mac, favoritemi la vostra penna. Ecco.
Scrisse rapidamente per alcuni minuti, poi lesse
ad alta voce:
- Io devo sempre ricordare che un uomo vale
l'altro, a meno che uno non creda di essere migliore
degli altri.
Per quanto io possa essere ubriaco, non devo mancare
di condurmi da gentiluomo. Un gentiluomo  un
uomo gentile. Nota: sarebbe meglio non ubriacarsi.
Quando giuoco, devo giuocare da uomo, sottomesso
al giuoco.
Una vigorosa esclamazione, adoperata a tempo e
luogo, pu essere efficace; troppa violenza di parola
guasta tutto. Nota: una maledizione non pu cambiare
le sorti del giuoco n far soffiare il vento.
Non  lecito ad un uomo di essere da meno di un
uomo. Migliaia di sterline non danno diritto a tale
licenza.
All'inizio della lettura la faccia di Deacon si offusc
d'ira. Poi si copr di rossore, che aument fino
alla fine della lettura.
- Bene, ecco tutto, - disse Grief piegando il
foglio e spingendolo verso il centro della tavola.
- Siete ancora pronto a fare la partita?
- Lo merito, - disse Deacon in tono umiliato.
- Sono stato un asino. Signor Gee, prima di sapere se
vincer o perder desidero domandarvi scusa. Pu
esser colpa del whiskey, non so, ma sono un asino,
un mascalzone, un disutilaccio.
Tese la mano, e il meticcio la strinse raggiante.
- Sentite, Grief, - aggiunse, - tutto  stabilito,
dimentichiamo tutto in un ultimo bicchiere.
Avendo Grief espresso indulgenza, Deacon grid:
- No, non mi ritiro. Se dev'essere Karo-Karo, cos
sia.
- Bene, - ribatt Grief, incominciando a mescolare.
- Se siete stoffa adatta per Karo-Karo,  certo
che non vi far male.
Il giuoco fu serrato e duro. Tre volte divisero le
carte. Alla fine del quinto e ultimo giro Deacon
abbisognava di tre punti per uscire, e Grief di quattro.
Deacon non bestemmiava pi, e fece la pi abile
partita della serata. Per caso ebbe due assi neri e
l'asso di cuori.
- Sapete nominarmi le quattro carte che ho? -
disse in tono di sfida alla fine del giro, mentre raccoglieva
le carte.
Grief accenn di s.
- Allora dite.
- Il fante di picche, il due di picche, il tre di cuori
e l'asso di denari.
Coloro che si trovavano dietro Deacon non avevano
fatto segni di sorta, eppure i nomi delle carte erano
giusti.
- Ho in mente che sappiate giuocare a casino meglio
di me, - ammise Deacon. - Io non posso che
nominare tre delle vostre carte: fante, asso e grande
casino.
- Sbagliato. - Non vi sono cinque assi nel mazzo.
Voi ne avete presi tre e tenete il quarto in mano
adesso.
- Per Giove, avete ragione, - ammise Deacon. -
Comunque, faccio le carte;  quello che mi occorre.
- Vi lascio salvare il piccolo casino; - Grief si
indugi a calcolare. - S, e anche l'asso, eppure far
le carte e vincer il grande casino. Giuocate!
- Niente carte, e vinco ! - disse con esultanza
Deacon quando l'ultimo giro fu giuocato. - Io vinco
sul piccolo casino e i quattro assi. Il grande casino e
le picche non vi portano che a venti.
Grief disse:
- Temo che vi sia qualche errore.
- No, afferm Deacon ostinatamente. - Ho contato
ogni carta.  l'unica cosa che ho fatto con precisione.
Ne ho ventisei, come le avete voi.
- Contate di nuovo, - disse Grief.
Con cura e lentezza, e dita tremanti, Deacon cont
le carte che aveva prese. Ve n'erano venticinque. Si
avvicin all'angolo della tavola, raccolse le norme
scritte da Grief, le pieg e le mise in tasca. Poi vuot
il bicchiere e si alz. Il capitano Donovan guard
l'orologio, sbadigli e si alz pure.
- Capitano, andate a bordo? - domand Deacon.
- S, - rispose il capitano. - A che ora devo
mandare a prendervi?
- Verr con voi subito. Ritirer il mio bagaglio
dalla Billy mentre passiamo. Avrei dovuto partire
domani per Babo.
Deacon strinse la mano a tutti, ricevendo auguri
di fortuna a Karo-Karo.
- Tom Butler giuoca alle carte? - domand egli
a Grief.
- Solitario, - rispose Grief.
- Allora gli insegner il doppio solitario, - aggiunse
Deacon, poi, con un sospiro. - E temo che mi
batter anche lui se giuoca come voi tutti isolani.
...
.
...
Fine.
...
.
...
PENNE DI SOLE.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
L'isola di Fitu-Iva era l'ultima rocca indipendente
del Mare del Sud. Tre fattori condussero all'indipendenza
di Fitu-Iva. Primo e secondo erano il suo isolamento,
terzo la bellicosit dei suoi abitanti. Ma neanche
questi due fattori l'avrebbero salvata se non fosse
stato per il Giappone, Francia, Gran Brettagna,
Germania e gli Stati Uniti che ci vollero contemporaneamente.
Fu come quando i ragazzi si azzuffano
per un soldo. Si intralciarono a vicenda. I bastimenti
da guerra delle cinque potenze infarcirono l'unico
porto di Fitu-Iva. Si parlava di guerra ad ogni istante.
Ogni mattina si trovavano nei giornali delle colonne
intiere su Fitu-Iva. Un marinaio americano ebbe a
dire che le cinque nazioni mettevano la mano nel piatto
allo stesso momento.
Cos accadde che Fitu-Iva sfugg perfino ad un protettorato
in comune, e il re Tulifau continu ad amministrare
la giustizia e ad applicare la legge nel palazzo
costruito per lui da un commerciante di Sydney,
con legno rosso di California. Tulifau era un re in ogni
senso e in ogni istante. Tanti anni aveva e tanti aveva
regnato, anzi era stato coronato re due mesi prima
di nascere.
Era maestoso, di gran statura, e, senza essere eccessivamente
grasso, pesava centosessanta chili. Questa
era per una caratteristica non di lui solo. Sepeli,
sua moglie, era alta quasi due metri e pesava centotrenta
chili, e il fratello di lei, Uiliami, che comandava
l'esercito, negli intervalli in cui si dimetteva da
primo ministro, la sorpassava di un pollice e pesava
venticinque chili di pi.
Tulifau era un'anima allegra, festeggiatore e bevitore.
E tutti i suoi sudditi erano gente allegra, fuorch
nell'ira per, perch allora potevano rendersi
colpevoli di gravi cose contro quelli che li contrariavano.
Pure all'occasione sapevano combattere valorosamente,
come lo seppero a loro spese i commercianti
di legno di sandalo e i mercanti di schiavi.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
La goletta di Grief, il Cantani, aveva oltrepassato
le rocche Pillar due ore prima e penetrava nel
porto al soffio di una brezza che non aumentava di
forza. Era una sera fresca e senza stelle e la ciurma
se ne stava a poppa in attesa che con quel passo di
lumaca si arrivasse all'ancoraggio. Willie Smee, nostruomo,
usc dalla cabina ammirevole nel suo vestito
da spiaggia. Il sotto-pilota ammir la sua camicia di
finissima seta bianca e fece una smorfia di alto apprezzamento.
- Si balla questa sera, mi pare, - osserv Grief.
- No, - disse il sotto-pilota, - Willie va da Taitua... Ne  innamorato.
- State fresco, - esclam il nostruomo.
- Allora  lei che  innamorata di voi, il che
 lo stesso, - continu il sotto-pilota, - e prima che
abbiate passato mezz'ora a terra avrete un fiore dietro
l'orecchio, una corona in testa e il braccio attorno
alla vita di Taitua.
- Semplice gelosia, - ghign Willie Smee.
- Vorreste averla voi e non potete.
- La ragione  che non so trovare delle camicie
di quel genere l. Scommetterei per che non la portate
pi via da Fitu-Iva quella camicia. E se non la
regalate a Taitua vi attirerete l'ira di Tulifau - avvert
Grief. - Meglio non fargliela vedere.
- Precisamente, - disse il capitano Boig, distogliendo
lo sguardo dal faro sulla riva. - Nell'ultimo
viaggio egli mult uno dei miei Kanaki di una cintura
fantasia e di un coltello a fodero.
Poi si rivolse al sotto-pilota:
- Potete lasciar andare l'ancora, signor Mash; non
allentate troppo; non c' vento e domattina potremo
trovarci di fronte alle capanne di copra.
Un minuto dopo, l'ancora scorse gi. Il canotto era
gi lungo il bordo e la comitiva che andava a riva
vi salt dentro.
Anche Grief e il nostromo erano nel battello. Alla
punta di un'isola corallina. Willie Smee, con una frase
di scusa, lasci il suo padrone e scomparve lungo un
viale di palme. Grief prese la direzione opposta, passando
davanti alla facciata della vecchia chiesa delle
missioni. Qui, fra le tombe sulla spiaggia, leggermente
vestiti in akus e lava-lavas, incoronati di fiori
e germogli, danzavano giovanotti e ragazze. Pi lungi,
Grief pass davanti alla lunga casa di paglia del lamine, dove poche diecine di anziani sedevano in
lunga fila, cantando i vecchi inni, insegnati loro da
missionari dimenticati. Pass pure davanti al palazzo
di Tulifau, dove si accorse dalle luci e dai suoni che
la solita allegria era scatenata. Fra le felici isole del
Mare del Sud quella di Fitu-Iva era la pi felice. Vi
si festeggiavano nascite e morti e qualsiasi altro avvenimento.
Grief percorse un viale che serpeggiava fra una
vegetazione lussureggiante di fiori e capelveneri. L'aria
calda era ricca di profumi e al disopra dell'orizzonte
si delineavano alberi carichi di frutti e agili palme
dal leggero ciuffo. Qua e l vi erano case coperte di
erba. Nel buio risuonavano voci e risate. Sull'acqua
si vedevano luci ondeggianti e dei lontani cori a bassa
modulazione annunciavano il ritorno dei pescatori.
Per ultimo, Grief si scost dallo stradone, inciampando
in un maiale, che grugn rumorosamente. Spiando
attraverso una porta aperta, vide un nativo di una
certa et, seduto su un grosso strato di stuoie. Di
tanto in tanto, egli si stropicciava una gamba nuda
con uno scacciamosche di fibra di cocco. Portava occhiali
e leggeva metodicamente un libro che Grief
riconobbe essere una bibbia inglese. Costui era Geremia
il suo corrispondente d'affari cos chiamato dal
profeta omonimo.
Geremia aveva pelle pi chiara di quella degli
abitanti di Fitu-Iva, poich era un esemplare autentico
di Samoa. Educato dai missionari, egli aveva servito
la loro causa come maestro laico nelle isole dei cannibali
dell'occidente.
Come compenso, egli era stato mandato al paradiso
di Fitu-Iva dove tutti erano stati convertiti, per radunare
quelli che erano ricaduti nell'antico culto.
Sfortunatamente, Geremia era diventato troppo educato.
Un volume sperduto di Darwin gli aveva causato
una impressione di fatica. Che scopo si aveva di
tentare di capire questo mondo cos enigmatico, specialmente
quando uno aveva una moglie capricciosa?
Allorch Geremia rallent nella sua attivit, la direzione
dei missionari minacci seriamente di rimandarlo
alle isole corallifere, e allo stesso tempo la lingua
di sua moglie divenne proporzionalmente pi tagliente.
Tulifau era un monarca simpatico, la cui moglie, certe
volte in cui egli si trovava in piena ubriachezza, era
risaputo che lo batteva. Per ragioni politiche, poich
anche la regina apparteneva a un ceppo reale, e suo
fratello comandava l'esercito, Tulifau non poteva divorziare.
Pot per far divorziare Geremia, il quale
si diede al commercio e si spos la donna di sua scelta.
Come commerciante indipendente aveva fatto fallimento,
soprattutto per l'onerosa protezione di Tulifau.
Il rifiutare credito era come farsi sequestrare le merci;
il concedergli credito era la bancarotta sicura. Dopo
un anno di ozio sulla spiaggia, Geremia era diventato
il corrispondente d'affari di Grief, e per una dozzina
d'anni il suo servizio era stato onorato ed efficace,
perch Grief era riuscito, primo fra tutti, a rifiutare
crediti al re, oppure a riscuotere quando glieli aveva
concessi.
Geremia guard con gravit al di sopra degli occhiali
quando il suo padrone entr, segn con dignitosa
mossa il punto dove leggeva nella bibbia e con
gravit gli strinse la mano.
- Sono lieto che siate venuto personalmente, -
disse.
- E come potevo venire se non personalmente? -
chiese Grief ridendo. Ma Geremia non aveva tempo
di far del buon umore e non rilev la facezia.
- La situazione commerciale dell'isola  pessima,
- disse con grande solennit e spiccando untuosamente
le parole a molte sillabe. - Il mio registro 
preoccupante.
- Il commercio va male?
- Al contrario. Va ottimamente. Gli scaffali sono
vuoti, completamente vuoti. Ma... - i suoi occhi luccicarono
orgogliosamente, - c' molta merce che rimane
in magazzino; l'ho tenuta ben sotto chiave.
- Avete concesso troppo credito a Tulifau?
- Al contrario. Non c' credito affatto. E ogni vecchio
conto  stato regolato.
- Non riesco a comprendervi, Geremia, - confess
Grief. - Che scherzo ? Gli scaffali vuoti,
niente concessione di crediti, vecchi conti regolati, magazzini
ben custoditi... Spiegatevi!
Geremia non rispose immediatamente. Allungando
la mano dietro l'angolo posteriore delle stuoie, ne
estrasse un'ampia cassetta per danaro. Grief rilev che
non era chiusa a chiave, mentre il samoano era sempre
stato pedantissimo nella custodia del danaro. La cassetta
sembrava piena di carta moneta. Geremia prese
la banconota che c'era sopra e la porse.
- Ecco la risposta, - disse.
Grief vide una banconota discretamente eseguita.
La prima Banca reale di Fitu-Iva pagher al portatore
su richiesta una sterlina, lesse. Al centro c'era
una faccia contraffatta di indigeno. Al di sotto c'erano
la firma di Tulifau e quella di Fulualea, con un glorioso:
Cancelliere dello scacchiere.
- Dove diavolo  Fulualea? - domand Grief.
Questa parola  del dialetto di Fiji, e significa Penne
di sole, non  vero?
- Precisamente. Cos almeno si fa chiamare questo
volgare intruso.  venuto da Fiji per mettere a
soqquadro Fitu-Iva, commercialmente, s'intende.
- Uno di quei tipi intelligenti di Levuka, suppongo - disse Grief.
Geremia scosse la testa tristemente.
- Niente affatto. Questo volgare avventuriero  un
bianco, un autentico furfante. Ha preso un nome figiano,
nobile e di gran risonanza, trascinandolo nel fango
per raggiungere i suoi scopi diabolici. Ha ubriacato
Tulifau e l'ha esaltato. In cambio di ci  stato fatto
Cancelliere dello scacchiere e altre cose.  lui che
ha emesso questa carta falsa e costretto la gente ad
accettarla. Ha messo una tassa sui magazzini, sulla
copra, sul tabacco. Vi sono diritti di porto e rigorose
norme e altre tasse. Ma la gente non  tassata: solo
i commercianti. Allorch fu annunziata la tassa sul
copra, io ridussi proporzionalmente il prezzo d'acquisto.
Allora la gente cominci a brontolare, e Penne
di sole promulg una nuova legge che imponeva il
prezzo vecchio e proibiva di ridurlo. Mult me di
due sterline e cinque maiali, essendo ben risaputo
che io ne avevo cinque. Li troverete registrati. Hawkins,
che commercia per la Fulcrum Co., fu multato
prima di maiali, poi di gin, poi, siccome non nascondeva
il suo malcontento, vennero i soldati e bruciarono
i suoi magazzini. Quando io rifiutai di vendere, questo
Penne di sole mi mult di nuovo e minacci di
bruciare il magazzino se contravvenivo di nuovo. Quindi
io vendetti tutto quello che c'era sugli scaffali, ed
ecco l la scatola piena di carta senza valore. Sar spiacentissimo
se mi pagherete il mio stipendio in carta,
pur avendone voi diritto. Ora, che facciamo?
Grief scroll le spalle.
- Anzitutto devo vedere questo Penne di sole e
misurare la situazione.
- Allora bisogna parlargli subito, altrimenti egli
accumuler una pila di accuse contro di voi, con relative
multe.  cos che egli assorbe tutto il danaro
metallico di questo paese. L'ha gi tutto adesso, ad
eccezione di quello che  stato sotterrato.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Sul cammino di ritorno lungo il viale delle scope,
sotto le lampade accese indicanti l'entrata ai terreni
reali, Grief incontr un ometto rotondo, in calzoni
non inamidati, ben sbarbato e di aspetto fiorente, che
appunto ne usciva. Il suo passo tradiva un che di soddisfatto.
Grief lo riconobbe all'istante. L'aveva visto
sulle spiaggie di una dozzina di porti nel Mare
del Sud.
- Egregio signor Cornelius Deasy! - grid.
- Ecco il signor Grief in persona, quel vecchio diavolo!
- rispose l'altro, mentre si stringevano la mano.
- Se venite a bordo, ho dell'irlandese spumante
sceltissimo - disse Grief allettante.
Cornelius si irrigid e si fece dignitoso e impettito.
- Le cose stanno diversamente, signor Grief. Io sono
Fulualea adesso. Non se ne parla pi del passato.
Per grazia di Sua Maest il Re Tulifau, ora sono cancelliere
dello scacchiere e giudice supremo, eccetto in
certi momenti in cui il re preferisce giuocare lui colle
bilancie della giustizia.
Grief diede un piccolo fischio di stupore ammirativo.
- E siete adesso Penne di sole?
- Preferisco il nome autentico, cio Fulualea, se
non vi dispiace. Non dimenticando i vecchi tempi, sono
dolentissimo di dovervi dare brutte notizie. Voi dovrete
pagare le tasse d'importazione come ogni altro
commerciante, cio tutta quella categoria che ha solo
l'intento di spogliare i poveri e buoni polinesiani delle
isole corallifere. Poi, che volevo dire? Ah, ecco. Voi
avete violato i regolamenti. Siete entrato nel porto di
Fitu-Iva di sera senza i lumi regolamentari. Non interrompetemi.
Vi ho visto coi miei occhi. Per questa
infrazione vi multo di cinque sterline. Avete del gin?
 una mancanza grave. Non  giusto che i nostri buoni
marinai siano minacciati nella vita per il solo risparmio
di pochi soldi di olio. Dunque, vi ho domandato:
avete del gin?  il comandante del porto che vi fa
questa domanda.
- Vi siete assunto molti gravi compiti, - osserv
scherzosamente Grief.
-  il compito di un bianco che ha a cuore il
benessere di questa gente. Queste birbe di commercianti
mettono tutto a carico del povero Tulifau, il
monarca di pi buon cuore che abbia occupato un
trono nel Mare del Sud e succhiato grog di radici da
una zucca imperiale. Sono io, Cornelius, anzi, siamo
noi, Fulualea, che siamo qui ad amministrare la giustizia.
Per quanto me ne dispiaccia, come comandante
del porto non faccio che il mio dovere trovandovi
reo di infrazione di quarantena.
- Che quarantena c'?
-  una norma emanata da me comandante del
porto. Nessuna comunanza colle rive prima che la
quarantena sia decorsa. Che sciagura per questa povera
gente fiduciosa se a bordo vi fosse la tosse canina o
il vaiolo nero! Chi, se non io, protegge i gentili polinesiani?
Io, Fulualea, Penne di sole, in ispirata
missione.
- Ma chi diavolo  questo comandante del porto?
- chiese Grief.
- Ma sono io, Fulualea. La vostra infrazione  grave.
Consideratevi multato di cinque casse di gin
olandese di prima qualit.
Grief rise di cuore.
- Noi verremo a un compromesso, Cornelius. Venite
a bordo che ne berremo un bicchiere.
Penne di sole rifiut senza parlare, ma con un
gesto dignitosissimo.
- Tentativi di corruzione. Non ne voglio, devo
essere fedele a chi mi d il pane. E perch non presentare
i documenti del vostro bastimento? Come capo
della dogana, vi multo di cinque sterline e di altre
due casse di gin.
- Sentite, Cornelius, gli scherzi sono scherzi, e
questo vostro  durato abbastanza. Non siamo a Levuka,
sapete, e vi tiro le orecchie se continuate ancora
a canzonarmi.
Penne di sole si ritrasse allarmato.
- Non commetterete vie di fatto contro di me, -
minacci. - Difatti, avete ragione: non siamo a Levuka;
e precisamente per questa ragione, con Tulifau
e il regio esercito dietro di me voglio proprio arrangiarvi
come intendo io. Quindi, o pagate subito quelle
multe, o vi sequestro il bastimento. Non siete il primo
a cui lo faccio. Pensate a quel che accadde a quel
commerciante di perle, quel Peter Gee, che entra sempre
in porto violando ogni norma e facendo poi un
caso del diavolo per alcune misere multe. Non ha
voluto pagarle e adesso  a terra a pensarci.
- Non intendete dire...
- Ben inteso che la intendo cos. Nell'esercizio
delle mie alte funzioni, gli sequestrai la goletta. Un
quinto dell'esercito  ora a bordo di essa. Essa sar
venduta da oggi a otto. Vi sono alcune decine di tonnellate
di madreperla nella stiva, che penso se posso
barattare con voi contro del gin; vi prometto un
buon affare. Quanto gin avete detto di avere?
- Ancora gin, eh?
- E perch no?  un buon beone quel Tulifau.
Come mi tocca di aguzzare l'ingegno per rifornirglielo:
ne  liberale in un modo stragrande, e tutto il
numeroso stuolo di capi  sempre invitato. Dunque
voi, signor Grief, o pagate quelle multe, o dovr ricorre
a misure pi rigorose.
Grief gir impaziente sui tacchi.
- Cornelius, voi siete ubriaco. I vecchi tempi pirateschi
nel Mare del Sud sono tramontati ed  impossibile
che voi mi giuochiate dei cos brutti tiri.
- Se credete di poter tornare a bordo vi risparmio
il disturbo, signor Grief. Io conosco i tipi del vostro
genere e ho preveduto la vostra caparbiet. Cos 
accaduto difatti : troverete la vostra ciurma sulla spiaggia,
perch il bastimento  stato sequestrato.
Grief lo guard fisso colla convinzione o per lo
meno con la speranza che scherzasse. Fulualea si
ritrasse allarmato. Il profilo di un uomo aitante si
deline dietro a lui nell'oscurit.
- Siete voi, Uiliami? - disse Fulualea. - Ecco
qui uno dei pirati. Assistetemi colla forza del vostro
braccio, o erculeo fratello!
- Vi saluto, Uiliami, - disse Grief. - Da quanto
tempo l'isola di Fitu-Iva  dominata da un brigante
di Levuka? Egli dice che la mia goletta  stata confiscata.
 vero?
-  vero, - rispose Uiliami, col suo gran vocione.
- Non avete pi camicie di seta del genere di quella
di Willie Smee? Tulifau vorrebbe averne; ne ha sentito
parlare.
- Non c' che da sequestrare; camicie o golette
fa lo stesso; il re deve avere ci che vuole.
- Mi pare che allunghiate troppo le unghie, Cornelius, -
borbott Grief. - Questa  vera pirateria.
Avete sequestrato il mio bastimento senza prima
preavvisarmi e darmi possibilit di salvezza.
- Che preavviso volete? Non sono ancora cinque
minuti che avete rifiutato di pagare le multe.
- Ma il bastimento era gi sequestrato.
- Ben inteso, e perch no? Non sapevo io forse
che avreste rifiutato?  un procedere lealissimo: non
si pu parlare di ingiustizia. Giustizia  la stella al
cui lucente altare Cornelius Deasy, o Fulualea, che  lo
stesso, fa atto di adorazione. Vattene, commerciante,
altrimenti ti far arrestare dalle guardie del palazzo.
Uiliami, ha un brutto carattere costui. Chiamate le
guardie.
Uiliami soffi nel fischietto che pendeva sul suo vasto
petto. Grief fece cenno di volersi scagliare su Cornelius,
tanto che quest'ultimo si rifugi dietro la colossale
figura di Uiliami. Una dozzina di aitanti polinesiani
percorse rapidamente il viale reale e si alline
dietro il comandante.
- Vattene, commerciante, - ordin Cornelius. -
Il colloquio  terminato. Domani esamineremo i vostri
diversi casi. Siate al palazzo a rispondere delle seguenti
accuse: turbamento della pace; tentativi di rivolta;
minaccie contro l'alto magistrato con evidente intenzione
di usargli violenza; infrazione di quarantena;
violazione di norme portuarie; grave infrazione alle
disposizioni della dogana. Domattina, signore, giustizia
sar fatta. E Dio vi protegga.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Prima dell'ora fissata per il processo, Grief, accompagnato
da Gee, si rec da Tulifau. Il re, circondato
da una mezza dozzina di capi, era steso su stuoie
sotto l'ombra di fronzuti avocado intorno al palazzo.
Il re era lieto di vedere il suo vecchio amico
Davide Grief; soltanto gli spiaceva che avesse agito
contro i regolamenti. Egli evitava qualsiasi discussione
in proposito. Tutte le proteste dei commercianti spogliati
erano accolte dalla frase stereotipata: Prendete
una bibita. La maggiore espansione che si concesse
fu di dire che Penne di sole era un uomo
ammirevole. Gli affari di stato non erano mai stati
cos prosperosi. Non c'era mai stato tanto danaro nelle
casse statali, n tanto gin in circolazione; dicendo in
circolazione intendeva nella reggia.
- Posso dire di essere ben soddisfatto di Fulualea,
- concludeva. - Su, prendete una bibita!
- Bisogna che troviamo il mezzo di toglierci da
questo minaccioso impiccio, - disse Grief a Gee, alcuni
minuti dopo, altrimenti siamo fritti. Mi si condanner
come eretico, o incendiario, o lebbroso, non
importa, e in pochi minuti:  il momento di dominarsi
bene.
Mentre si ritiravano dalla presenza del re, Grief
not Sepeli, la regina. Essa stava fissando il re e i compagni
bevitori con un'aria accigliata che fece venire
a Grief una buona idea.
In un altro ombroso angolo del grande edificio, Cornelius
teneva corte. Aveva cominciato presto e difatti,
quando venne Grief, si stava esaminando il caso di
Willie Smee. Tutto l'esercito, salvo la parte che custodiva
il bastimento, era radunata qui.
- L'accusato si alzi, - disse Cornelius, - e si abbia
la giusta e paterna sentenza del tribunale sulla
licenziosa condotta disdicevole a un capo-ciurma. L'accusato
dice che non ha danaro. Il tribunale ne 
spiacente e in vista di ci lo condanna al pagamento
di una camicia di seta, come quella che egli indossa
ora.
Cornelius fece un cenno a vari soldati: questi condussero
l'accusato sotto un albero discosto. Un minuto
dopo egli ricompariva senza il capo di vestiario in
questione, e si sedeva accanto a Grief.
- Di che siete stato accusato? - domand Grief.
- Il Signore mi castighi se lo so. E voi, che delitto
avete commesso?
- Il caso seguente, - disse Cornelius con un
cipiglio e sussiego da penalista. - Davide Grief: accusato,
alzatevi. Il tribunale ha considerato il caso,
anzi i casi e pronuncia la seguente sentenza: Tacete!,
grid con voce di tuono a Grief, che tentava di
interrompere. Vi sto dicendo che si  ben ponderato
tutto. Il tribunale non vuole aggravare la situazione
dell'accusato, bens lo ammonisce che  colpevole di
negligenza e sprezzo e aperta e rea violazione delle
norme portuali, infrazione di quarantena e offesa alle
leggi di navigazione; perci la sua goletta Cantani
viene sequestrata dal Governo di Fitu-Iva, per essere
venduta al pubblico incanto, fra dieci giorni, con ogni
attrezzatura e il relativo carico. In quanto ai delitti
personali dell'accusato, cio condotta turbolenta e trascuranza
delle leggi del regno, egli viene multato di
100 lire sterline e di quindici casse di gin. Non vi si
chiede se avete qualche cosa da dire, bens: Pagherete?
Questa  la quistione.
Grief scosse la testa.
- Intanto - continu Cornelius, - consideratevi
prigioniero sulla parola. Non c' un posto adatto dove
mettervi. C' poi un'altra cosa : il tribunale  venuto
a sapere che stamane per tempo l'accusato ha mandato
dei Kanaki al suo servizio nella scogliera a pescare
per la colazione.  una infrazione ai diritti dei pescatori
di Fitu-Iva. Le industrie nazionali vanno protette.
Il tribunale biasima severamente la condotta dell'accusato
e stabilisce che in caso di recidiva il reo o i
rei siano messi a lavoro duro, adibendoli alle opere
del nuovo Viale. La Corte  sciolta.
Mentre uscivano dall'edificio, Gee accenn a Grief
di guardare il re, steso sulle stuoie. La camicia del capo-ciurma
era gi indosso a S. M., tesa da scoppiare.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
- La cosa  chiara, - disse Peter Gee in colloquio
in casa di Geremia. - Deasy ha raccolto e ritirato
quasi tutta la moneta metallica. Allo stesso tempo,
provvede largamente il re di gin, sequestrandolo dai
nostri vascelli. In men che non si dica, convertir i
nostri bastimenti in tanto danaro, spogliando noi fino alla camicia.
-  un miserabile, - aggiunse Geremia, pulendo gli occhiali.
- Un furfante che non recede da nulla. Dovrebbe
essere colpito con un maiale morto.
- Ma voi avete ragione, - disse Grief. - Ecco
quello che si conviene a lui : essere colpito con un maiale
morto. Geremia non sarei sorpreso che voi foste
colui che oser colpirlo. Sceglietene uno ben adatto
alla bisogna. Tulifau  sotto la tettoia e sta spillando
una delle mie casse di whiskey. Io vado al palazzo a
parlare di politica culinaria colla regina. Nel frattempo
procuratevi un po' di merce da mettere sugli scaffali.
Anche a voi, Hawkin, ne prester un po' io. Voi,
Peter, occupatevi del magazzino tedesco. Vedete di
vendere il pi possibile, dando via per carta moneta.
Mi assumo io le perdite. Se non sbaglio i miei conti,
fra tre giorni dobbiamo avere un consiglio nazionale
oppure una rivoluzione. Voi, Geremia, mandate messaggeri
in giro per l'isola, a pescatori, agricoltori, e
perfino pecorai. Fate dire che si radunino al palazzo
fra tre giorni.
- Ma i soldati? - obbiett Geremia.
- Me ne incarico io. Da due mesi a questa parte
non sono stati pagati. Inoltre Uiliami  fratello della
regina, colla quale io un po' me la intendo. Non mettete
in vendita troppa merce alla volta, e appena i
soldati si presenteranno con carta monetata sospendete
la vendita.
- Allora essi bruceranno i magazzini, - disse Geremia.
- Lasciate pure che facciano. Il re pagher per
quello che essi distruggeranno.
- Mi pagher la mia camicia? - domand Smee.
- Questa  una faccenda personale fra voi e Tulifau, - rispose Grief.
- Me l'ha gi quasi spaccata completamente, -
gemette il capociurma. - L'ho vista cos quando non
l'aveva indosso che da dieci minuti. Mi  costata trenta
scellini, e non l'ho portata che una volta.
- E dove mi procuro il maiale morto? - domand
Geremia.
- Uccidetene uno, uno piuttosto piccolo, - disse
Grief.
- Un maialetto vale dieci scellini.
- Registrateli fra le spese d'esercizio. - Grief sost
un momento. - perch abbia anche l'odore di
morto, sarebbe meglio ucciderlo subito.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
- Voi avete parlato bene, Davide, - disse Sepeli,
la regina.
- Questo Fulualea ha perso il senno, e Tulifau si
affoga nel gin. Se non concede la assemblea nazionale,
gli d una solenne lezione. Non  difficile picchiarlo
quando  ubriaco.
Strinse la mano a pugno e assunse un atteggiamento
cos minaccioso che Grief cap che l'assemblea sarebbe
stata adunata. La lingua samoana e quella di Fitu-Iva
erano cos somiglianti che egli le parlava come un
nativo.
- E siccome voi, Uiliami, avete accennato, - disse
Grief, - che i soldati hanno chiesto moneta metallica
e rifiutato la carta che Fulualea ha offerto loro, dite
loro che accettino la carta, ma esigano di averla cambiata
in moneta metallica domani stesso.
perch disturbarsi? - obbiett Uiliami. - Il re 
pur sempre ubriaco, e nel tesoro c' molto danaro.
Per mio conto io sono soddisfatto; ho in casa mia
due casse di gin e molta merce dei magazzini di
Hawkins.
- Povero bestione di fratello! - proruppe Sepeli.
- Non ha parlato Davide? Non avete orecchi? ditemi
cosa farete quando merce e gin saranno finiti e i commercianti
non verranno pi, e Penne di sole sar
fuggito a Levuka con tutto il danaro metallico di
Fitu-Iva? Il vero danaro non  che oro e argento,
non carta. Vi dico che la gente mormora. Non c' pesce
nel palazzo: le patate dolci sembrano irreperibili: i
cacciatori di capre selvatiche non ne hanno mandate
da una settimana. Bench Penne di sole costringa
i commercianti a comperare copra al vecchio prezzo,
la gente non la vende, non volendo avere carta. Ancora
oggi ho mandato a cercare uova in venti case:
non ve ne sono. Ha Fulualea messo la maledizione
sulle galline? Io non lo so, ma so che non si hanno
uova. Meno male che quelli che bevono molto mangiano
almeno poco, altrimenti avremmo una carestia.
Dite ai soldati di accettare la paga, e che sia in carta.
- E ricordate, - Grief avvert, - che, bench si
venda nei negozi, quando si presentano i soldati, la
loro carta va rifiutata. Cos fra tre giorni vi sar
assemblea generale e Penne di sole sar morto come un maiale morto.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Il giorno del consiglio la popolazione dell'isola affollava
la capitale. Con barche, o canotti, a piedi o
a dorso d'asino, i cinque mila abitanti di Fitu-Iva si
erano radunati. Nei tre giorni precedenti c'era stata
alquanta eccitazione. A tutta prima c'era stata forte
vendita, ma, quando erano comparsi i soldati, la merce
era loro stata rifiutata ed era stato detto loro di farsi
dare da Fulualea la moneta metallica. - Non  forse
detto sui biglietti che a richiesta si dar in cambio
moneta metallica?
Solo la forte autorit di Uiliami aveva impedito l'incendio
dei negozi. Per una tettoia di copra di Grief
fu bruciata, e Grief diede ordine di addebitarla al
re. Anche Geremia era stato insultato e malmenato,
e gli vennero rotti gli occhiali. Willie Smee si era insanguinato
le mani pestando pugni sulla mascella di
tre soldati turbolenti. Anche il capitano Boig si era
battuto. Peter Gee se l'era cavata senza lesioni, perch
non era stato colpito che da un cesto di pane.
Talifau, con Sepeli allato, e circondato dai principali
cortigiani, sedeva alla testa del consiglio nel suo
palazzo. Aveva guancia e occhio, a destra, gonfi, come
fossero stati violentemente colpiti da vigorosi pugni.
Correva voce in palazzo che Sepeli quella mattina ne
aveva somministrato al marito una buona porzione.
Comunque sia, il degno monarca non era ancora ubriaco,
e il suo grasso gonfiava comicamente la camicia
di seta di Smee. Aveva per una sete inestinguibile,
e la spegnevano i servi porgendogli continuamente
noci pronte. Al di fuori del palazzo, trattenuta dall'esercito,
c'era la folla. Soltanto i sotto-capi, le migliori
ragazze, i giovanotti, gli oratori e i loro stati
maggiori avevano il permesso di entrare. Cornelius
Deasy, come ben si addice a un alto e favorito funzionario,
sedeva alla destra del re. Alla sinistra della
regina, di fronte a Cornelius, e circondato dai commercianti
bianchi che egli rappresentava, sedeva Geremia.
Privo dei suoi occhiali, aguzzava gli occhi miopi
verso il cancelliere dello scacchiere.
Per turno parlarono l'oratore della costa settentrionale,
quello della meridionale, quello dei villaggi di
montagna, ognuno caldeggiato dal suo gruppo. Ci che
essi dissero fu quasi la stessa cosa. Sempre lagnanze
a proposito della carta moneta. Gli affari non prosperavano;
non si affumicava pi copra; il popolo era
sospettoso. Le cose erano giunte al punto che tutti
volevano pagare i loro debiti e nessuno voleva essere
pagato. Si aveva lo spettacolo dei creditori che fuggivano
alla vista dei debitori. Siccome la carta era deprezzata,
i prezzi salivano e le derrate diventavano
scarse. Un pollo costava tre volte il prezzo solito, e
poi lo si trovava vecchio e tiglioso. Le prospettive
erano oscure e gli indici erano evidenti e sinistri.
C'era un'invasione di topi in talune regioni; i raccolti
erano cattivi; i meli crescevano molto meno di una
volta. Il pi splendido fra gli alberi avocado aveva
misteriosamente perduto tutte le sue foglie; i manghi
avevano perduto il buon sapore di una volta ; le
pianticelle erano rose dai bachi; il pesce si era allontanato,
ed erano pi frequenti i pescicani; le capre
selvatiche si erano rifugiate molto in su nei monti;
si udivano rintronamenti nella montagna e si udivano
gli spiriti; una donna di Punta-Puna aveva perduto
la favella e una capra aveva generato un piccolo con
cinque gambe a Ehio. Tutti inconvenienti dovuti alla
carta moneta di Fulualea: tale era la ferma convinzione
degli anziani riuniti in consiglio.
Uiliami parl per l'esercito. I suoi uomini erano
malcontenti e inclini alla rivolta. Bench il regio
decreto imponesse l'accettazione della carta, i commercianti
la rifiutavano. Era evidente che non avevano
fiducia in quel danaro.
Geremia, oratore dei commercianti, parl subito dopo.
Allorch si alz, fu osservato che stava a gambe
aperte sopra un cesto da erba. Fece l'apologia dei
tessuti dei commercianti, tanto pi resistenti di quello
fabbricato a Fitu-Iva, la fragilissima tapa : nessuno
pi la portava. Eppure tutti avevano portato tapa e
nient'altro che tapa prima che venissero i commercianti.
Fece pure l'apologia delle reti da zanzare, che
nemmeno i pi abili fabbricanti di reti di Fitu-Iva
sapevano imitare. Largheggi pure nell'elogio dei fucili,
delle scuri, degli ami da pesca, gi gi fino agli
aghi, al filo, alla farina bianca e all'olio di kerosene.
Poi tratt, colle debite promesse e conclusioni, della
organizzazione, dell'ordine, della civilt. Afferm che
il commerciante  il pioniere della civilt e che va
protetto, altrimenti non verr pi. C'erano non molto
distanti da l isole che non li proteggevano: ebbene,
che cosa accadeva? I commercianti non ci andavano
pi, e la gente assomigliava ai bruti : non si portavano
abbigliamenti, neanche un'unica camicia di seta (con
un cortese cenno a quella del re), e per di pi si
mangiavano a vicenda.
La strana carta di Penne di sole, saltando in
pieno argomento, non era danaro. I commercianti sapevano
ci che era danaro, e non la volevano. Insistendo
a farla loro accettare, non avrebbero pi venduto;
e allora gli abitanti di Fitu-Iva, che avevano
dimenticato come si fa a fare la tapa, andrebbero in
giro nudi, e si mangerebbero fra loro.
Parl per una buona ora, sempre battendo sul tasto
delle tristi condizioni nel caso che i commercianti se
ne andassero. E allora la popolazione di Fitu-Iva come
sarebbe nota nel mondo? Col nome di Kai-kanak, antropofagi.
Tulifau parl brevemente e concluse che essendosi
espressi il popolo, l'esercito e i commercianti, era ora
la volta di Penne di sole di prender la parola.
Non si pu negare che ha fatto meraviglie col suo
sistema finanziario.
- Egli me l'ha esposto varie volte, - concluse. -
Io lo trovo molto semplice; adesso lo spiegher anche
a voi.
Cornelius afferm che si trattava di una vera congiura
dei commercianti bianchi. Geremia aveva ragione
per quanto riguardava il vantaggio di tanti articoli
utilissimi. Fitu-Iva non voleva diventare cannibalesca :
voleva civilt, sempre maggiore civilt. - Eccoci al
punto capitale; ascoltatemi bene. - Disse che la carta
era indice di evoluta civilt; ecco perch lui l'aveva
adottata: e i commercianti la avversavano; non volevano
la civilizzazione di Fitu-Iva. perch venivano essi
attraverso al mare colle loro merci? Ecco la ragione.
Nei loro paesi la gente era troppo furba per lasciarli
guadagnare tanto quanto qui a Fitu-Iva. Se i fituivani
diventassero troppo civili, il commercio di costoro sarebbe
finito: in quel giorno stesso i fituivani stessi
farebbero i commercianti.
Ecco perch i commercianti bianchi osteggiavano il
sistema della carta moneta che egli, Penne di sole
aveva instaurato. Che cosa voleva dire il suo nome?
Che egli era apportatore di luce direttamente dal
sole. La carta moneta era la luce, e i rapaci commercianti
bianchi non potevano prosperare in essa; quindi
combattevano la luce.
Adesso avrebbe dato, egli aggiunse, al buon popolo
fituivano la prova di quanto affermava, dalla bocca
stessa dei suoi nemici. Chiedeva a Geremia se tutti
i popoli civili avevano la carta moneta.
Geremia non rispose.
- Vedete? Egli non risponde; non pu negare che
 vero. Inghilterra, Germania, Francia, America, i
grandi popoli Papalangi hanno il sistema monetario
della carta, che funziona da secoli. Io vi sfido, Geremia,
come onest'uomo, come ex cultore della vigna
di Dio, a negare che nei grandi paesi Papalangi questo
sistema funziona.
Geremia non pot negarlo e le sue dita giuocavano
nervosamente coi legacci del cesto sulle ginocchia.
- Vedete?  come io ho detto, - continu Cornelius,
- Geremia l'ha ammesso. Quindi io vi chiedo,
o buoni fituivani, se un sistema funziona cos bene,
perch non deve andar bene per noi?
- Non  la stessa cosa, - grid Geremia; - la
carta di Penne di sole  diversa da quella dei
grandi paesi.
Cornelius, preparatissimo a questo, stese un biglietto
che fu mostrato a tutti e riconosciuto.
- Cosa  questo? - domand egli.
- Carta, semplicemente carta, - rispose Geremia.
- E questo?
Questa volta Cornelius mostr un biglietto della
banca d'Inghilterra.
-  la carta monetata degli inglesi, - egli spieg,
passando il biglietto a Geremia da esaminare. - Non
 vero che  la carta moneta degli Inglesi?
Geremia disse un s stentato.
- Voi avete detto che la carta di Fitu-Iva non era
che carta; che cosa ne dite di questa? Rispondete da
uomo, ch tutti aspettano la vostra risposta.
- ... ... - disse Geremia imbarazzato, e non continu
essendo la cosa al di l della sua comprensione.
- Carta, semplicemente carta, - Cornelius concluse
per lui, imitandone il fare.
La convinzione si dipinse sulla faccia di tutti. Il re
batt le mani, mormorando :
-  ben chiaro!
Vedete? Egli stesso lo ammette. - Deasy trionfava.
- Egli non fa differenza: non c' differenza: 
danaro autentico.
Intanto Grief bisbigliava nell'orecchio di Geremia,
il quale accenn a parlare.
-  per notissimo a tutti che il Governo Inglese
 sempre disposto a cambiare questa carta contro la
moneta metallica.
Questa asserzione complet la vittoria di Deasy, il
quale spieg una banconota di Fitu-Iva dicendo:
- Non  forse scritto questo anche qui?
Grief bisbigli di nuovo.
- Che Fitu-Iva pagher con danaro in metallo? -
chiese Geremia.
-  scritto precisamente cos.
Per la terza volta Grief sugger.
- A richiesta? - domand Geremia.
- A richiesta, - afferm Cornelius.
- Allora io domando danaro metallico subito, -
disse Geremia, estraendo un pacco di biglietti dalla
tasca della cintola.
Cornelius misur il pacco con rapido calcolo mentale.
- Benissimo, disse. - Io dar la moneta subito.
Quanto ?
- Cos noi vediamo funzionare il sistema, - disse
il re partecipando al trionfo del suo cancelliere.
- Voi avete udito, - grid Geremia agli astanti:
- egli dar danaro metallico subito!
Allo stesso tempo egli affond la mano nel cesto e
ne estrasse molti pacchi di biglietti. In questo suo
atto si sparse nell'aria un odore piuttosto nauseabondo.
- Ho qui 1028 sterline, 12 scellini e 6 pence, ed
ecco qui un sacchetto per metterci le monete.
Cornelius si oscur in faccia. Non si era aspettato
una somma simile, mentre ora vedeva che da ogni
parte i capi e gli oratori estraevano pacchetti di biglietti.
L'esercito, con un arretrato di due mesi di
paga, si mise in prima fila, davanti alla molta gente
che con molti biglietti si spingeva innanzi.
- Voi avete organizzato un vero assalto alla banca,
- disse Fulualea in tono di rimprovero a Grief.
- Ecco il sacco per metterci i danari, - disse Geremia,
facendo urgenza.
- Bisogna rimandare, - rispose Cornelius sconcertato.
- Non sono ore di banca.
Geremia sventol un pacco di biglietti dicendo:
Qui non c' parola di ore di banca. Qui c' : a
richiesta, e io chiedo subito.
- Date ordine di venire domani, Tulifau, - disse
Cornelius appellandosi per la salvezza al re. - Domani
saranno pagati.
Tulifau esit, ma la moglie gli fiss addosso lo sguardo
con un'attitudine da lottatrice. Tulifau toss, sput,
poi, sotto quello sguardo, dovette dire:
- Vogliamo vedere il sistema funzionare subito.
La gente  venuta cos da lontano.
-  fior di danaro che voi mi costringete a metter
fuori, - borbott Cornelius a bassa voce al re.
Sepeli afferr l'insinuazione e grugn cos selvaggiamente
e con tale stizza che il re ne fu spaventato.
-  il momento del maiale, - sussurr Grief a Geremia.
Geremia si alz e con gesto di preghiera calm le
babele delle migliaia di voci.
- Fu uso antico e onorato di Fitu-Iva, - disse, -
che, quando un uomo risultava essere un ribaldo, gli
si rompevano le ossa con una mazza, e poi lo si immergeva
nell'acqua perch ancora vivo fosse mangiato
dai pescicani. Quei giorni sono passati; per  in
vigore ancora un'altra usanza onorevole. Voi tutti sapete
di che si tratta. Quando un uomo  stato ladro e
bugiardo, egli viene colpito con un maiale morto.
La sua mano destra si immerse nel cesto, e malgrado
la mancanza degli occhiali, ne estrasse il maialetto
morto, e lo scagli sul collo a Cornelius. Lo gett
con tale violenza che il cancelliere seduto cadde riverso
da un lato. Prima che potesse rimettersi, Sepeli, con
agilit insospettata in una donna del suo peso, gli era
saltata sopra. Una sua mano lo afferr per il colletto,
l'altra brand il maialetto, e, fra il tumulto e l'urlo
di ilarit di un intero regno, esso glielo sbatt addosso da regina.
Tulifau non pot altro che far buon viso alla sciagura
del suo favorito e tutto il suo grasso si stese
e si scosse e sobbalz sulla stuoia in risa smodate.
Quando Sepeli allent la presa, tanto del cancelliere
che del maiale, uno degli oratori raccolse il
corpo morto. Cornelius stava fuggendo allorch il maiale
lo colse fra le gambe e lo fece incespicare. Popolo
e soldati, fra grida e risate, si associarono al giuoco.
Ovunque cercasse scampo, l'ex cancelliere veniva fatalmente
raggiunto dal maiale volante. Si diede a correre
come un coniglio fra gli alberi. Nessuno alz la mano
su lui; anzi, i suoi tormentatori si ritiravano, per lo
seguivano ostinatamente e il maiale volava appena uno poteva raccattarlo.
Quando la caccia cess lungo il viale principale,
Grief condusse i commercianti al tesoro reale e prima
di sera le banconote di Fitu-Iva erano state riscattate con metallo.
...
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Capitolo 8.
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...
Nel dolce fresco del crepuscolo un uomo remava
allontanandosi da un folto di un bosco e avvicinandosi
al Cantani. In una barcaccia sconnessa e fuori di
uso, quell'uomo remava lentamente, interrompendosi
spesso per riposare. I marinai kanaki sghignazzavano
volgarmente, mentre egli si avvicinava e con grande
stento si aggrappava alla ringhiera e saliva a bordo.
Era lacero, sudicio, mezzo intontito.
- Potrei dirvi una parola, signor Grief? - chiese
tristemente e con umilt.
- Sedete il pi lontano possibile, - rispose Grief.
Cornelius si sedette sulla ringhiera e si prese la testa
fra le mani.
- Mi sta bene, - disse. - Sono ben conciato, olezzante
di letamaio, e la testa sembra mi si voglia spezzare;
ho il collo quasi rotto e i denti che mi tentennano
in bocca; e negli orecchi ho come uno sciame di
vespe. Mi par di essere sfuggito a terremoti e pestilenze,
nonch a pioggia di pietre. - Qui sospir con
dolorosi gemiti. -  stata una visione di terribile
morte, una morte che i poeti non sognarono mai.
Essere divorato dai topi, bollito nell'olio, squartato
dai cavalli deve essere doloroso, ma anche essere battuto
a morte con un maiale morto! - Egli rabbrivid
al pensiero del supplizio subito. - Va oltre la
immaginazione umana, - aggiunse.
Il capitano Boig starnut, allontan il sediolino e
si rimise a sedere.
- Sento che voi andate in Giappone, signor Grief,
- continu Cornelius, - e desidero domandarvi due
cose: di essere tenuto a bordo, e un sorso del vecchio
spumante che rifiutai la sera che sbarcaste.
Grief batt le mani e ordin sapone e asciugatoi.
- Prima di tutto datevi una buona lavata, - disse
Grief.
- Il garzone vi dar una camicia e un paio di
calzoni. Ma come va, cambiando discorso, che si  trovato
pi danaro che non carta da voi emessa?
- Era il danaro di mia propriet, che avevo portato
con me per l'impresa.
- Abbiamo deciso di far pagare danni e spese a
Tulifau, - disse Grief. - Quindi il resto sar versato
a voi. Per bisogna detrarre dieci scellini.
- Per che cosa?
- Credete voi che i maiali morti crescano sulle
piante? Sono i dieci scellini registrati fra le spese.
Cornelius acconsent con un brivido.
- Posso ancora esservi riconoscente che non era
un animale di quindici o venti scellini, altrimenti non
sarei qui a dirvi grazie.
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Fine.
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LE PERLE DI PARLAY.
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Capitolo 1.
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Il timoniere kanaka gir la ruota e la Malahini
scivol nella corrente del vento e fil via rapida. Le
sue vele di testa si gonfiarono. Si ud il rumore di attrezzature
sbattute e poi la corsa continu. Bench
fosse mattina presto e il vento soffiasse vivamente,
i cinque bianchi che gironzavano sul ponte di poppa
erano molto succintamente vestiti. Davide Grief e l'ospite
Gregory Mulhall, un inglese, erano ancora in
pigiama, coi piedi nudi in pantofole cinesi. Il capitano
e il nostromo indossavano sottili camicie e pantaloni
flosci, mentre il capo ciurma aveva ancora in mano
il leggerissimo corpetto che non sapeva decidersi a
mettere. Il sudore imperlava gi la fronte e la caccia
al fresco era gi istintiva e accanita.
- Non c' mai un caldo simile mentre spira la
brezza, - si sentiva dire da ogni parte.
- E che cosa accade laggi all'orizzonte, vorrei un
po' sapere? - disse Grief, osservando quel tempo
strano.
- Non durer, - disse Herman, il nostromo olandese.
- Abbiamo avuto ben poco vento; qualche minuto
qui, qualche minuto l.
- C' proprio qualche cosa in aria, brontol il
capitano Warfield, lisciandosi la barba folta e volgendo
la fronte alla brezza in cerca di ristoro.
-  un tempo pazzo da quindici giorni. I veri
venti alisei non li abbiamo avuti da tre settimane. Si
vedono curiose contraddizioni. Il barometro saltava
ieri sera, e salta anche in questo momento, bench i
conoscitori del tempo dicano che non significa nulla.
Per conto mio non lo vedo volentieri saltare; giuro
che ci soffro. Mi viene in mente che saltava cos
quando perdemmo il Lancaster. Ero mozzo allora,
non me ne sono dimenticato. Un bastimento nuovo
fiammante, in acciaio a quattro alberi, al primo viaggio:
il povero padrone ne ebbe il cuore spezzato. Era
stato 40 anni al servizio della societ. Non sopravvisse
che un anno, decadendo continuamente, finch
mor.
Malgrado il vento e l'ora mattutina, il calore era
soffocante. Il vento annunziava il fresco, ma non lo
dava mai. Se non fosse stato cos umido si sarebbe
detto che veniva dal Sahara.
Niente nebbia, niente acquerugiola, bench l'atmosfera
in giro ne sembrasse gravida. Non c'erano vere
e proprie nuvole, pure il cielo era cos coperto che
il sole non riusciva a passare.
- Pronti tutti! - ordin il capitano con brevit
incisiva.
I bruni marinai si muovevano languidamente, ma
rapidamente inalberavano le attrezzature.
Il timoniere gir la ruota completamente e la Malahini
ricevette in pieno la spinta del vento e fil.
- Per bacco, questa nave  stregata! - esclam
Mulhall. - Non sapevo che voi commercianti del
Mare del Sud navigaste in yachts.
- Originariamente era un bastimento da pesca, -
spieg Grief.
- E i bastimenti da pesca di Gloucester, come 
questo, sono tutti yachts, per quanto riguarda attrezzatura
e vele.
- Ma non potete accelerare? perch schivate? -
disse con accento di critico l'inglese.
- Provate, capitano Warfield, - sugger Grief. -
Mostrategli che cosa significa l'entrata di una laguna
quando c' marea alta.
- Serrate! - ordin il capitano.
- Serrate, - il kanaka ripet, lasciando andare
met della ruota.
La Malahini si trovava nel bel mezzo dello stretto
passaggio che era l'entrata di un atollo di forma
ovale. L'atollo era formato come se tre atolli si fossero
urtati e fossero rimasti attaccati. Palme di noce di
cacao crescevano qua e l sulla sabbia, mancando dove
la sabbia entrava nel mare; attraverso gli alberi si
vedeva la laguna, liscia come la superficie di uno
specchio. Era una laguna assai vasta, irregolare e
l'unico canale era cos angusto che l'acqua vi rifluiva
colla pressione di una rapidit fluviale. Nella sua
furia, l'acqua bolliva e schiumeggiava turbinando. Il
successivo urto della corrente spingeva la Malahini
fuori della linea retta e la comprimeva verso il lato
del canale. Era gi quasi entrata, quando la sua eccessiva
vicinanza all'orlo corallifero la costrinse a tornare
indietro. Seguendo la corrente per isbieco entr
nel mare aperto colla stessa velocit della corrente.
- Adesso  ora di vedere che cosa sa fare quella
vostra nuova costosa macchina, - disse Grief con lieve
umore al capitano.
Era evidente che la macchina era una faccenda
dolorosa per il capitano. Egli aveva tanto caldeggiato
l'acquisto di essa che finalmente Grief aveva acconsentito.
- Adesso far buona prova certamente, - rispose
il capitano.
- Aspettate. Siate certo che la societ assicuratrice
non avr che da guadagnare con questa macchina. -
Grief indic un piccolo cutter dinanzi a loro sulla
stessa rotta. - Scommetterei che il piccolo Nuhiva
ci batte.
- Ben inteso, - disse il capitano. - Esso  pi
potente, perch avendo dieci cavalli, piccolo come ,
 pi forte di noi, che in confronto siamo un transatlantico;
esso  un guscio rispetto a noi. Pure non
andr contro questa corrente; adesso procede a dieci
nodi.
Alla stessa velocit di dieci nodi all'ora la Malahini usc in pieno mare colla marea.
- Fra mezz'ora allenter, e allora potremo entrare,
- disse il capitano. - Chiamano Parlay quest'isola,
mentre non c' ragione. Sulle carte si trova col nome
di Hikinoho. La scopr Bougainville e la chiam cos
come la chiamano i nativi.
- Il nome non importa, - disse il capo-ciurma. -
Ci che importa  che  l, sotto i nostri occhi, e l
c' anche il vecchio Parlay colle sue perle.
- Chi ha visto le perle? - domand Herman
guardando ora l'uno, ora l'altro.
- Lo si sa bene, - rispose il capo-ciurma, che
si rivolse al pilota aggiungendo: - Mio fratello fece
il palombaro per Parlay per tre o quattro mesi. Hikinoho
 un buon posto per perle.
- E si dice che Parlay ne avesse un cappello pieno
per Armanda quando egli part per Tahiti, - continu
egli. - Questo fu quindici anni fa, ma da allora
ha sempre continuato a radunarne, e a radunare anche
conchiglie: ne ha raccolto centinaia di tonnellate.
Dicono che ne abbia vuotato la laguna. E forse  la
ragione per la quale ha annunciato la vendita all'incanto.
- Se proprio vende, sar questo l'anno di maggior
produzione di perle nella Poumotus, - disse Grief.
- Ma insomma! - esclam Mulhall, reso nervoso
dall'umidit, come del resto nervosi erano tutti. - Che
storia  questa delle perle? E chi  questo vecchio
raccoglitore? Che mistero vi  intrecciato?
- Kikihoho appartiene al vecchio Parlay, - rispose
il capo-ciurma. - Egli ha ammassato una sostanza
in perle, un anno dopo l'altro, e alcune settimane fa
fece divulgare la notizia che le avrebbe vendute all'asta;
e sar domani. Vedete quegli alberi di nave dentro
nella laguna?
- Ne conto otto, - rispose l'altro.
- Che volete che facciano in un sudicio atollo come
questo, dove non c' un carico di goletta di copra all'anno?
Sono qui per l'incanto. Questa  la ragione
perch c' qui anche il piccolo Nuhiva, quello che
balza l, bench io non veda che cosa possa comperare.
Appartiene a Naril Herring, un meticcio ebreo
inglese, un uomo che non ha al suo attivo che nervi,
debiti e le fatture del whiakey.  un genio in queste
cose. Egli ha tanti creditori che non c' commerciante
a Papeete che non abbia interesse a saperlo
in ottima salute. Si ritirano da certi affari per lasciarli
fare a lui.  una bella fortuna per Naril. Io, siccome
non ho debiti verso nessuno, se anche mi pigliasse
un accidente, tutti mi lascerebbero morire volontieri;
nessuno ci perderebbe. Invece per Naril andrebbero
nel fuoco: c' troppo danaro vincolato da lui, e andrebbero
all'inferno per lui; non mancherebbero di
condurlo a casa loro e curarlo come un fratello. Credetemi:
il pagare i debiti  da minchione.
- E che c'entra qui questo Naril? - chiese un po'
contrariato l'inglese. Poi rivolgendosi a Grief : - Vorreste
raccontarmi la storia delle perle un po' ordinatamente?
- Coll'aiuto degli altri forse ci riuscir, - rispose
Grief.
- Il vecchio Parlay  un carattere. Da quanto ho
potuto capire  un po' pazzo. Egli  di origine francese:
mi disse una volta che era di Parigi : il suo accento
 parigino difatti. Facendo il commerciante capit a
Hikinoho. E fece il commerciante quando lo si faceva
sul serio. Su queste isole c'erano circa cento miseri
Paumotani. Egli spos la regina, usanze di questi posti,
la quale, quando mor, lo lasci padrone di tutto.
Vi fu un'epidemia che spazz via tutti, meno una dozzina.
Egli ne ebbe cura, dando lavoro, e fu il loro re.
La regina gli aveva dato una bimba: Armanda. A tre
anni, fu mandata in collegio a Papeete. A otto anni
fu mandata in Francia. I collegi pi aristocratici erano
appena buoni per lei, figlia di re e capitalista: voi
sapete che i provinciali francesi non fanno questione
di colore. Essa fu educata come una principessa e si
convinse di esserlo. Cos pure credeva di essere completamente
bianca, n sospettava di essere una meticcia.
- Ora viene la tragedia. Il vecchio, che era sempre
stato uno spirito bizzarro, pensava anche lui di essere
un re, un vero re. Quando Armanda ebbe diciotto anni
egli mand a prenderla. Aveva danari a palate. Egli
le fece costruire la grande casa dell'isola di Hikinoho
e un bel bungalow a Papeete. La sua situazione avrebbe
potuto continuare cos se non fosse intervenuto un
uragano. Fu quell'anno che l'isola di Manu-Huhi fu
allagata e pi di mille persone annegarono.
Il capitano Warfield osserv:
- Quella volta ero sul bastimento Magpie, che
fu spinto sulla spiaggia vicina, la baia Taiohae, che
dicesi sia un porto sicuro contro le burrasche.
- Comunque, - Grief continu, - il vecchio Parlay
fu colto da quella burrasca e arriv a Papeete
colle sue perle con tre settimane di ritardo. Aveva
dovuto riparare la goletta e faticare per prendere il mare.
- Intanto Armanda arrivava a Papeete. Nessuno le
rese omaggio. Secondo il costume francese and lei a
far visita al governatore e al comandante del porto.
Essi la ricevettero, ma le loro mogli non erano in
casa, e non restituirono la visita. Con questo brusco
procedere le fecero capire che essa era una meticcia,
un essere di casta inferiore. C'era sull'incrociatore un
tenente francese, allegro, che si innamor di lei, pur
perdendo solo il cuore, ma non la testa. Immaginate
dunque la delusione della poverina, ragazza raffinata,
bella, elegantissima, preda di un cos palese inganno
e abuso. E potete immaginare la fine. Ci fu un servo
giapponese nel bungalow che vide. Essa comp il sacrificio
di s coll'inflessibile calma di un Samurai; senza
smancerie, con fatale risolutezza, prese un pugnaletto,
lo punt sul cuore e ve lo confisse fino all'impugnatura.
Il vecchio Parlay giunse dopo, con tutte le sue
perle. Si dice che soltanto una di esse valeva sessantamila
lire. Peter Gee, che la vide, disse di aver offerto
lui stesso tale somma. Per un certo tempo il vecchio
ebbe la mente completamente sconvolta. Lo tennero,
colla camicia di forza per due giorni al Club
Coloniale. Uno zio di sua moglie, un vecchio di Paumota,
tagli la camicia e lo liber.
- Parlay accomod le cose a modo suo, cio: ficc
tre palle in corpo a un tenente... - che se la cav a
stento con tre mesi di letto, - aggiunse Warfield, -
poi gett un bicchiere di vino in faccia al governatore ;
ebbe un duello col comandante del porto, malmen i
suoi servi, fece uno scompiglio all'ospedale, ruppe due
costole a un infermiere e fugg scendendo alla sua goletta
con un fucile per mano, sfidando il capo della
polizia e i gendarmi ad arrestarlo, e and a Hikinoho.
E si dice che da allora non abbia pi lasciato l'isola.
Il capo-ciurma conferm con un cenno della testa
e disse:
- Quindici anni fa, e non si mosse pi.
E si diede ad aumentare le perle, - disse il capitano.
-  un individuo bizzarro; non vorrei essergli vicino.
Fra l'altro  uno stregone.
- In che senso? - domand Mulhall.
- Influisce sul tempo, almeno i nativi ne sono
convinti. Domandate a Tai-Hotauri. Non  vero che
Parlay regola il tempo a volont?
- Proprio come il diavolo, - rispose quello.
- Se vuole tempo burrascoso, l'ha, se non vuole vento,
l'aria si quieta.
- Niente di allegro, e niente di buon augurio quelle
perle, - borbott Tai-Hotauri, scuotendo la testa convinto.
- Lui dice che le vende: una quantit di navi
arriva. Allora lui esorcizza un tremendo fortunale e
tutti periscono: tutti i nativi di qui lo dicono.
- Ecco che difatti adesso abbiamo la burrasca, -
disse il capitano, che rise amaro. - Stiamo per entrare
in ballo. Fosse la Malabini a 1000 miglia da qui,
sarei pi contento !
-  senza dubbio un po' pazzo, - concluse Grief.
- Ho cercato di capirlo, ma non  facile. Siccome per
diciotto anni aveva fatto tutto per lei, adesso talvolta
 ancora convinto che essa sia viva e che debba tornare
dalla Francia. Ecco una delle ragioni del continuare
a raccogliere perle. E odia i bianchi. Non pu dimenticare
che gli uccisero la figlia. Dov' questo vostro
vento ?
Le vele si afflosciavano: il capitano borbott disgustato.
Oltre il caldo soffocante, nessun alito di vento.
Il sudore colava da tutte le faccie e l'oppressione era
generale.
- Ecco il vento di nuovo: su! vele di bompresso;
I kanaka balzarono all'ordine del capitano, e per
cinque minuti la goletta corse nel passaggio sopravanzando
la corrente. Di nuovo la brezza s'arrest, imponendo
una nuova manovra di vele.
- Ecco il Nuhiva, - disse Grief. - Fa ben andare
le macchine.
- Pronti? - domand il capitano al macchinista,
un meticcio portoghese, che sporgeva con testa e
spalle dal finestruolo della cabina e si asciugava il sudore
con uno strofinaccio unto d'olio.
- Certo, - egli rispose.
- Allora lasciate andare.
Il macchinista scomparve nella sua tana e la macchina
toss e sput a scosse, sembr sforzarsi, ma non
pot tenersi in testa. Il bastimento pass avanti. C'erano
su coperta solo marinai di colore, e il timoniere
fece un largo gesto colla mano, parte di saluto, parte
di dileggio.
- Quello  Naril Herring, - disse Grief a Mulhall.
- Quel pezzo d'uomo alla ruota, il pi vigoroso e
spregiudicato furfante delle Paumotus.
Cinque minuti pi tardi, un grido di gioia dei kanaka
richiam l'attenzione sul Nuhiva, la cui macchina
si era guastata. Esso fu raggiunto perci subito,
e i marinai del Malahini non mancarono di ricambiare
lo scherno, mentre il piccolo bastimento veniva
trasportato indietro dalla corrente.
- Che buona macchina, questa, - disse soddisfatto
Grief, allorch la laguna si offerse alla vista e la corsa
fu rivolta al luogo d'ancoraggio.
Il capitano era evidentemente contento; pure si'
limit a dire:
- Vedrete che render molto.
Il Malahini entr al centro della piccola flotta,
in cerca di un buon ancoraggio.
- Ecco l Issac sulla Dolly, - osserv Grief,
facendo il saluto colla mano, e la Roberta di Gee.
Poteva Gee mancare a una vendita di perle come
questa? E non manca Francini col Cactus. I compratori
ci sono tutti. Il vecchio Parlay incasser abbondantemente.
- Non hanno ancora riparato la macchina, - disse
il capitano osservando il Nuhiva, le cui vele si
vedevano attraverso le piante di cocco.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
La casa di Parlay era un edificio a due piani, costruito
in legno della California, con tetto di ferro galvanizzato.
Era enormemente grande per il sottile anello
dell'atollo su cui stava, tanto che si erigeva come mostruosa
escrescenza. I principali personaggi della Malahini
fecero visita di cortesia appena sbarcati. Altri
capitani e compratori erano nella vasta stanza, ed
esaminavano le perle che si dovevano mettere all'incanto
il giorno dopo. Vari servi Paumotani, nativi di
Hikinoho e parenti del proprietario, passavano rifornendo
gli ospiti di whiskey e assenzio. E nei crocchi
bizzarri compariva brevemente Parlay in persona,
chiacchierando e scherzando, ridotto oramai l'ombra
avvizzita dell'uomo aitante e potente che era stato.
I suoi occhi erano sprofondati nelle occhiaie, le guancie
incavate e raggrinzite. I capelli c'erano ancora in
radi cespugli e i baffi si erano induriti e diradati.
- Per bacco! - borbott fra s Mulhall. - Un
Napoleone terzo dalle gambe allungate, ma bruciato e
cotto dall'et, che si tradisce anche dall'inclinazione
cos tipica della testa verso destra. Si vede che fatica
a tenersi in equilibrio.
- Anche voi qui a competere? - disse il vecchio
come saluto a Grief.
- Dovete esser persuaso che c' una bella scelta per
venire in un giorno come questo.
- Valgono difatti la pena, - disse Grief con un
cortese sorriso, e rivolgendo gli sguardi sulla tavola
coperta dalla mostra.
- Altri hanno gi fatto quel viaggio per esse, -
disse il vecchio.
- Guardate questa! - accenn ad una perla grande,
perfetta, della grossezza di una piccola nocciuola,
che stava a parte su un pezzo di pelle di camoscio.
- Mi offrirono sessantamila franchi a Tahiti. Mi offriranno
altrettanto e di pi domani, se non saranno gi
sparite. Bene, quella perla fu trovata da mio cugino,
cugino diventato, un nativo di qui, che era un ladro;
me la rub, e suo cugino, che a sua volta era anche
mio, qui siamo tutti un po' imparentati, lo uccise per
averla lui e fugg in una navicella a Noo-Nau. Io lo
inseguii, ma il capo di Noo-Nau l'aveva gi ucciso
prima che arrivassi io. Eh, tanti morti sono rappresentati
su quella tavola! Gradite una bibita, capitano!
La vostra faccia non mi  familiare. Siete nuovo dell'isola, vero?
-  il capitano Robinson della Roberta, -
disse Grief presentandolo.
Nel frattempo Mulhall aveva fatto la conoscenza di
Peter Gee. - Non avrei mai immaginato che vi fossero
tante perle al mondo, - disse Mulhall.
- E nemmeno io ne ho mai viste tante insieme allo
stesso momento, - aggiunse Peter Gee.
- Quanto ritenete che valgano?
- Dalle cinquanta alle sessanta mila sterline, per
noi commercianti per. A Parigi.... - Fece una smorfia
per esprimere l'immensit del valore.
Mulhall si forb fronte e occhi. Tutti sudavano e respiravano
a fatica. Non essendovi ghiaccio nelle bevande
che venivano servite, le bevevano tiepide.
- S, s, - Parlay riprese. - Molti morti sono qui
presenti in queste perle. Io le conosco una per una.
Guardate quelle tre? Identiche, non  vero? Un palombaro
dell'Isola Orientale me le procur in una settimana.
La settimana successiva, un pescecane lo afferr
per un braccio e glielo strapp; mor di avvelenamento
del sangue. E quella grossa barocca l mi
pu rendere quando voglio ventimila lire; viene da
pi di quaranta metri sott'acqua. La prese uno di Rarotonga,
e batt tutti i record di immersione. Ma
gli scoppiarono i polmoni, e da l a due ore moriva;
mor urlando da farsi sentire a un miglio di distanza.
Era il pi meraviglioso nativo che io conoscessi. Una
mezza dozzina dei miei palombari  morta per scoppio
di polmoni. E ne morranno altri.
- Fatela finita di decantare le vostre perle, Parlay, -
esclam uno dei capitani. - Io non offro certo.
- Se io fossi ancora forte, non penserei che a far
fagotto e andarmene da qui, - rispose l'uomo nella
stridula voce dell'et, - se fossi ancor giovane e amante
del vino. Ma voi no. Voi rimarrete tutti. Non vi informerei
se io sapessi che ve ne doveste andare. Non
si possono scacciare gli avvoltoi dai cadaveri. Gradite
un'altra bibita, miei valorosi navigatori. So bene quanto
oseranno gli uomini per alcune piccole goccie da
ostrica. Eccole, le belle! L'incanto a domani, alle dieci
precise. Il vecchio Parlay vuota la sua bottega, e gli
avvoltoi si radunano; il vecchio fu un robusto giovane
ai suoi giorni, pi robusto di quanti erano allora, e li vide quasi tutti morti.
- Misero avido vecchio! - sussurr il capo-ciurma
della Malahini all'orecchio di Peter Gee.
- E se scoppiasse quel temporale che pare si avvicini?
- disse il capitano della Dolly. L'isola di
Hikinoho non  mai stata inghiottita.
- Non  escluso che lo possa essere, - disse il capitano Warfield.
- Non me ne fiderei.
- Che cornacchia gracchia l? - disse disapprovando Grief.
- Mi rincrescerebbe di perder quella macchina
nuova prima che abbia ripagato il suo costo, - rispose
cupamente il capitano.
Parlay balz con agilit stupefacente verso il barometro.
- Guardate, miei arditi marinai! - grid con esultanza.
Il pi vicino lesse l'indicazione. Sulla sua faccia si
dipinse subito l'effetto di impressione viva.
-  precipitato di dieci gradi, - disse solamente;
bast per perch ogni viso si oscurasse, e si pot
notare in tutti un impulso a raggiungere la porta.
- Ascoltate! - disse imperativamente Parlay.
- Nel silenzio, il rumore dei frangenti si era fatto
un rimbombo. Si sentiva come il mugghio incessante
del tuono.
- Il mare incomincia a farsi grosso, - disse qualcuno;
quasi tutti si affacciarono alle finestre.
Attraverso gli alberi di cocco gli sguardi fissavano
il mare. Una serie regolare di gonfie montagne d'acqua
liscia si rovesciava sulla riva corallina. Per alcuni
minuti tutti mirarono la strana scena e commentarono
sottovoce; bastarono i pochi minuti a lasciar notare
che le onde aumentavano di volume. Era paralizzante
vedere un mare in moto tempestoso mentre l'aria era
immobile; tanto vero che le voci si abbassarono come
impressionate. Il vecchio Parlay li scosse colla sua
vocetta stridula.
- C' tempo ancora per mettersi in mare, bravi
marinai. Potete ancora attraversare la laguna colle
vostre imbarcazioni.
- Non c' da preoccuparsi, caro vecchio, - disse
Darling, il pilota della Cactus, un giovanottone di
venticinque anni. - La burrasca viene dal sud e sta
passando. Non ce ne accorgeremo neanche.
Un senso di sollievo si diffuse per la stanza. Le conversazioni
ripresero, e le voci divennero pi forti. Parecchi
compratori ritornarono alla tavola ad esaminare
di nuovo le perle.
La vocetta garrula di Parlay si fece sentire pi acuta.
- Cos va bene, - disse incoraggiando, - anche
se il mondo finisse, voi continuerete a comperare.
- Certamente domani compreremo queste, - assicur
Issac.
- Se il mondo finir, anche voi farete le vostre
compere all'inferno.
- Scoppi un coro di risa. Il vecchio si rivolse a
Darling e disse.
 Da quando dei bimbi del vostro genere hanno
avuto pratica di burrasche? E qual' l'uomo che sa
tracciare le vicende e le leggi delle burrasche delle
Paumotus? In che libri si trover questa scienza? Io
vi navigai prima che il pi vecchio di voi venisse al
mondo. Verso l'est le linee dei fortunali si estendono
su un circolo cos vasto che fanno una linea retta. Dall'occidente
a qui, esse tracciano una linea curva. Ricordate
la vostra carta. Come accadde che la burrasca del
'91 spazz via Auri e Hiolau? La curva, miei valorosi
capitani, la curva! Fra un'ora, o due o tre al massimo,
verr il vento. Ascoltate adesso!
Uno schianto rimbombante scosse le fondamenta
coralline dell'atollo. La casa ne trem. I servi di colore,
con bottiglie e bicchieri in mano, si raggrupparono
per istinto quasi a proteggersi e spinsero gli sguardi
alle finestre per vedere la massa d'acqua che dava
l'assalto alla spiaggia all'angolo della tettoia di copra.
Parlay guard il barometro e ghign volgendo lo
sguardo agli ospiti. Il capitano Warfield si avvicin
a guardare.
- Ventinove e settantacinque, - disse. -  sceso
di altri cinque gradi. Per l'amor del cielo, quel vecchio
diavolo ha ragione. Sta venendo, e io ci sono insieme
cogli altri, questo  sicuro.
- Sta diventando notte, - bisbigli Issac.
- Direi che  uno spettacolo artificiale, tanto  incredibile,
- disse Mulhall a Grief, guardando l'orologio.
- Sono le dieci di mattina ed  crepuscolo. Proprio come in una tragedia le luci si spengono. Dov'
la musica smorzata?
Per risposta un'altra scossa tuonante fece traballare
l'atollo e la casa. Quasi presa da panico, tutta la
comitiva s'avvi alla porta. Nella scarsissima luce le
loro faccie sudate sembravano spettrali. Issac ansava
in modo da impietosire.
- Che fretta avete? - chiese Parlay con premura
agli ospiti che se ne andavano. - Gradite un'altra
bibita, cari signori.
Nessuno badava a lui. Allorch si incamminarono
lungo il sentiero orlato di conchiglie che conduceva
alla spiaggia, egli sporse il capo dalla porta e grid:
- Non dimenticate, signori! Domani alle dieci il
vecchio Parlay vende le sue perle.
...
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...
Capitolo 3.
...
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...
sulla spiaggia si svolgeva una scena curiosa. Un
battello dopo l'altro si riempiva dei suoi uomini e si
staccava. Era diventato ancor pi scuro. La calma stagnante
continuava e la sabbia tremava sotto i piedi ad
ogni urto del mare sulla riva esterna. Naril Herring
camminava indifferente sulla sabbia. Egli sogghign
alla eloquente fretta dei capitani e commercianti.
Erano con lui tre dei suoi kanaka, e anche Tai-Hotauri.
- Entrate nel battello e prendete un remo, - ordin
il capitano Warfield a quest'ultimo.
Tai-Hotauri si avvicin di corsa, mentre Naril Herring e i suoi tre kanaka sostavano a guardare da dieci
metri di distanza.
- Io non lavoro pi per voi, padrone, - disse
Tai-Hotauri forte e in tono insolente. - Ma la sua faccia
smentiva le parole, con una smorfia d'intesa. - Minacciatemi,
padrone, - egli bisbigli vibratamente con
un altro cenno d'intesa.
- Il capitano cap e alz il pugno e la voce.
- Entrate subito in quel battello, - egli tuon,
- altrimenti vi ammacco le costole!
Il kanaka si ritrasse in atto minaccioso, e Grief s'interpose
a placare il suo capitano.
- Vado a lavorare sul Nuhiva - disse Tai-Hotauri,
raggiungendo l'altro gruppo.
- Venite qui! - disse minacciosamente il capitano.
- Egli  libero, signore, - disse adesso Naril Herring.
- Nel passato ha navigato con me, e adesso viene
di nuovo; ecco tutto.
- Via, dobbiamo imbarcarci, - disse incitando
anche col gesto Grief. - Guardate come si fa buio.
Il capitano Warfield cedette, ma mentre il battello
si scostava si alz e scosse il pugno in direzione della
riva.
- Regoler i conti con voi, Naril, - grid. - Voi
siete l'unico padrone di nave del gruppo che rubi i
marinai degli altri. - Si sedette, poi, a bassa voce:
- Chi sa cosa c' sotto. Questo Tai-Hotauri ha qualche
progetto, ma che cosa sar?
...
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...
Capitolo 4.
...
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...
Mentre il battello si avvicinava al bordo della Malahini,
il viso ansioso di Herman salutava al di sopra
dell'inferriata.
- Il termometro si  abbassato al limite estremo,
- annunci. -  imminente l'uragano. Ho gettato
l'ancora.
- Gettate anche quella grande, - ordin il capitano
Warfield, rientrando in carica. - Qui, voialtri,
sollevate il battello, e collocatelo in coperta.
Su tutte le golette c'erano uomini affaccendati in
coperta. Si udiva un gran tintinnio di catene, e un
frequente calare di ancore, ora da un bastimento, ora
dall'altro. Quelli che, come la Malahini, avevano
una terza ancora, si preparavano a calarla, quando
potevano rilevare da che parte il vento avrebbe soffiato.
Il rombo sulla spiaggia cresceva continuamente,
bench la laguna rimanesse liscia come una lastra di
vetro. Non c'era segno di vita dove la vasta casa di
Parlay si innalzava sulla sabbia. Battello, tettoie, tutto
deserto.
- Per conto mio io leverei le ancore e me ne andrei, - disse Grief.
- Lo farei ovunque se fossimo in alto mare. Ma
quelle catene di atolli a nord e est ci hanno imbottigliati.
Ce la caviamo forse meglio stando qui. Che ne
dite, capitano Warfield?
- Sono d'accordo con voi, bench una laguna non
sia uno stagno, da potervisi spostar sopra a volont.
Chi sa dove comincer questo ballo. Ecco, ecco, che
una tettoia di Parlay se ne va.
Poterono vedere la tettoia dal tetto d'erba sollevarsi
e precipitare, mentre un monte di schiuma precipitava
gi nella laguna.
- Frantumata! - esclam Mulhall. - Non si comincia
male. Ecco che arriva un nuovo colpo!
I rottami e frantumi della tettoia furono scagliati in
alto e lanciati sulla cresta di sabbia. Una terza onda
sopraggiunse a innondare la devastazione, ritirandosi
poi subito.
- Se almeno cominciasse a soffiare, si starebbe un
po' pi freschi, - brontol Hermann. - Non posso
pi respirare. Sono bollente come un forno.
Apr una noce di cocco col pesante coltello e ne
sorb il contenuto. Anche gli altri ne seguirono l'esempio,
indugiandosi ad osservare un'altra tettoia da conchiglie
di Parlay che precipitava rovinata. Ora il barometro
registrava 29,50.
- Dobbiamo essere assai vicini al centro dello sconvolgimento,
- osserv allegramente Grief. - E sar
la prima volta che mi trovo nel bel mezzo di un uragano.
Anche per voi sar una novit, Mulhall. Dalla
rapidit con cui il barometro precipita, dev'essere una
burrasca gigantesca.
Il capitano Warfield gemette, attirando tutti gli occhi.
Stava guardando nel canocchiale lungo la laguna
verso sud-est.
- Ecco che viene, - disse tranquillamente.
Non occorrevano pi canocchiali per vedere. Un
gran velo volante, marcatissimo, sembrava avvicinarsi
sulla superficie della laguna. Davanti ad esso, avanzante
con uguale rapidit, si notava un violento incurvarsi
delle palme e uno svolazzare di foglie. Il fronte
del vento sull'acqua era una ben marcata striscia di
acqua scura torturata dal vento. Davanti a questa striscia,
come forieri e prodromi, c'erano spruzzi e getti.
Dietro questa striscia, per mezzo chilometro di larghezza,
c'era una striscia che all'apparenza era di
vitrea calma. Veniva invece dopo un'altra striscia di
aria percossa dal vento, e sotto essa il lago si increspava
come messo in ebollizione.
- Che cosa  quella striscia calma? - chiese
Malhall.
- Calma, - rispose Warfield.
- Ma viaggia colla stessa rapidit del vento, - fu
l'obbiezione dell'altro.
-  un uragano a due onde, due teste, due fulcri.
Vidi un fortunale di questo genere una volta vicino
a Savaii. Ci invest, si esaur, poi ci colse una seconda
volta. Guardate! Eccolo al di sopra di noi. Guardate
la Roberta !
- La Roberta, che si trovava la pi vicina al
vento, colle catene piuttosto allentate, fu sollevata in
alto come pagliuzza. Poi le catene la rimisero in posizione,
facendole fare una fulminea, bizzarra evoluzione.
bastimento dopo bastimento, fra cui la Malahini,
subiva il lancio, ritornando poi a posto per le
catene. Mulhall e vari kanaka furono sollevati in aria
quando fu la volta della Malahini di subire l'urto
violentissimo.
Poi niente pi vento. Sopraggiungeva la striscia calma
volante ; una calma cos completa, quanto impensabile,
che Grief, acceso un fiammifero, lo vide ardere
senza che la fiamma fosse piegata. Si era in un buio
crepuscolo. La nuvolaglia, abbassandosi sempre pi,
sembrava ora toccare il mare.
La Roberta aveva accorciato le catene quando arriv
la seconda testa dell'uragano. Anche gli altri bastimenti
avevano riparato. Il mare, in piena furia,
bolliva e schiumava irosamente. La coperta della Malahini
vibrava sotto i piedi. Il sartiame sbatteva
con fracasso contro gli alberi, e tutta l'attrezzatura,
come percossa da potenti mani, rimbombava selvaggiamente.
Era impossibile tener fronte al vento, cio respirare
col vento in faccia, tale era la violenza della
sua corsa. Mulhall, che volle fare la prova, fu cos
percosso dall'aria da sentirsi strangolato.
-  incredibile, - grid, ma nessuno lo ud.
Hermann e vari kanaka strisciavano con mani e ginocchia
per calare la terza ancora. Grief tocc il capitano
Warfield e addit il Roberta. Essa si avvicinava
al Malahini. Mulhall grid all'orecchio di
Grief :
- Ma noi stiamo collidendo!
Grief balz alla ruota e le diede un vigoroso giro,
spostando il Malahini. La terza ancora fece presa, e
il Roberta si fiss un po' pi discosto. Fecero cenni
a Peter Gee e al capitano Robinson che con altri
marinai lavoravano alle manovre.
- Ma essa sta levando le ancore adesso! - grid
Grief. -  certo che tenta di passare.
- Vogliamo tentare, - fu gridato di l.
- Ecco l, - disse Grief, - che il Cactus si
abbatte sul Misi. Si conceranno bene!
Il Misi aveva resistito un po', poi la unione col
Cactus faceva s che le due golette legate insieme
scivolassero sulla superficie schiumosa. I rispettivi uomini
si vedevano intenti al faticoso lavoro di staccarle.
Il Roberta, colle ancore ritirate, con un pezzo di
tela incatramata teso a prua, avanzava verso il passaggio
all'estremit della laguna. La videro filare attraverso
e spingersi in mare. Ma Misi e Cactus,
legati l'uno all'altro, andarono a sbattere a riva sull'atollo
a un chilometro dal passaggio.
Il vento non fece che aumentare e continuamente
aumentare. Ci voleva tutta la forza di un uomo per
resistervi, e vari minuti impiegati a strisciare contro
esso in coperta esaurivano anche un uomo robusto.
Hermann, coi suoi kanaka, si spostava cautamente e
aggiungendo striscie di tela alle vele. Il vento strappava
i lembi non affrancati. Gli uomini si muovevano
lentamente, come se i loro corpi pesassero tonnellate,
mai lasciando una presa prima che l'altra mano fosse
affrancata. Le corde sciolte si alzavano orizzontalmente,
e si sfrangiavano alla percossa del vento.
Mulhall richiam l'attenzione dei vicini toccandoli
e indic la spiaggia. Le tettoie del tetto d'erba erano
scomparse, e la casa di Parlay tentennava in modo pauroso.
Soffiando il vento per il lungo degli atolli, la
casa era stata protetta dal folto bosco di alberi di
cocco. Ma il grossissimo mare, che la colpiva come
ariete, la minava, demolendola pezzo per pezzo. Gi
privata di sostegno dallo spostarsi della sabbia, la sua
fine era imminente. Qua e l, nel bosco degli alberi
di cocco, alcuni si erano legati agli alberi. Gli alberi
li proteggevano, perch, curvati dal fortissimo vento,
rimanevano fissi in quella posizione, pur tremando e
vibrando. Al di sotto, infuriava la schiuma bianca dei
cavalloni.
Lo stesso mare agitatissimo si vedeva per tutta la
lunghezza della laguna. In quella distesa di una diecina
di miglia aveva spazio di agitarsi e tutte le golette
ne seguivano gli urti potenti. La Malahini aveva
cominciato a scostarsi di fianco sotto le grandi ondate,
e talora il suo ponte era pieno d'acqua.
- Ecco il momento per la vostra macchina ! - url
Grief. Il capitano Warfield, strisciando dove c'era il
macchinista, grid energici comandi.
Sotto la macchina, avanzando velocemente, la Malahini
reagiva meglio. Continuava l'invasione delle
ondate, per almeno le ancore non la fissavano pi
cos pericolosamente. E d'altra parte non si potevano
allentare le catene. Il meglio che i suoi quaranta cavalli
potevano fare era di facilitare lo sforzo.
E il vento aumentava ancora. Il piccolo Nuhiva,
davanti al Malahini e pi vicino alla spiaggia, colla
macchina ancor guasta e il capitano a riva, se la passava
male. Fu seppellito cos spesso e cos profondamente
che tutti si meravigliarono di vederlo liberarsi
di nuovo dall'acqua. Alle tre del pomeriggio, sopraffatto
da un secondo cavallone prima di essere liberato
dal precedente, non ritorn pi fuori.
Mulhall guard Grief.
- Non c' pi rimedio, - disse Grief.
Il capitano Warfield indic il Winifred, piccola
Soletta, che si immergeva e riappariva. I commenti
del capitano erano portati via in parte dal vento.
- Una tinozza marcia... Le ancore tengono... ma
 un miracolo se non si sfascia... vecchia come l'arca...
Un'ora dopo, Hermann accenn ad essa. Non aveva
pi albero maestro, un gran pezzo di bordo se n'era
andato, staccato via dalle ancore. Oscillava incurvata
su un lato, immergendo sovente la punta; in tale stato
essa fu inghiottita.
Ora rimanevano cinque bastimenti, di cui soltanto il
Malahini colla macchina. Temendo il destino del
Nuhiva, o del Winifred, due di essi seguirono
l'esempio del Roberta, tirando su a forza le catene
e infilando il passaggio. La Dolly fu la prima, ma
la distruzione l'attendeva sull'orlo dell'atollo, vicino
al Misi e al Cactus. Intrepido malgrado tutte
queste scene, il Moana segu collo stesso risultato.
- Discreta macchina, eh? - chiese il capitano
Warfield al suo padrone.
Grief stese la mano e strinse quella del capitano.
- Essa si ripaga subito! - Il vento sta piegandosi verso
il sud; dovremmo quindi trovarci meglio.
Lentamente e costantemente, ma con velocit sempre
crescente, il vento si ripieg verso il sud, e allora
i tre bastimenti che erano rimasti subirono la spinta
verso la costa. I ruderi della casa di Parlay furono sollevati
e scaraventati nella laguna. Sfiorarono il Malahini,
e arrivarono fino al Papara, che si trovava
a duecento metri pi in l. Fu un lavoro feroce quello
delle onde; in un quarto d'ora della casa non c'era
pi traccia, e i suoi rottami avevano schiantato l'albero
maestro e il bompresso del Papara.
Vicino alla riva c'era il Tahaa, esile e somigliante
a un yacht; Le sue ancore tenevano ancora, ma
il suo capitano non vedendo nessuna attenuazione del
vento, si decise a recidere gli alberi.
- Una buona macchina la nostra, - disse Grief al
capitano congratulandosi. - Ci salver i nostri alberi.
Il capitano Warfield scosse la testa dubbioso.
Il mare si calm nella laguna col cambiamento del
vento, ma si cominciava a sentire la ripercussione del
mare esterno all'atollo. Gli alberi nel bosco non erano
pi molto numerosi. Alcuni erano stati spezzati, altri
sradicati. Videro un albero volar via con tre persone
legate a esso; cadde nella laguna. Due si slegarono
e nuotarono verso il Tahaa. Dopo, poco prima dell'imbrunire,
ne videro uno saltare la ringhiera di bordo
e lottare per raggiungere il Malahini attraverso
le onde schiumose.
-  Tai-Hotauri, - disse Grief. - Adesso sentiremo.
Il kanaka si attacc bene, e arriv in coperta. Lo lasciarono
fiatare, poi, dietro il riparo della cabina, con
espressioni rotte e molto a segni, disse la sua storia.
- Naril... dannato brigante... voleva rubare le perle...
uccidere Parlay... Uno uccise Parlay... non si sa
chi fu... tre kanaka, Naril, io... cinque perle... cappello...
Naril dice una perla nera... Nari mentitore... sopravvenuto
grande vento... tutti sotto l'albero... niente
fortuna colle perle... niente fortuna.
- Dov' Parlay? - grid Grief.
- Sull'albero... tre dei suoi kanaka stesso albero.
Naril e un kanaka altro albero. Mio albero volato in
acqua, io venuto a bordo.
- Dove sono le perle?
- Sull'albero insieme con Parlay. Pu darsi Naril
se le sia prese.
La storia raccontata cos pass di bocca in bocca. Il
capitano Warfield era adiratissimo, fino a disgrignare
i denti.
Hermann scese e torn con un lume, ma il vento
lo spense subito. Ebbe miglior fortuna con una lampada,
che fu accesa a gran stento.
- Una bella notte di vento! - grid Grief all'orecchio
di Milhall. - E soffia sempre forte.
- Che velocit?
- Cento miglia all'ora... duecento... non so... pi
rapido di quanto io abbia mai visto.
La laguna diventava sempre pi mossa per il riflesso
del mare che penetrava attraverso l'atollo. Centinaia
di leghe d'oceano erano agitate dall'uragano, che sorpassava
di gran lunga in effetti il fenomeno del flusso.
Appena il flusso cominci ad alzarsi, l'aumento del
moto del mare fu subito sensibile. Luna e vento corrugavano
il Pacifico del Sud all'altezza dell'atollo Hikinoho.
Il capitano Warfield torn da una delle sue solite
ispezioni all'ambiente delle macchine dicendo che il
macchinista era svenuto.
- Non posso ammettere che quella macchina si
fermi, - concluse scoraggiato.
- Bene! - disse Grief. - Portatelo in coperta, e
io lo sostituir.
Si accedeva alla sala delle macchine attraverso un
angusto passaggio dalla cabina. Vi erano calore ed esalazioni
di gas soffocante. Grief fece un rapido esame
a macchina ed attrezzamento, poi spense la lampada
ad olio. Prefer lavorare al buio, al solo bagliore di
fiammiferi di durata. Col suo temperamento tranquillo
si accorse presto che costava uno sforzo grande il servire
quel mostro meccanico che faticava, ansava e
soffiava al buio. Nudo fino alla cintola, cosparso di
grasso e olio, ammaccato e spelato per gli scuotimenti
del bastimento in continuo sobbalzo, colla testa
annebbiata dalla miscela di aria e gas che doveva per
forza respirare, egli fatic un'ora dopo l'altra, accomodando,
alimentando, benedicendo la macchina e
imprecando contro di essa. L'accensione cominci ad
andar male. L'alimentazione peggior. Poi, sfortuna
maggiore, i cilindri cominciarono a riscaldarsi. In un
consulto tenuto nella cabina, il macchinista meticcio
chiese e peror di arrestare la macchina per mezz'ora
al fine di raffreddarla e di provvedere alla circolazione
dell'acqua. Il capitano Warfield era contro il fermare.
Il meticcio giur che la macchina si rovinerebbe e che
meglio era fermarla. Grief, con occhi lucidi per l'eccitazione,
insudiciato, contuso, diede i propri ordini.
Mulhall, il capo-ciurma e Hermann furono messi nella
cabina a preparare la gasolina. Si fece un foro attraverso
il pavimento della stanza delle macchine, e un
kanaka vers acqua di onda viva schiumosa sui cilindri,
mentre Grief continuava a lubrificare i pezzi mobili
con olio.
- Non sapevo che foste un pratico di meccanica, -
disse ammirando il capitano, quando Grief venne
nella cabina a respirare una boccata d'aria meno impura.
- Io mi bagno nella gasolina, io la mangio, - rispose
Grief scricchiolando i denti.
Gli altri usi che egli facesse della gasolina non 
detto, perch in quel momento tutti gli uomini che
c'erano in cabina, finita la preparazione della gasolina,
furono scaraventati in avanti, contro la parete
del cassero, poich la Malahini fece un improvviso
e profondo tuffo. Per cinque minuti, oltre non potersi
rialzare, rotolarono in ogni senso, lanciati, percossi da
parete a parete. La goletta, innondata da tre grandi
cavalloni, crocchiava, tremava, muggiva, ed era attutita
dal peso dell'acqua in coperta. Grief strisci verso
la macchina, mentre il capitano colse a volo il momento
di ritornare in coperta.
- Mezz'ora dopo ritorn in cabina e alle macchine.
- Il battello di salvataggio  andato! - rifer. -
Anche il resto, tutto andato, meno la coperta e i boccaporti!
E se la macchina non avesse funzionato, anche
noi saremmo andati. Avanti con quel lavoro salvatore!
Verso mezzanotte, il macchinista si sentiva testa e
polmoni schiariti dalle esalazioni dei gas per dare il
cambio a Grief, che sal su coperta a ristorare pure
testa e polmoni. Si un agli altri che stavano accoccolati
dietro la cabina, attaccati alla nave e legati con
funi. Essi formavano un mucchio curioso, poich era
l'unico posto di rifugio per i kanaka. Alcuni avevano
accettato l'invito del padrone, ma erano stati scacciati
dalle esalazioni. La Malahini veniva sovente immersa
e inondata e ci che essi respiravano era una
miscela di aria e acqua.
- Mulhall,  un tempo infernale! - grid Grief al
suo ospite fra un'immersione e l'altra.
Mulhall, soffocato, non pot che accennare col capo.
Gli imbrinali non riuscivano a lasciar sfuggir via tutta
l'acqua che si rovesciava in coperta. Essa scorreva fuori
da una parte ed aumentava dall'altra; certe volte
la povera nave si rizzava fino a puntare la prua verso
il cielo; allora l'acqua la percorreva come valanga,
spazzava i passaggi, si rovesciava sulla cima della cabina,
sommergendo ed ammaccando quelli che vi stavano
attaccati.
Lo vide per primo Mulhall, e lo addit a Grief.
Era Naril Herring, che si teneva aggrappato in un
punto dove la debole luce della cabina diradava la
tenebra. La sua faccia era atteggiata a collera. Lo
videro parlare, ma il vento spense ogni suono. Il capitano
era restio ad avvicinare l'orecchio alla bocca di lui
per ascoltarlo. Invece, tese il dito verso la spiaggia.
Naril Herring cap. Gli si dipinse sul volto un ghigno
beffardo, si alz, imponente e scultorio.
- Assassino! - Mulhall grid verso Grief.
- Ha assassinato il vecchio Parlay! - grid di
rimando Grief.
In questo istante la poppa non era inondata e la
Malahini era in posizione normale. Naril fece un
audace tentativo di avvicinarsi alla ringhiera, ma fu
atterrato dal vento. Poi strisci, scomparendo nella
oscurit, bench fosse a tutti certo che era .caduto fuori
di bordo. La Malahini ebbe un tuffo, e quando
usc dall'acqua Grief si avvicin all'orecchio di Mulhall.
- Non bisogna perderlo!  il pescatore di Tahiti!
Egli vuole attraversare la laguna e raggiungere l'altra
riva dell'atollo, se pure l'atollo c' ancora.
Cinque minuti dopo, in un altro scroscio d'ondata,
un ammasso di corpi si rovesci su loro in cima alla
cabina. Essi li afferrarono e li portarono gi e l li
riconobbero. Il vecchio Parlay era steso sul pavimento
sul dorso, occhi chiusi e immoto. Gli altri due erano
i suoi cugini kanaka. Tutti e tre nudi e insanguinati. Il
braccio di uno dei kanaka pendeva inerte e rotto.
L'altro sanguinava da una mostruosa spaccatura.
-  stato Naril, no? - domand Mulhall.
Grief scosse la testa.
- No!  una ferita di urto in coperta o nel crollo
della casa.
Improvvisamente qualche cosa cess, instillando in
tutti una grave sospensione. Era difficile rendersi conto
che il vento fosse cessato. Era invece cessato, come
tagliato netto da una lama. La goletta rullava e si immergeva,
facendo risuonare le ancore con uno scroscio
che sentivano per la prima volta. Cos pure udirono
per la prima volta l'acqua rovesciarsi sulla coperta.
Il macchinista disinnest l'elica e rallent la
macchina.
- Ci troviamo nel centro morto, - disse Grief. -
Avremo ancora dei momenti duri. - Guard il barometro
e lesse: 29,32.
Si accorse di poter moderare la voce, abituata a gareggiare
col fragore del vento, tanto essa risuonava ora
nell'improvvisa quiete.
- Ha tutte le costole spezzate, - disse il capociurma,
tastando il corpo di Parlay. - Respira ancora,
ma non c' rimedio.
Il vecchio Parlay gemeva; mosse un braccio con
sforzo ed apr gli occhi. Si accorsero che li riconosceva.
- Miei valorosi signori, - bisbigli a fatica.
- Non dimenticate... l'asta... alle dieci... all'inferno.
Gli si chiusero gli occhi e la mascella inferiore accenn
a cadere, ma egli domin l'opera di dissoluzione
abbastanza per evitare lo spettacolo mostruoso.
Al di sopra e al di sotto infuriava l'uragano. Si
ricominciava a sentire l'urlo potente del vento. La
Malahini, urtata di fianco, fu quasi compressa gi
completamente. L'elica fu innestata di nuovo e la macchina
riprese il moto, rimettendo la nave in buona posizione rispetto al vento.
- Verso nord-ovest - grid il capitano a Grief quando ritorn in coperta.
- Naril non potr certo attraversare la laguna adesso! - osserv Grief.
- Allora egli ritorner dalla nostra parte, sinistro augurio.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Superato l'epicentro, il barometro inizi la discesa.
Il cadere del vento fu rapido come era stato il suo
sopravvenire. Quando non era pi che un soffio, la
macchina si sollev in aria, divise le lastre cui era
affrancata con un ultimo sferzo convulsivo dei suoi
quaranta cavalli, e cadde sul fianco. Un'ondata fischi
come friggesse intorno ad essa, e il vapore si alz in
colonna come nuvola. Il macchinista gemette allo spettacolo
doloroso, ma Grief gett uno sguardo affettuoso
al rottame e pass alla cabina a forbirsi via dal petto
e dalle braccia il grasso con batuffoli di cotone.
Il sole splendeva e la pi delicata delle brezze estive
spirava quando egli riapparve in coperta, dopo aver
cucito la spaccatura del kanaka e fissato il braccio dell'altro.
La Malahini giaceva a contatto colla riva.
Hermann e la ciurma stavano ritirando e districando
le ancore. Il Papara e il Tahaa erano andati, e il
capitano Warfield, col canocchiale, stava esplorando l'altro lato dell'atollo.
- Non  rimasto un albero di esse, - disse. - Ecco
cosa significa non aver macchina. Devono essere state
trascinate oltre prima che venisse il sommo della violenza.
A terra, dove c'era stata la casa di Parlay, non
ce n'era la minima traccia. Per cento metri, dove il
mare aveva infuriato, non un albero, non un cippo.
Pi lungi c'era qualche rara palma, e moltissime erano
state strappate dal suolo. Nel fogliame di una palma
superstite, Tai-Hotauri asseriva di veder muovere qualche
cosa. Il battello della Malahini era andato
perduto; si vide Tai-Hotauri nuotare a riva e arrampicarsi sull'albero.
Quando torn, aiutarono a scavalcare la ringhiera
una ragazza nativa dell'ambiente di Parlay. Prima di
tutto per essa porse loro un cesto tutto pesto. C'era
dentro una covata di gattini ciechi, tutti morti, meno
uno che miagolava debolmente e barcollava sulle gambe.
-  tutto qui? - disse Mulhall.
Lungo la spiaggia si vide un uomo che passeggiava.
Si spostava di tanto in tanto, come uno che fa una passeggiata mattutina. Il capitano digrign i denti.
Era Naril Herring.
- Ol, padrone! - grid Naril, quando fu di fronte a loro. - Permettete che venga a bordo a far colazione?
Al capitano Warfield si gonfiarono faccia e collo, mentre diventavano color porpora. Tent di parlare, ma soffocava.
- Per cinquanta centesimi... per cinquanta centesimi...
- non seppe pronunciare altro.
...
.
...
FINE.